I fondi europei

Dalla ricerca all’impresa con gli 11 miliardi del Pnrr

Ricerca e industria. Il ministro Messa: l’Italia «deve tornare ad essere più attrattiva per i ricercatori». Il ministro per il Sud Carfagna: investimenti forti su alta velocità, treni regionali, stazioni, porti e Zes

di Carmine Fotina e Claudio Tucci

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3' di lettura

Un legame più stretto con il mondo delle imprese, in primis con le Pmi, per spingere innovazione e ricerca. Orientare, di più e meglio, «fin dalla fase iniziale della formazione» verso le discipline tecnico-scientifiche, Stem, soprattutto per quanto riguarda l’informatica, che attrae ancora troppe poche donne. E, in vista dell’imminente legge di bilancio, un piano di nuove assunzioni per potenziare università e ricerca.

Un budget da 11 miliardi

Mentre oggi a palazzo Chigi si iniziano a tratteggiare le linee sugli investimenti targati Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), 11 miliardi complessivi per la connessione tra ricerca e impresa, con l’obiettivo, anche, di creare “ecosistemi dell’innovazione” (1,3 miliardi) e partenariati, solo per fare qualche esempio. Insomma, l’Italia «deve tornare ad essere più attrattiva per ricercatori e studenti», è il messaggio lanciato, in apertura, ieri, della giornata conclusiva del Summit Made in Italy, organizzato dal nostro giornale assieme a Ft e Skytg24, dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa.

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In mattinata, dai microfoni di Radio24, la ministra Messa aveva iniziato a tratteggiare le prossime mosse: «Abbiamo fatto calcoli basandoci sul numero dei docenti rispetto al numero di studenti - ha spiegato Messa -. Abbiamo un gap da colmare di almeno 30mila persone, ricercatori e personale amministrativo e tecnico, aggiuntivi rispetto al turn over del 100%. Ogni anno c’è un turnover tra i 1.500 e i 2.000 fra docenti e ricercatori. Se mettiamo insieme tutto, comprese le risorse per il turnover, alla fine dei cinque anni sono circa 2 miliardi di euro. Nella manovra di quest’anno siamo un po’ meno pressanti, la richiesta è intorno ai 200 milioni, perché grazie al precedente ministro, Gaetano Manfredi, abbiamo fatto un piano straordinario dei ricercatori B che non si è ancora concluso».

Il calo del numero dei ricercatori

Un’altra sfida, ha aggiunto la ministra Messa, è intervenire sul calo del numero dei ricercatori sia negli atenei sia negli enti di ricerca che va avanti dal 2008. «Il problema non è andare all’estero, ma tornare quando possibile - ha detto la titolare del Mur -. Un ricercatore ha bisogno di poter accedere in modo competitivo ai fondi di ricerca. La ricerca va programmata. E poi bisogna valorizzare, anche dal punto di vista economico, i laureati». Negli ultimi cinque-sei anni, ha riconosciuto Messa, «l’università si è molto aperta al mondo dell’impresa, ma dobbiamo continuare a lavorare su questo rapporto. E, sul gender gap, c’è da lavorare anche sul post-laurea per avere salari equiparati, a parità di diploma di laurea».

Gli Ecosistemi per l’innovazione

Sulla ricerca, in chiave Mezzogiorno, una novità recente è rappresentata dall’avviso pubblicato dall’Agenzia per la coesione per la manifestazione di interesse a realizzare una proprio una serie di “Ecosistemi per l’innovazione”, 350 milioni fino al 2026 dal Recovery plan, nelle regioni meridionali. Di infrastrutture e servizi ai cittadini invece, in particolare, ha parlato ieri il ministro per il Sud Mara Carfagna. «Con il Pnrr investiamo oltre 14 miliardi nelle infrastrutture materiali e altrettanti in quelle immateriali. C’è un investimento forte fatto su alta velocità, treni regionali, stazioni ferroviarie, porti, Zone economiche speciali». Due giorni fa, in occasione di un convegno organizzato dal gruppo Azimut, Carfagna ha posto l’accento sulla dote di 1,2 miliardi per le aree retroportuali e sul tentativo di rivitalizzare le Zes attraverso i maggiori poteri conferiti ai commissari straordinari e i 630 milioni per le infrastrutture di collegamento.

Il ministro ha poi ricordato il passaggio che la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza riserva ai livelli essenziali delle prestazioni. L’effetto, dice, sarà per il Sud portare in tutti i Comuni gli asili nido a una percentuale del 33% contro l’attuale 13%, mentre nelle regioni del Nord siamo già oggi oltre quella quota. Puntiamo inoltre ad avere 1 assistente sociale ogni 6.500 abitanti e verrà potenziato il trasporto di studenti disabili nelle scuole».

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