le tensioni nell’esecutivo

Dalla soluzione di mercato per Alitalia al sì alla Tav: Tria a tutto campo contro la linea M5S-Lega

di Andrea Marini

Pressing di Tria sulla tav


3' di lettura

Un rapporto pieno di tensioni quello tra il ministro dell’Economia “tecnico”, Giovanni Tria, e la maggioranza gialloverde. Da ultimo la polemica sulla Tav («Nessuno verrà mai a investire in Italia se un governo che cambia non sta ai patti», ha detto Tria), ma nei giorni scorsi c’erano state tensioni anche sull’ipotesi di nazionalizzazione di Alitalia (il ministro è favorevole a una «soluzione di mercato»). Per non parlare degli attriti, alla fine dell’anno scorso , sullo sforamento del deficit, nonché la difesa garantita da Tria ai tecnici del ministero dell’economia sotto attacco.

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Scontro con Toninelli sulla Tav
«Non mi interessa l'analisi costi-benefici. Il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav». ha detto il 25 febbraio il ministro Tria. Una presa di posizione che si è tirata dietro subito la replica del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: «Tria ha dimenticato che c’è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo».

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Tria a difesa dell’indipendenza di Bankitalia
«Quello che stiamo dicendo sia su Consob sia su Bankitalia non è un fronte che apriamo ma semplicemente un modo per mantenere una promessa agli italiani, c’è bisogno di discontinuità». Netta la posizione di Luigi Di Maio, espressa a inizio febbraio, sui vertici delle principali istituzioni economiche indipendenti. Una posizione condivisa anche da Matteo Salvini («Sono d’accordo con Di Maio. Provare a guardare avanti mi sembra il minimo»). Controcorrente il ministro dell’Economia, laconico ma chiaro nel ribadire la sua posizione. L’indipendenza della Banca d'Italia «va difesa. Mi sono già espresso», ha precisato Tria

Lo stop alla nazionalizzazione di Alitalia
Il 14 febbraio era stata la volta dell’attrito con il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Alitalia: Tria «deve fare quello che dice il contratto di governo. Lo deve rispettare lui come lo rispettiamo noi tutti». ha detto Salvini in un colloquio in apertura di prima pagina del Messaggero sui contrasti nel governo sulla vicenda Alitalia. Il matrimonio Alitalia-Ferrovie, «è una via percorribilissima». Ma ancora il 20 febbraio Tria diceva: «Non è in campo alcuna questione di rinazionalizzazione. La soluzione per Alitalia non può che essere di mercato».

La partita del deficit al 2,4%
Ma forse l’attrito più evidente di Tria con i due partiti della maggioranza gialloverde c’è stato il 27 settembre dell’anno scorso, quando si è deciso di sforare il deficit e arrivare fino al 2,4% (il ministro avrebbe voluto un deficit più contenuto): «Sono un ministro di un governo, e come tale politico. Ma è chiaro che c'è una dialettica tra il ministro del Tesoro e i ministri di spesa che vogliono raggiungere i loro obiettivi il più possibile. Il ministro del Tesoro guarda al complesso di queste spinte, e si arriva a contemperare l'esigenza di spesa con quella del bilancio. C'è quindi un processo negoziale, e assicuro che la mediazione c'è stata e non da poco», ha spiegato Tria in una intervista al Sole24Ore del 30 settembre.

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La difesa dello staff del ministero
Pochi giorni dopo Tria è sceso in campo per difendere i tecnici del ministero dell’economia sotto attacco del M5S. L’ex capo di gabinetto del ministro Tria, Roberto Garofoli era finito sotto attacco del M5S, accusandolo di aver inserito nel dl fiscale, secondo la tesi dei 5 stelle, due commi che destinavano 84 milioni di euro in tre anni per la gestione liquidatoria dell’Ente strumentale alla Croce rossa Italiana. Un attacco che Tria aveva respinto al mittente definendo quell'attacco «privo di fondamento e irrazionale».

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