la strategia

Dalla Slovenia una quota di traffico in Laguna

Il porto di Capodistria vede transitare parte del traffico RoRo su Venezia

di Barbara Ganz


3' di lettura

Palma di Maiorca, Marsiglia, Barcellona: sono solo alcuni dei porti europei invitati dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale a incontrarsi a Venezia «per discutere l’impatto economico e ambientale dell’industria crocieristica e per definire delle linee guida che consentano di adottare un nuovo approccio sostenibile al turismo marittimo».

La lettera è stata spedita all’inizio di agosto, e le prime risposte positive: un seminario su questi temi potrebbe tenersi in Laguna già in ottobre. Il punto di partenza è che «tutte le città europee che condividono con Venezia l’esperienza del turismo crocieristico e che si trovano nella situazione di dover bilanciare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale, il rilancio dell’occupazione con il mantenimento di una sana relazione con i territori di riferimento. Occorre unire le forze e le idee per definire delle linee guida per la crocieristica europea del futuro e anche per sostenere presso le compagnie armatrici la necessità di varare navigli compatibili con le nostre strutture e con l’ambiente, creando finalmente delle “crociere di classe Europa”».

Mentre Venezia ancora si dibatte con la mancata soluzione ai passaggi in bacino di San Marco, anche nelle altre città non sono mancati i problemi, che sono fondamentalmente strutturali: sempre più numerose e grandi, le navi arrivano in porti che sono inseriti in tessuti delicati e complessi, mentre in altre parti del mondo è stato possibile creare ad hoc gli scali ideali. E ci sono costi, da quelli ambientali al necessario scavo dei canali, che - se conteggiati diversamente - potrebbero mettere in discussione il business model attuale e la tendenza a un gigantismo sempre più spinto, è la tesi che parte da Venezia. In effetti, dalle Baleari a Dubrovnik, da Marsiglia ad Amsterdam, altri scali europei si stanno muovendo inserendo limiti di diverso genere (dalle emissioni agli accessi). L’incontro veneziano nasce «per discutere in modo franco e aperto delle soluzioni, organizzative, tecnologiche e operative, per preservare un comparto economico così importante e, nel contempo, salvaguardare la fragilità delle nostre città storiche e del loro ambiente naturale» nel segno di una necessaria collaborazione. Impresa non semplice: l’associazione Napa, fondata per risolvere il problema di scarsa rappresentanza dei porti dell’Alto Adriatico (Ravenna, Venezia, Trieste, Koper Capodistria e Rijeka Fiume) è in stallo: nessuna convocazione negli ultimi sei mesi e nemmeno il passaggio di consegne alla presidenza di turno, che spetterebbe proprio a Venezia. E se una strategia comune per risolvere problemi comuni fatica ad affermarsi, i limiti di un porto possono diventare le opportunità di un altro. Succede fra Venezia e il porto sloveno: due sistemi difficilmente comparabili (l’Italia ha 57 Porti e 15 Autorità di sistema, la Slovenia uno), con Koper che si è mossa negli anni investendo in sviluppo fino a raggiungere un limite naturale di dimensioni. In assenza di nuove aree dove espandersi, il porto sloveno vede transitare parte del traffico RoRo su Venezia, che proprio su questo ha investito anche con un nuovo servizio dedicato ai prodotti freschi. A fine 2018 la movimentazione complessiva delle merci in lagina è cresciuta del 5,4%. Sul totale delle merci movimentate prevalgono quelle ascrivibili al settore manifatturiero, pari al 52%, che ricomprendono container, rinfuse solide come ad esempio prodotti siderurgici, rinfuse liquide o merci in colli (tutti prodotti che servono la produzione delle industrie del Nordest).

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