ARCHITETTURA PER LA RIPRESA

Dalla scuola alla casa, il Covid-19 cambierà il modo di costruire

Nuovi investimenti per le infrastrutture digitali, gli spazi e i servizi scolastici, una nuova attenzione alla prima casa. Dopo la pandemia anche l’architettura dovrà rivedere priorità e soluzioni

di Paola Pierotti

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(TTstudio - stock.adobe.com)

Nuovi investimenti per le infrastrutture digitali, gli spazi e i servizi scolastici, una nuova attenzione alla prima casa. Dopo la pandemia anche l’architettura dovrà rivedere priorità e soluzioni


4' di lettura

«Alla ripresa non sarà tutto come prima», si sente ripetere da più voci. Ma quali sono gli ingredienti che non potranno mancare nell’agenda urbana e politica post Coronavirus? Responsabilità sociale, partecipazione, forestazione urbana, architettura climatica, riuso di strutture monofunzionali, ridefinizione dei concetti di smart city e riconnessione delle aree interne, nuove idee per le scuole di domani (che dovranno fare i conti con bambini e ragazzi trasferiti su piattaforme digitali), attenzione alla casa (per tutti e con spazi multiuso) e ai temi legati alla mobilità. Questi alcuni degli argomenti sollevati dal mondo della progettazione e dalla filiera più vicina.

Il Manifesto
Il GBC Italia ha presentato nei giorni scorsi un manifesto elencando i suoi temi cardine: decarbonizzazione, economia circolare, efficienza idrica, uso del suolo e biodiversità, resilienza, benessere e salubrità, giustizia nella transizione. «È importante tenere in considerazione che gli edifici rappresentano un grande potenziale nel raggiungimento degli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico poiché sono responsabili del 36% di tutte le emissioni, del 40% di energia, del 50% di estrazione di materie prime nella Ue, del 21% del consumo di acqua. Il Manifesto – si legge in una nota dell’associazione – evidenzia chiaramente il peso del settore delle costruzioni ed elenca quali siano i temi principali del cambiamento e le azioni che si dovrebbero sostenere per potenziare il settore e rendere possibile un reale patrimonio costruito sostenibile». Tutto questo perché l’attenzione, è rivolta soprattutto al tema delle città.

Architettura ed ecosistema
«La crisi che stiamo vivendo dimostra l’interrelazione inequivocabile tra la salute umana e le condizioni ecosistemiche del pianeta: la scala globale, l'interdipendenza e la rapidità della diffusione del Covid-19 hanno mostrato questa realtà in tutta la sua drammaticità, ma anche potenzialità. Le aree urbane – racconta Valerio Barberis, architetto, assessore all’Urbanistica del Comune di Prato – sono le principali responsabili dell’emergenza climatica in corso».

Da una ventina d’anni una serie di eventi drammatici minano il concetto stesso di città: il terrorismo, la crisi finanziaria, la crisi ambientale e biologica. E oggi, in modo drammatico, la pandemia. Giacomo Biraghi, esperto internazionale di strategie urbane, ideatore dell’hashtag #expottimisti su Twitter e specialista nella gestione strategica di progetti territoriali complessi, ricorda come «la città, che dopo un secolo e mezzo di accuse e critiche era stata rivalutata come luogo primario della nostra evoluzione, sembra non essere più il contenitore adatto. La forma urbana che continua a estendersi in modo globale è palesemente inadeguata».
Per Biraghi, guardando al futuro, vanno riconsiderati anche i temi del soft power, dell’aggregazione, del controllo sociale, interrogandosi ad esempio sulle conseguenze del “data urbanism”, che vuole regolare il battito della vita urbana con il controllo dei dati privati.

Post Covid-19 la città andrà ripensata
Senza dimenticare le città metropolitane ma anche le aree interne (molte ancora oggi senza una connessione wi-fi). «La drammatica situazione attuale ci mette di fronte alla necessità di una scelta urgente su almeno tre aspetti fondamentali: la mobilità, che dovrà appoggiarsi esclusivamente su fonti rinnovabili; la forestazione, da portare avanti su tutto il territorio nazionale, a partire dalle 14 aree metropolitane; la transizione energetica, che dovrà prevedere una rete di imprese locali per la produzione di energia pulita». Questi i tre temi evidenziati dall’architetto Stefano Boeri, che ricorda la necessità di attivare subito altrettanti grandi investimenti pubblici nell’edilizia, che aiutino anche a far ripartire l’economia del Paese: il monitoraggio e il ripristino di tutte le infrastrutture a supporto della mobilità; un impegno mirato per la ristrutturazione di tutte le scuole pubbliche; la sostituzione edilizia di almeno 4 milioni di case energivore, desuete e degradate. « E ancora – aggiunge – chiedendo alle aree urbane di salvaguardare la “campagna” agricola e i piccoli insediamenti sparsi nei territori delle aree centrali».

Per l’architetto Cino Zucchi «la lezione di questo disastro globale è principalmente una: dobbiamo progettare e costruire edifici e spazi urbani che ci sopravvivano. Bisogna progettare spazi urbani e domestici molto ben definiti nei loro caratteri fondamentali – risponde Zucchi – ma anche capaci di ospitare funzioni e ruoli diversi nel tempo. Architetture e città hanno una grande “inerzia”. Come nella differenza biologica tra un formichiere e un orso, un edificio disegnato in maniera troppo specifica su un programma funzionale sopravvive meno bene al cambiamento di uno dai caratteri più ampi».

Da più fronti in queste settimane si ricorda il testo dell’Enciclica Laudato Si' di Papa Francesco, sulla cura della casa comune, un testo sull’ecologia integrale, premessa alla fragilità di oggi. «Tanto celebrata, ma già dimenticata, elusa nei fatti». Monsignor Giuseppe Russo, ingegnere, sotto-segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ribadisce, interrogandosi sul post-Covid spiega : «In queste ore siamo costretti nelle nostre case. Per molti è una condanna: ci siano finalmente spazi abitativi dignitosi, anche se sono alloggi popolari, questa deve diventare una norma, senza più alibi». Tema quest’ultimo sottolineato anche dall’architetto bolognese Mario Cucinella, facendo tesoro anche del suo impegno nella ricostruzione post-sisma.
E poi un altro monito da Giuseppe Russo: «d’ora in poi, digitalizzare e delocalizzare il lavoro».

«Infrastrutture moderne, sostenibili e proiettate al domani, riqualificazione di quelle esistenti, rigenerazione delle nostre città, scuole, sanità, tutela del territorio»: Regina De Albertis, direttore tecnico Borio Mangiarotti e Presidente Ance Giovani elenca le sue priorità all’attenzione di una «politica economica che deve saper ridare fiducia al paese, riparare i danni che saranno prodotti e garantire riforme in grado di innescare un duraturo e innovativo percorso di crescita».

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