il piANO PER LE COMPETENZE DIGITALI

Dalla scuola al servizio civile digitale, ecco come digitalizzare l’Italia

Obiettivi ambiziosi per il progetto, che coinvolge la formazione a scuola, in azienda, nella Pubblica amministrazione e per i cittadini

di Alessandro Longo

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Reuters

Obiettivi ambiziosi per il progetto, che coinvolge la formazione a scuola, in azienda, nella Pubblica amministrazione e per i cittadini


4' di lettura

C'è un primo piano operativo italiano per le competenze digitali, il tallone d'Achille storico degli italiani e delle Pmi, come rivelano i dati della Commissione europea ogni anno nell'indice Desi.

Un piano “ambizioso”, perché il ritardo è grande e il tempo per colmarlo è poco. Tra cittadini (dove è rilevante anche il divario di competenze delle donne rispetto agli uomini), imprese e pubbliche amministrazioni gli obiettivi da realizzare entro il 2025 puntano ad avere un impatto rilevante per la crescita del nostro Paese.

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E gli stessi obiettivi del piano sono ambiziosi:

- Raggiungere il 70% di popolazione con competenze digitali almeno di base, con un incremento di oltre 13 milioni di cittadini dal 2019 e azzerare il “divario di genere”.

- Duplicare la popolazione in possesso di competenze digitali avanzate, con il 78% di giovani con formazione superiore dimezzando in questo caso il divario di genere; il 40% dei lavoratori nel settore privato e il 50% di dipendenti pubblici.

- Triplicare il numero dei laureati in Ict e quadruplicare quelli di sesso femminile, duplicare la quota di imprese che utilizza i big data.

- Incrementare del 50% la quota di Pmi che utilizzano specialisti Ict.

- Aumentare di cinque volte la quota di popolazione che utilizza servizi digitali pubblici, portandola al 64% e portare ai livelli dei Paesi europei più avanzati, l'utilizzo di Internet anche nelle fasce meno giovani della popolazione (l'84% nella fascia 65-74 anni).

Il piano dettaglia le azioni che il Governo promuoverà, perlopiù con fondi pubblici, nel breve, medio e lungo periodo (con orizzonte al 2025-2027).

Si parte con la scuola e le aziende

Le azioni sono divise in quattro assi. Nell'ambito istruzione e formazione superiore, una delle azioni chiave è “Formare al futuro”, un programma integrato di formazione del Ministero dell'istruzione, rivolto a tutto il personale scolastico, sulla didattica digitale integrata e sulla trasformazione digitale dell'organizzazione scolastica.

C'è anche la progettazione del curricolo digitale per valutare e certificare nelle scuole le competenze degli studenti, secondo il quadro DigComp; il potenziamento dei percorsi di formazione universitaria fortemente orientati alla ricerca industriale e all'innovazione.

Per le aziende, l'azione chiave sarà destinare un credito d'imposta alle imprese che investono in formazione verso i propri dipendenti, sulle tecnologie abilitanti il paradigma 4.0, in linea con quanto già stabilito nei piani Transizione 4.0 del Mise.

Ma anche la creazione di un Sillabo delle competenze digitali per le imprese di industria 4.0, per fornire gli strumenti necessari ad utilizzare le tecnologie abilitanti dell'Industria 4.0.

Le competenze per la PA

Per il settore pubblico, le azioni sono altrettanto numerose.Ad esempio, rafforzamento delle competenze manageriali a supporto della transizione al digitale; realizzazione e adozione di uno strumento per la rilevazione dei fabbisogni di formazione in ambito digitale e promuovere interventi formativi mirati (progetto “Competenze digitali per la PA”).

Per aumentare le competenze Ict specialistiche, si prevede il sostegno per borse di dottorato dei corsi digital e Ict e il potenziamento del sistema degli Istituti Tecnici Superiori in ottica 4.0.

Servizio civile digitale per l’inclusione

Per i cittadini, si pensa allo sviluppo di Accedi, un ambiente digitale di autovalutazione e apprendimento per il potenziamento delle competenze digitali. E l'attivazione di un Servizio Civile Digitale per favorire l'inclusione sociale fornendo supporto all'utilizzo dei servizi digitali e potenziando le reti di facilitazione sul territorio.

Saranno almeno mille gli operatori volontari impiegati con il ruolo di “facilitatori digitali” nel programma “Servizio civile digitale” durante il primo anno di sperimentazione. I giovani saranno adeguatamente formati ad operare sul territorio, nei quartieri, nelle comunità locali e negli spazi pubblici organizzati per accogliere e guidare coloro che hanno bisogno di supporto nell'utilizzo delle tecnologie.

“Oggi l'Italia ha una strategia per le competenze digitali e un piano operativo con azioni mirate per attuarla - afferma la ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano -. Troppi cittadini sono ancora relegati ai margini della trasformazione digitale e tecnologica. Meno della metà possiede competenze digitali di base e quasi un quinto non ha mai usato internet. Affrontare questo digital divide significa offrire a tutti pari opportunità di partecipazione all'interno della società digitale e tecnologica e prevenire la creazione di un sistema a due velocità, dove solo chi possiede competenze digitali adeguate beneficia delle innovazioni introdotte».

Un piano da dettagliare

«Bene avere un piano su competenze digitali, anche considerato che fino all'anno scorso non c'era nulla su questo tema fondamentale per il Paese - commenta Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa, uno dei massimi esperti italiani di pubblica amministrazione -. Purtroppo però per ora abbiamo solo i titoli delle azioni da fare. Non ci sono dettagli su come il Governo intende fare».

L'attuazione di ogni piano pubblico digitale è stato storicamente il passaggio critico, in Italia: «Un piano operativo dovrebbe contenere le risorse utilizzate. Questo invece non le specifica. Quanti fondi saranno disponibili, per ogni azione? Quali risorse umane avremo per realizzarle, nel settore pubblico? In linea teorica i fondi europei, vecchi e nuovi, sono sufficienti per gli obiettivi, però il piano non dice quanto e come; probabilmente perché il Governo ancora non lo sa. Il piano non dà nemmeno le priorità delle azioni».

Ultimo aspetto, nota Mochi Sismondi, «moltissime di queste azioni richiedono accordi con altre istituzioni e soprattutto con il territorio. Bene il servizio digitale in accordo con il ministro Spatafora, ma è necessaria anche un'attuazione in raccordo con le PA locali, che non si po' dare per scontata».

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