L’AGENDA DEL PREMIER

Dalla scuola al lavoro, dal Recovery Fund alla Rete unica: tutti i fronti del premier

Scuola, Lavoro, Recovery Fund, Rete unica. È un’agenda da far tremare i polsi quella che attende Conte alla piena ripresa delle attività del governo.

di Fabio Carducci

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(ANSA)

Scuola, Lavoro, Recovery Fund, Rete unica. È un’agenda da far tremare i polsi quella che attende Conte alla piena ripresa delle attività del governo.


6' di lettura

Dalla Scuola al Lavoro, dal Recovery Fund alle partite politico-finanziarie su Rete unica e Alitalia e Autostrade. Dossier pesantissimi, che corrispondono ad altrettanti fronti, già aperti o potenziali, nella maggioranza giallo-rossa. È un’agenda da far tremare i polsi quella che attende Giuseppe Conte alla piena ripresa delle attività del governo dopo la brevissima pausa estiva. Se pausa si può chiamare quella che Conte ha trascorso senza esternazioni pubbliche ma in costante contatto con il governo e i leader politici.

Nei prossimi giorni il premier rilancerà l’agenda di governo nel nome del Recovery Plan e della sfida per modernizzare il Paese. Ma il primo banco di prova saranno la Scuola e il prosieguo dell’emergenza Covid.

Gestione Covid

Sulla gestione della pandemia Conte è apparso abbastanza in sintonia con la linea del ministro della Salute Roberto Speranza. Ma tra un mese bisognerà decidere se prorogare lo stato di emergenza, con l’incognita dell’andamento dei contagi, che attualmente punta verso l’alto, anche a ausa dell’aumento dei tamponi. E i contrasti politici registrati prima dell’ultima proroga potrebbero riaccendersi.

Scuola

È una delle priorità assolute nell’agenda del Premier, che dopo i contrasti tra il Pd e la ministra Azzolina ha avocato a sé il coordinamento del dossier. Che rischia di arroventarsi se - tra banchi in ritardo, insegnanti che mancano all’appello soprattutto al nord, tenuta del sistema trasporti con la capienza ridotta alll’80%, piano tamponi e rispetto delle regole sanitarie in classe - la riapertura della scuola dal 14 settembre dovesse innescare un’ondata di contagi tra gli studenti.

L’esito delle Regionali del 20-21 settembre

Nell’immediato, il M5S guarda alla campagna elettorale per il referendum sul taglio dei parlamentari e Luigi Di Maio, in attesa di un esito elettorale regionale che si annuncia tutto in salita per il Movimento, assicura che «la credibilità di questo governo e tutto quello che faremo nei prossimi mesi dipende dalla nostra capacità che avremo di spendere i soldi del Recovery Fund». Anche il Pd, assieme ai ministri Roberto Gualtieri e Enzo Amendola farà entrare il Recovery Fund nella campagna del Pd. Ma si avvia al voto lacerato dal fronte interno del No e con l'obiettivo minimo della sconfitta per 4 a 2 con il centrodestra. Anche per questo il post-Regionali rischia di tramutarsi in un terremoto, con un range di conseguenze che va dal rimpasto alla crisi di governo. Il premier, per ora, esclude scossoni e resta concentrato sul Recovery Fund, provando a trovare il bandolo della matassa tra richieste ministeriali, esigenze parlamentari e il grande nodo del Mes.

Legge elettorale e referendum

Con la calendarizzazione in aula alla Camera della legge elettorale (il 28 settembre, ma i dem avrebbero preferito prima delle Regionali) si sono attenuate le tensioni tra Pd e M5S. Ma il M5S chiede in cambio un sì convinto al referendum sul taglio dei parlamentari, che invece continua a dividere trasversalmente tutti gli altri schieramenti, con una ripresa del No registrata dai sondaggi, che se nelle urne salisse oltre una certa soglia certo non rafforzerebbe i Cinque Stelle e dunque la stabilità del governo.

Immigrazione

Le cronache estive hanno riportato gli sbarchi sotto i riflettori. Annunciato più volte, l'accordo nel governo giallorosso sulla revisione dei decreti di Matteo Salvini non è mai stato raggiunto in via ufficiale. A parole c'è l'ok condiviso sull'accoglimento delle osservazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in particolare per ridurre le sanzioni alle Ong. Ma le divisioni nel governo restano per ora decisive e il lavoro del titolare dell'Interno, Luciana Lamorgese, è in sospeso. Tutto rimandato, con ogni probabilità, dopo le elezioni regionali.

Tempi lunghi per i fondi del Recovery Plan

Insieme alla manovra di fine anno la principale sfida di politica economica per il Governo, che sta vagliando le centinaia di proposte di investimenti arrivate dai ministeri per presentare entro metà ottobre quelle candidate i 209 miliardi di quota italiana, tra sussidi e prestiti. Ma i soldi, nonostante la clausola dell’anticipo del 10%, non arriveranno prima del 2021, come ha confermato anche il Commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni.

Lo scontro sul Mes

È quindi solo questione di tempo perché la mina del fondo Salva-stati (Mes) europeo, che dall’inizio divide la maggioranza giallo-rossa, torni sul tavolo del governo. Si tratta di prestiti, che però potrebbero essere utilizzati già nelò 2020. Uniche condizionalità, sottolinea il Pd in costante pressing sui Cinque Stelle, la destinazione di risorse al sistema sanitario. Ma salvo qualche timida apertura poi smentita finora dal M5S sono arrivate solo levate di scudi, anche per non offrire il fianco in campagna elettorale a un Salvini agguerritissimo contro qualunque cedimento ai “ricatti” di Bruxelles. Si dice però che il M5S aspetti un «segnale» del premier sul Mes per valutare aperture. Ieri Conte ha assicurato di avere sul Salva Stati «un atteggiamento laico: se avremo bisogno di altri soldi sulla sanità ne discuteremo in Parlamento».

L’autunno caldo del lavoro e il taglio del cuneo

In vista di un autunno che tutti pronosticano a rischio per l’occupazione, la ministra M5S Nunzia Catalfo punta a riformare gli ammortizzatori, allungare il divieto di licenziamento, correggere lo smart working per evitare abusi sul fronte del diritto alla disconnessione. Il Pd per ora è silente, ma parte dei dem sono molto contrari a un nuovo blocco dei licenziamenti. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si concentra su riforma fiscale e taglio Irpef che certamente potrebbe aiutare i lavoratori ma rischia di produrre pochi vantaggi per le aziende.

La riforma del Fisco

Sulla riforma fiscale da inserire nella legge di Bilancio, il confronto della maggioranza è sul modello da seguire per ridurre il carico fiscale su lavoro e pensioni. Il Pd e Gualtieri guardano con interesse a un modello tedesco di prelievo sulle persone fisiche, ossia un modello con una progressività costante dove ogni contribuente in base al suo reddito e a un algoritmo sanno esattamente quanto devono dichiarare. M5s e Italia Viva vedono però in questa funzione matematica una complicazione e sembrerebbero orientati più a una riduzione da 5 a 3 delle aliquote esistenti con un taglio di quelle intermedie per sostenere maggiormente il ceto medio. Tutti concordi comunque che il sistema vada semplificato e piace per questo l 'idea del direttore delle Entrate, Ernesto Mari Ruffini, di riscrivere e riordinare in 5 testi unici le regole del Fisco.

La Rete unica

La prima intesa su governance e quote tra Tim e Cdp di fine agosto, benedetta dal governo nella sua collegialità, è ora al vaglio delle Authority. Ma solo poche ore dopo il doppio Consiglio di amministrazione di Tim e Cdp (lunedì 31 agosto) si materializzava il malessere dei Cinque Stelle con le dichiarazioni di Beppe Grillo e Stefano Buffagni per il mancato controllo azionario dello Stato. Il controllo privato potrebbe complicare l’accesso alle risorse del Recovery Fund, i 6 miliardi annunciati dal ministro Patuanelli.

Il risiko Tv-Tlc

La sentenza della Corte europea che ha bocciato la legge Gasparri e riaperto alla convergenza tra telecomunicazioni ed editoria ha accelerato l’urgenza della riforma del sistema dei media in Italia, riforma già in ritardo rispetto all’evoluzione tecnologica. E lo scongelamento delle quote di Vivendi in Mediaset avrà impatto anche sulla partita per la rete unica, essendo Vivendi azionista al 24% di Telecom Italia. Le condizioni di salute di Berlusconi non semplificano il quadro.

Dossier Autostrade

Dopo l’accordo politico sull’uscita dei Benetton il campo sembra sminato ma il percorso è ancora lungo. Il 3 settembre Atlantia ha dato il via libera alla scissione Aspi, e ora prosegue il negoziato con Cassa depositi e prestiti. Giovedì nuovo Cda Aspi. Il ministro dell’Economia Gualtieri ha ripetuto che sarà «un’operazione di mercato», confermando piena fiducia del governo alla Cdp.

Privatizzazione Mps

Chiuso il complicato negoziato con la vigilanza Bce, è pronto per il prossimo Consiglio dei ministri il decreto di Palazzo Chigi che autorizza la privatizzazione del Monte dei Paschi entro l’autunno del prossimo anno. Ma i potenziali acquirenti sembrano freddi rispetto al dossier, e l’impatto della pandemia sul settore bancario aggrava i rischi di un’uscita dello Stato onerosa per i conti pubblici.

Alitalia

Non sono bastati tre decreti legge in cui si parla della costituzione di una Newco, una nuova compagnia nazionalizzata, a dare il via alla Nuova Alitalia. A parte le schermaglie con la Commissione europea sugli aiuti di Stato, il piano è stato frenato dalle divisioni nel governo sulle nomine dei vertici. Solo il 29 giugno il premier Giuseppe Conte ha annunciato che il nuovo presidente sarà Francesco Caio e l'a.d. sarà Fabio Lazzerini. Un annuncio avvenuto solo via Facebook, non ci sono atti formali del governo e le nomine non ci sono ancora state. La Newco non è ancora stata costituita, deve essere decisa anche la composizione di tutto il cda, serve un decreto interministeriale del Mef, di concerto con Trasporti, Sviluppo economico e Lavoro. Poi il cda dovrà redigere e approvare il piano industriale.

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