Previsioni occupazionali

Dalla sanità al digitale alla ricerca: dove corre il lavoro del futuro

In base al Report Alteredu la pandemia ha ridefinito settori, figure e competenze

di Serena Uccello

Lavoro: nel 2020 tiene l'occupazione, ma crollano i salari

3' di lettura

La sanità come settore, il digitale come competenza trasversale, la formazione come specializzazione in cui matureranno inedite figure. Sono questi i tre ingredienti fondamentali del fabbisogno occupazionale per i prossimi anni, almeno fino al 2024.

A lanciare questo tipo di previsione è la startup specializzata nella formazione digitale Alteredu che ha incrociato da un lato i numeri del rapporto Excelsior Unioncamere-Anpal, dall’altro quanto emerge dal proprio osservatorio, cioè dalla domanda di formazione (circa 500 i corsi online certificati) degli utenti.

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L’obiettivo - narrato nel report che è anche un ebook dal titolo “Il lavoro del futuro” - è fornire «previsioni sul fabbisogno occupazionale in un orizzonte a medio termine» per «permettere ai professionisti e agli studenti scelte formative pensate tenendo conto dei dati relativi alla maggior parte dei settori economici».

COME CAMBIA LO SCENARIO
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Sullo sfondo, fortissimo quanto inevitabile, il condizionamento della pandemia che - va da sé - ha determinato la morte di alcuni settori, quindi di alcune specializzazioni, e la crescita di altri comparti con la maturazione di nuove competenze. «La pandemia che stiamo vivendo ha fatto sì che aumentasse la domanda di competenze nel mondo socio-sanitario, ma è fondamentale per noi riflettere su quali saranno le skill richieste dal mondo del lavoro nel lungo termine», spiega Giuseppe Cofone, co-founder di Alteredu.

E se questa è una conseguenza quasi inevitabile, visto questo momento, quali sono invece i trend meno evidenti? E qui entra in gioco la digitalizzazione: «Ci sarà un crescente bisogno di professionisti dalle competenze sempre più specifiche e tecniche. La richiesta di questo elevato standard di specializzazione è dovuta alla crescente espansione delle tecnologie di intelligenza artificiale e automazione industriale», si legge infatti nel report.

I numeri

L’analisi parte da un dato macro: nel quinquennio 2019-2014 «il sistema economico e del lavoro italiano si è trovato e si troverà a sostituire circa 2,5 milioni di occupati per raggiungimento dell’età pensionabile e in minor percentuale per altre questioni.

A fronte di questi cambiamenti è previsto che il fabbisogno occupazionale al quale si assisterà alla fine del quinquennio vedrà un numero di nuovi lavoratori compresi tra 1,9 e 2,7 milioni».

Ora, all’interno di questo importante turn over, è possibile evidenziare quali saranno le tendenze numericamente e qualitativamente più rilevanti? Il modello di previsione usato «prende in considerazione gli occupati medi annui per ogni livello settoriale e fornisce quale sarà l’evoluzione fino al 2024.

Servendosi di un modello di tipo Var (Vector autoregressive model) è possibile comprendere quali sono le variazioni della domanda di lavoro. Attraverso un calcolo matematico che identifica l’occupazione come funzione della produzione e retribuzione è possibile capire in che modo si evolveranno i dati occupazionali».

Il risultato determina così questa fotografia, in parte già acquisita, in parte di prospettiva, visto che si tratta del periodo 2020-2024: nell’ambito della formazione e della ricerca è stato stimato un fabbisogno di circa 245mila unità, il settore scienze della salute richiederà circa 213mila nuovi professionisti e tecnici.

Segue la richiesta di personale qualificato nelle attività commerciali con circa 175mila nuovi dipendenti, quella di professionisti tecnici nelle attività finanziarie e amministrative (162mila dipendenti) e infine gli specialisti delle scienze sociali ed umane, con 137mila unità.

Figure e competenze

Quanto alle nuove figure, il futuro sarà il tempo dell’avatar per l’insegnamento, e sarà sempre più imprescindibile l’unione tra formazione, cultura e tecnologia. Spazio anche a nuove carriere come quella del category manager, un esperto che usa strategie utili per mettere al centro il consumatore, e l’e-commerce manager, figura in grado di definire le strategie di marketing dell’azienda in relazione agli obiettivi commerciali.

Infine, non basterà sapere, sarà sempre più funzionale anche il modo in cui si sa, vale a dire lo sviluppo di quattro soft skills: personal branding (la capacità di far conoscere meglio le proprie competenze sia all’interno dell’azienda che fuori); la curiosità intesa come strumento per comprendere l’intelligenza artificiale e la tecnologia del machine learning; la capacità di fare rete e la maturità emotiva, cioè l’intelligenza sociale e l’empatia abbinate a capacità proattiva.

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