NON SOLO MES

Dalla riforma dei decreti sicurezza al memorandum con la Libia, il dossier migranti torna a dividere la maggioranza

Pressing del Pd per cambiare in tempi stretti i provvedimenti, sulla base dei rilievi del Presidente della Repubblica. M5s per ora chiude

di Andrea Carli

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Pressing del Pd per cambiare in tempi stretti i provvedimenti, sulla base dei rilievi del Presidente della Repubblica. M5s per ora chiude


4' di lettura

Non ci sono solo i venti di scissione che soffiano sui Cinque Stelle, con la polemica a distanza tra il padre fondatore Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, a scuotere la maggioranza M5s, Pd, Italia Viva e Leu che sostiene il Conte due. C’è anche un altro dossier, rimasto sotto traccia, a covare sotto la cenere durante i circa tre mesi di lockdown a seguito dell’emergenza Covid-19. È il nodo migranti.

Un “nervo scoperto”. Così come accade con il Mes, con la gran parte delle forze di maggioranza a chiedere l’adesione al Fondo salva Stati per finanziare le misure per la sanità e i Cinque Stelle a frenare, anche sul dossier migranti Pd , Italia Viva e Leu premono per cambiare i decreti sicurezza approvati durante il Conte uno, quando M5s era al governo con la Lega e Matteo Salvini era ministro dell’Interno. I pentastellati per ora chiudono.

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Gli sbarchi sono ripresi. A maggio sono stati 1.654, il doppio dello stesso mese del 2019 (782). Mentre ad aprile (ancora in piena emergenza coronavirus) sono stati 671, a fronte di 255 dell'anno precedente.

Il Pd: accelerare sul superamento dei decreti Salvini

E se il presidente del Consiglio ha negato che sulla modifica dei decreti sicurezza sia a rischio la tenuta della maggioranza, fonti presenti all’ultimo consiglio dei ministri - proprio quello che ha dato il via libera al contratto per la vendita all’Egitto di fregate italiane nononostante la posizione molto poco collaborativa del Cairo nelle indagini sull’omicidio di Giulio Regeni - hanno riferito di un dibattito acceso, con il capodelegazione Dem Dario Franceschini a chiedere un’accelerazione sul dossier. Quei provvedimenti, è il messaggio del Pd, vanno cambiati, e in fretta.

La proroga del Memorandum con la Guardia costiera libica

Se poi si considera che il memorandum firmato nel 2017 con la Guardia costiera libica, e più volte finito sotto la lente delle organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti dei migranti, è stato prorogato automaticamente dall’esecutivo, alle stesse condizioni, si capisce quanto il dossier tocchi i nervi scoperti dell’elettorato Dem. Nelle prossime settimane sarà all’esame del parlamento il decreto che rifinanzia le missioni internazionali (nel provvedimento anche le risorse per la Guardia costiera libica).

I timori dei Cinque Stelle

Il Pd chiede pertanto discontinuità nell’approccio politico fin qui adottato. I Cinque Stelle frenano, nella convinzione che l’adozione di regole meno stringenti possa da una parte esporre il fianco del Movimento alle critiche di Lega e Fratelli d’Italia; dall’altra essere letta come sconfessione dell’esperienza di governo precedente, e delle soluzioni che quella compagine ha proposto. A mediare tra Pd e Cinque stelle, l’ala del Movimento vicina al presidente della Camera Roberto Fico.

La ministra Lamorgese ha da tempo pronta una proposta

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha già pronto un progetto, che è rimasto congelato con lo scoppio dell’emergenza coronavirus. «Il lavoro fatto dal Viminale già prima del Covid» sulla revisione dei decreti sicurezza firmati da Matteo Salvini, ha sottolineato in occasione di un recente question time al Senato, «può essere ripreso con modalità individuate dal Governo in un contesto meno caratterizzato dall’emergenza». Il piano di revisione parte dai rilievi espressi dal capo dello Stato. Nella lettera inviata a Conte e ai presidenti della Camera e del Senato la scorsa estate Mattarella ha accompagnato la promulgazione del decreto sicurezza bis voluto da Matteo Salvini con alcuni rilievi. I Dem chiedono modifiche sostanziali: reintroduzione della protezione umanitaria, degli Sprar e della rete di accoglienza dei Comuni, un colpo di spugna alla possibilità di comminare multe alle navi delle ong che salvano i migranti in mare. I Cinque Stelle sono disponibili a ritocchi, ma dicono no a uno stravolgimento totale dei provvedimenti salviniani.

Tempi stretti per la proposta della Commissione Von der Leyen

E mentre in Italia si assiste al braccio di ferro tra le forze politiche di maggioranza sulle strategie di gestione dei flussi migratori, in Europa continua la partita per cambiare il regolamento di Dublino, per il ricollocamento obbligatorio da parte di tutti paesi Ue delle persone salvate in mare, per un sistema che riconosca agli Stati di bandiera la responsabilità delle iniziarive delle Ong. Il rischio che durante la bella stagione aumentino gli arrivi ha spinto il governo italiano a chiedere alla Commissione europea nuove regole, a cominciare da un sistema di redistribuzione dei richiedenti asilo. La commissione Von der Leyen punta a ottenere ciò che quella Juncker non è riuscita a ottenere, ovvero il superamento del principio del Paese di primo ingresso che, stando al regolamento di Dublino, è responsabile su chi sbarca. La trattativa con il blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) è partita. Una proposta della Commissione sarebbe dovuta arrivare nei primi mesi dell’anno, ma il Covid-19 ha congelato tutto. Bruxelles punta a presentare tra giugno e luglio una proposta di riforma. Il fatto che dal primo luglio la Germania assumerà la presidenza di turno dell’Ue potrà giocare a favore del raggiungimento di un’intesa. La partita si intreccerà con quella per il Recovery fund da 750 miliardi, che sarà sul tavolo della riunione dei Capi di Stato e di Governo europei già questa settimana.

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