Reportage da Palermo

Dalla Sicilia l’onda lunga di professionisti, docenti e imprenditori a fianco del M5S

dal nostro inviato Roberto Galullo

(Ansa)

4' di lettura

Palermo - Ugo Forello, l'avvocato che solo pochi mesi fa è uscito sconfitto contro l'eterno Leoluca Orlando nella corsa per diventare sindaco di Palermo ne era certo ancor prima che gli exit poll dicessero la loro: il M5S al sud sarebbe andato meglio che nel resto d'Italia.

Forello lo diceva alle 22 di ieri sera, davanti alla sede del comitato elettorale palermitano del M5S, in una traversa di Via della Libertà a poche centinaia di metri da un altro comitato elettorale, quello di Leu guidato da Pietro Grasso. Una serata calda in tutto (22 gradi) tranne che per l'attesa dei risultati dunque.

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«Dopo il voto di Palermo e ancor più dopo quello delle regionali siciliane che hanno svelato all'isola e all'Italia l'inefficienza del governo di Nello Musumeci – dichiara Forello al sole24ore.com – la sensazione è che il Movimento cresca ovunque, in particolare al Mezzogiorno, partendo proprio dalla Sicilia».

Se gli chiedevi perché ne fosse cosi sicuro quando ancora mancava un'ora alla chiusura dei seggi, rispondeva che «il M55 soprattutto negli ultimi mesi ha calamitato sempre più persone della società civile che si aggiungono al classico voto di protesta di una collettività stanca sempre delle stesse persone. Certo, rimane ancora una parte che al sud vota M5S per protesta, così come al nord probabilmente questa fetta di elettorato si concentra sulla Lega».

Quello che colpisce nelle parole di Forello, che di lì a poco si sarebbe allontanato per andare a seguire lo scrutinio in un seggio poco lontano, è la serenità dell'analisi, condivisa dalla squadra che in quel comitato elettorale seguiva con calma e serenità olimpica la conta dei voti, incollata ad un maxi schermo improvvisato.

Anzi: la sicurezza della vittoria, in quella stanza al primo piano di un palazzo anonimo, era tale che, anziché seguire le “tele maratone” elettorali, il gioco preferito era quello di scommettere su quanto avrebbe ancora perso il Pd a fronte delle prime proiezioni che già lo davano in netto ribasso rispetto alle ultime elezioni (tanto politiche, quanto regionali o comunali). Anche Adriano Varrica, capolista in un collegio palermitano e dunque ora pressoché sicuro di essere eletto, discuteva di crescita con gli attivisti del gruppo come se fosse una cosa normale, scontata. Attivisti tutti molto giovani, all'inizio, più tardi infoltiti da persone di ogni età, compresi pensionati ansiosi per capire se il nuovo che avanza, avanzava davvero.

I fatti (o meglio, lo scrutinio che ha preso il posto delle proiezioni elettorali), ora dopo ora sembrano dare ragione al M5S siciliano che ha guidato l'onda lunga del successo al Sud e, di conseguenza, su scala nazionale. Neppure l'astensionismo, che pure era uno degli ostacoli principali che partiti, coalizioni e movimenti, in Sicilia come nel resto del Sud, dovevano affrontare, ha fermato il voto per i pentastellati.

Un ostacolo che è stato scavalcato in linea, anzi, oltre le aspettative, visto che, come ricorda ancora Forello «abbiamo saputo aprire alle migliori espressioni della società civile. Docenti universitari, professionisti di spessore hanno continuato e rafforzato il dialogo con il Movimento».

Del resto se si va a vedere come sono state composte le liste, quest'analisi viene confermata, con un testa a testa sfrontato con i partiti tradizionali, nel momento delle candidature, per attrarre i volti nuovi della potenziale classe dirigente del Paese.

In Sicilia, da tempo, il M5S sta facendo incetta di avvocati, commercialisti, consulenti d'azienda, professionisti in genere, bancari e imprenditori. Questi ultimi, finora, rimasti un po’ ai margini della condivisione del cammino “movimentista” ma l'esempio di Stanislao Di Piazza, a capo per anni della Banca etica di Palermo, è lì a dimostrare come è cambiato il vento. Dietro le quinte hanno agito anche economisti (come Antonio Piraino) e docenti universitari.
Proprio quest'ultimo profilo, invece, in questa competizione elettorale, è emerso in altre regioni, come ad esempio la Puglia, altro “granaio” del M5S.

A Taranto Il M5s ha schierato al Senato il commercialista e docente universitario di Economia aziendale Mario Turco, che tempo fa aveva studiato il dissesto finanziario del Comune di Taranto. Turco sembrerebbe aver conquistato lo scranno. Nel Salento, al collegio uninominale di Lecce, il M5S ha schierato Michele Nitti, direttore d'orchestra e docente al Conservatorio di Lecce e, nel collegio uninominale di Casarano, Nadia Aprile, professione commercialista.
Luigi Di Maio in queste elezioni politiche, più che nelle amministrative e nelle regionali dive prevalgono le “radici” storiche degli uomini e delle donne che ne hanno fatto storia e successo, ha puntato moltissimo sulla corte a ricercatori e accademici, spesso andata a buon fine, a partire dal sud (anche se il filo della matassa si è dipanato in tutta Italia). L'oncologa e ricercatrice del Cnr presso l'istituto di endocrinologia di Napoli Maria Domenica Castellone, ha corso nel collegio di Giugliano per il Senato. Una donna con un passato professionale anche negli Stati Uniti. «Sono la dimostrazione della natura partecipativa del Movimento», ha affermato orgogliosa Castellone.
r.galullo@ilsole24ore.com

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