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Dalla riforma dello sport al Mes, tutte le ultime frizioni nel M5S

Ancora non è stato digerito dall’ala ortodossa M5S il ridimensionamento dei pentastellati nei vertici delle commissioni parlamentari

di Andrea Marini

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Ancora non è stato digerito dall’ala ortodossa M5S il ridimensionamento dei pentastellati nei vertici delle commissioni parlamentari


2' di lettura

Dalla riforma dello sport, passando per la risoluzione sul Mes e la partita delle presidenze di commissioni di Camera e Senato. Si fanno sempre più numerosi gli attriti all’interno del Movimento 5 Stelle, tra l’ala contiana-governativa e quella degli ortodossi, che parlano di tradimento dei valori originari del movimento a vantaggio dell’intesa con il partito democratico. Un crescendo di tensioni che preoccupa tutto il governo, visto che il M5S resta l’architrave che regge l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte

La riforma dello spot

Ultime in ordine di tempo ci sono le tensioni sulla riforma dello Sport voluta dal ministro pentastellato competente Vincenzo Spadafora, con le minacciate dimissioni di quest’ultimo. Il caso è scoppiato con la lettera firmata dal direttivo, con cui, di fatto, i vertici parlamentari del M5S hanno detto “no” alla riforma. Il nodo è l’attuale numero uno del Coni Giovanni Malagò. Quest’ultimo è un “avversario” storico di Alessandro Di Battista e, dell'ala ortodossa del Movimento. E la riforma pensata nel governo Conte I, quando la delega allo Sport era di Giancarlo Giorgetti, puntava ad un drastico ridimensionamento del Coni, con il rafforzamento della società Sport e Salute. Una mossa non gradita a Iv e Pd, i nuovi partner di governo. Spadafora ha mediato, scontentando, alla fine proprio il M5S.

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Il ridimensionamento m5S nelle commissioni

Ancora non è stato digerito dall’ala ortodossa pentastellata quello che viene considerato un ridimensionamento del M5S nelle presidenze di commissioni parlamentari, scende da 9 a 7 a vantaggio di Iv e Pd, che hanno preso le caselle cruciali nella gestione della politica economica del governo. In primis non è stata digerita l'elezione alla guida della commissione Finanze della Camera del deputato di Iv Luigi Marattin (in passato molto critico con il M5S), blindata con la “sostituzione forzata di dieci deputati M5s” che si opponevano a quel nome.

La risoluzione sul Mes

Non è piaciuto all’ala ortodossa del M5s il passaggio della risoluzione sul Piano nazionale di riforma approvata dal Senato il 29 luglio che di fatto apriva un varco al Mes. E sebbene i vertici abbiano rassicurato che la linea resta per il “No”, il sospetto tra diversi parlamentari è che ci si stia preparando a far passare il “Si' “. Il problema e' che per far partire la richiesta dei fondi del Mes potrebbe servire la maggioranza assoluta, dal momento che il prestito farebbe crescere il debito. Una mina pronta a scoppiare a settembre.

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