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Dalla Sea Watch alla Gregoretti, il rapporto complicato di Salvini con le navi nel Mediterraneo

Senza sfociare necessariamente in richieste di processo, sono numerosi gli episodi di episodi di «porti chiusi» da parte di Salvinin in qualità di responsabile del Viminale

di Andrea Gagliardi


Detto e contraddetto: Salvini e il caso Gregoretti

3' di lettura

Il Senato ha detto sì al processo per l’ex ministro Matteo Salvini, bocciando l'ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d'Italia che chiedeva di negare la richiesta di autorizzazione a procedere. Palazzo Madama ha così di fatto confermato l’orientamento della Giunta delle immunità del 20 gennaio scorso. All’ex ministro dell'Interno il tribunale del ministri contesta l’ipotesi di sequestro di persona per i 131 migranti, rimasti per 4 giorni sulla nave militare prima dello sbarco ad Augusta il 31 luglio 2019.

Le analogie con il caso Diciotti
Il caso Gregoretti è molto simile al caso Diciotti, un'altra nave della marina militare che nell'agosto 2018 restò per giorni ferma con 144 migranti salvati. Anche in quell'occasione il Tribunale dei ministri chiese al Senato l'autorizzazione a procedere. All'epoca, però, Salvini venne “graziato” dal voto del Movimento 5 Stelle – alleato della Lega al governo – e la richiesta venne respinta con il voto compatto dell’allora maggioranza. Oggi la situazione politica è mutata, il governo giallo-verde non c'è più e l'M5S si è schierato per il processo.

La difesa di Salvini
Salvini si è sempre difeso dicendo che i blocchi erano funzionali a costringere l’Europa a farsi carico dei migranti sbarcati in Italia. Inoltre ha sostenuto di aver agito per il caso Gregoretti esattamente come nel caso Diciotti, mettendo il resto del governo a conoscenza delle sue decisioni e non ricevendo alcuno stop da parte degli altri ministri o del premier Conte. Anche se mentre nel caso Diciotti si oppose al processo, nel caso Gregoretti chiede di avere un chiarimento, in tribunale, sulla legittimità della sua azione. Il Movimento 5 Stelle sostiene che nel caso Gregoretti l’allora ministro dell'Interno non si coordinò con il resto del governo. Il Pd invece ritiene che Salvini doveva essere processato tanto nel caso Diciotti quanto per quello Gregoretti.

Il caso Sea Watch e lo scontro con Carola Rackete
Senza sfociare in richieste di processo, sono numerosi gli episodi di episodi di «porti chiusi» da parte di Salvinin in qualità di responsabile del Viminale. Il più famoso forse è quello dello scorso 30 giugno, quando la nave Sea Watch 3 battente bandiera olandese (e gestita dall'Ong tedesca Sea Watch) entrò nel porto di Lampedusa violando il divieto e l'alt intimatogli dalla Guardia di Finanza. La comandante Carola Rackete, fu fermata dalle autorità italiane. Ma il gip di Agrigento non convalidò l'arresto e la rimise in libertà.

Dalla Aquarius alla Lifiline
Risale a inizio giugno 2018 il primo caso: la Aquarius di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, con 629 profughi a bordo, dopo il veto allo sbarco posto da Salvini, fu presa in carico dalla Spagna che ne autorizzato lo sbarco a Valencia. A metà giugno la nave della Ong tedesca Lifeline, con 230 migranti salvati a bordo, fu lasciata in mare aperto per quasi una settimana dopo che l'Italia si rifiutò di farla entrare in un suo porto. Alla fine, il 27 giugno approdò a Malta, dopo che nove Paesi dell'Ue (oltre a Malta, Italia, Francia, Irlanda, Portogallo, Belgio, Olanda e Lussemburgo) hanno accettato, di accogliere ciascuno una quota dei migranti a bordo.

Il precedente dello scontro istituzionale sulla nave Diciotti
Ma la questione forse più delicata, fino al rischio dell0 scontro istituzionale, riguardò ancora una volta la nave Diciotti della Guardia Costiera italiana con a bordo 67 migranti, soccorsi il 9 luglio 2018 dal mercantile Vos Thalassa. La Guardia costiera era intervenuta perché il comandante del mercantile aveva segnalato una situazione di “grave pericolo” per l'equipaggio, tutto composto da italiani, minacciato da alcuni migranti soccorsi all'arrivo in zona di una motovedetta libica che li avrebbe riportati sulle coste africane. La nave, entrata nel porto di Trapani nel pomeriggio del 12 luglio rimase per ore ferma senza far scendere nessuno. 28 gennaio 2019. E fu alla fine l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sbloccare la situazione contattando direttamente il premier Giuseppe Conte, che diede l'ok allo sbarco.

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