INDAGINE SUGLI SPRECHI

Dalla produzione al consumo, ogni anno in Italia 5,6 milioni tonnellate di cibo prodotto in eccedenza

Secondo una ricerca condotta da Istituto Green Bocconi per conto di Metro Italia, il 57% di queste eccedenze è generato dalla prima parte della filiera: produttori, distributori e operatori della ristorazione; il 43% dai consumatori finali

di An.C.

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(Feng Yu - stock.adobe.com)

Secondo una ricerca condotta da Istituto Green Bocconi per conto di Metro Italia, il 57% di queste eccedenze è generato dalla prima parte della filiera: produttori, distributori e operatori della ristorazione; il 43% dai consumatori finali


3' di lettura

Ogni anno in Italia sono 5,6 milioni le tonnellate di cibo prodotto in eccedenza lungo tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione al consumo finale. Il 57% di queste eccedenze è generato dalla prima parte della filiera: produttori, distributori e operatori della ristorazione; il 43% dai consumatori finali. È quanto mette in evidenza una ricerca condotta da Istituto Green Bocconi per conto di Metro Italia e presentata oggi, 14 gennaio, alla Camera dei Deputati.

Dall’indagine, che si basa sulle indicazioni fornite da un campione di 1.131 consumatori (il 73% va a mangiare in pizzeria, il 51% in ristoranti in cui si paga meno di trenta euro a persona) viene fuori che le donne lasciano il cibo più frequentemente rispetto agli uomini, mentre non sono state riscontrate differenze nei gruppi di età.

Lo spreco
«Secondo i risultati emersi dalla ricerca, che ha visto coinvolti e messo a confronto ristoratori e clienti in tutta Italia, si stima che nei ristoranti italiani si gettino tra i 3 e i 5 sacchi a settimana di rifiuti organici - ha spiegato Fabio Iraldo, docente all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e direttore scientifico Istituto Green Università Bocconi - uno spreco percepito dai ristoratori – nell’84% dei casi - come un costo e/o una perdita, e che secondo l’89% dei consumatori finali incide negativamente sul conto presentato a fine pasto».

IL 48% DEL CAMPIONE DI RADO NON TERMINA IL CIBO ORDINATO

Fonte: ricerca Istituto Green Bocconi per conto di Metro Italia

IL 48% DEL CAMPIONE DI RADO NON TERMINA IL CIBO ORDINATO

Da un terzo dei ristoratori iniziative
Un terzo dei ristoratori intervistati ha sviluppato iniziative per ridurre gli sprechi all’interno del locale. Tra le iniziative più diffuse, ci sono processi di minimizzazione degli scarti in cucina, attrezzature per la migliore conservazione dei cibi, ottimizzazione degli acquisti, revisione del menù in ottica antispreco, possibilità di scelta per il cliente di porzioni alternative e ridotte, doggy bag e cibo da asporto. Nel caso della doggy bag, si rilevano ancora resistenze alla diffusione di questo strumento, da parte dei ristoratori e dei clienti. Ad esempio, facendo eccezione per le Regioni del Nord-ovest dove se ne registra un ampio utilizzo, nel resto d'Italia sono poco richieste con diverse motivazioni: cibo non gradito (68%), imbarazzo (55%), poca praticità (67%). Di certo la stragrande maggioranza dei consumatori (92%) vorrebbe che le eccedenze delle cucine fossero donate a persone che ne hanno bisogno.

La legge “antisprechi”
Nel 2016 è entrata in vigore la legge 166 cosiddetta “antisprechi”. L’obiettivo era limitare gli sprechi, promuovendo allo stesso tempo la redistribuzione delle eccedenze alimentari e farmaceutiche per fini di solidarietà sociale destinandoli a chi ne ha più bisogno. Dal 2018 è stato ampliato il paniere dei beni donabili che beneficiano delle agevolazioni fiscali e delle disposizioni introdotte: oltre agli alimenti e ai farmaci, possono essere donati articoli di medicazione, i prodotti per la cura e l’igiene della persona e della casa e quelli di cartoleria e cancelleria. Estese inoltre le agevolazioni fiscali alle donazioni a favore di tutti gli enti del Terzo Settore che si iscriveranno nel Registro unico nazionale, incluse cooperative e imprese sociali. La donazione non si considera “cessione” ai fini fiscali e dunque non genera ricavi, consentendo, quindi all’impresa di dedurre tutti i costi ai fini Iva, le operazioni sono equiparate a quelle di distruzione dei beni: nessuna imposta sulle merci in uscita, mentre è riconosciuta la detrazione dell'Iva assolta a monte.

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