gli scontri nel movimento

Dalla rivalità Raggi-Lombardi al caso De Vito, tutte le faide nel M5S romano

di Andrea Gagliardi


I casi giudiziari dell'amministrazione capitolina, da Marra a De Vito

4' di lettura

Marcello De Vito, arrestato per corruzione, presidente del consiglio comunale di Roma, è una delle figura di primo piano del M5S a Roma. Espulso seduta stante dal capo politico M5s Luigi Di Maio senza nemmeno passare dai probiviri, De Vito è vicinissimo alla ex deputata Roberta Lombardi (rivale storica della sindaca Virginia Raggi), “ortodossa” della prima ora, radicata tra attivisti di base e amministratori locali.

Lombardi, che non ha rilasciato commenti dopo l’arresto di De Vito, è stata la candidata per il M5s alla presidenza della Regione Lazio nel marzo 2018. Ed è stata la prima capogruppo del Movimento alla Camera. Per tutta la sua carriera politica si è concentrata in particolare sui temi del lavoro («sono stata a fianco dei lavoratori Tim e Alitalia, o dei call center» ricordava nella breve biografia legata alla sua candidatura) ma anche del diritto alla casa.

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Lo scontro Lombardi-Raggi
Ed è in particolare nel Lazio e a Roma, la sua città, che Lombardi ha lavorato, sopra e sotto traccia, consolidando la sua autorevolezza. Senza alcuna remora a entrare in conflitto con l’altra esponente di spicco pentastellata romana, la sindaca di Roma Virginia Raggi, i cui rapporti con i vertici del M5s restano tiepidi. Alla vigilia della sentenza nel processo sulle nomine del Comune di Roma, sembrava che l’intenzione dei vertici, in caso di condanna, era infatti di “scaricare” Virginia, come hanno fatto con De Vito, chiedendo il ritorno alle urne. Poi l’assoluzione ha fatto rientrare la crisi. Ma altra tensione si è registrata quando Raggi, insieme al sindaco di Livorno Filippo Nogarin e alla sindaca di Torino Chiara Appendino si è schierata per il sì al processo al vicepremier leghista Matteo Salvini sul caso Diciotti («Io un processo l'ho affrontato a testa alta e sono stata assolta. Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali»), provocando l’irritazione di Di Maio.

Della prima cittadina, Lombardi è considerata la rivale interna più accesa già dai tempi della sua candidatura al Campidoglio, quando prevalse sul 'suo' Marcello De Vito, “ricompensato” con il posto chiave di presidente dell’Assemblea capitolina. E “lombardiano” è considerato anche il capogruppo M5s in Aula, Paolo Ferrara. Non a caso tra le prese di posizione più dure oggi sul caso De Vito c’è proprio quella della sindaca («Nessuna indulgenza per chi sbaglia. Ho dichiarato guerra alla corruzione e respinto i tentativi di chi vuole fermare l'azione di pulizia che portiamo avanti. Qui non c'è spazio per ambiguità»).

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Il «virus» che ha infettato il Movimento
Quando Lombardi si candidò alle regionarie nell’ottobre 2017, lo scambio di battute con Raggi fu gelido: «Una candidatura come tante» disse la sindaca. «Tutti siamo necessari e nessuno indispensabile» la replica della deputata. E fu sempre lei, la 'Faraona', come è soprannominata, che definì l’ex stretto collaboratore della sindaca Raffaele Marra, condannato per corruzione, «il virus che ha infettato il Movimento» nel pieno della bufera che investì il Campidoglio.

Marra è stato l’eminenza grigia del Campidoglio, l’uomo forte nel M5S di Roma nella prima fase della Giunta di Virginia Raggi. Il suo presunto ruolo illecito nell’amministrazione è stato certificato da una sentenza del Tribunale di Roma. Marra, condannato in primo grado per la presunta corruzione dell'immobiliarista Sergio Scarpellini, è indagato anche per abuso d'ufficio nella nomina del fratello, Renato, alla direzione Turismo del Campidoglio.

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La faida interna alla Regione
Alle regionarie del 2017 erano candidati, oltre alla deputata Lombardi (che le vinse) anche i consiglieri regionali Davide Barillari e Valentina Corrado. Lombardi ebbe l’appoggio, tra gli altri, di Alessandro Di Battista. Con tanto di faida interna. Barillari accusò infatti Corrado di aver boicottato, in Regione, le sue iniziative sulla sanità. Corrado, considerata la candidata più vicina alla sindaca Virginia Raggi, finì nella bufera insieme al sindaco di Pomezia Fabio Fucci, a cui era politicamente legata, per via di alcune mail inviate agli attivisti che spingevano la sua candidatura: una pratica, quella delle 'cordate', condannata però dal M5s, che mise la questione nelle mani dei probiviri.

Il passo indietro nel minidirettorio romano
Nel luglio 2016, a un mese dall’insediamento della sindaca, Lombardi lasciò poi lo «staff» romano, ossia il minidirettorio M5s chiamato a supportare Virginia Raggi. Lo fece negando liti o incomprensioni e annunciando il suo contributo «esterno». Eppure il passo indietro arrivò dopo un lungo braccio di ferro. Iniziato con la sponsorizzazione come sindaco, da parte di Lombardi, dell'ex consigliere pentastellato De Vito. E proseguito con lo scontro sul capo di gabinetto, con Raggi decisa a sostenere la nomina dell'ex consigliere M5s Daniele Frongia e Raffaele Marra suo vice, ma poi costretta a desistere.

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