IL «DISCORSO AGLI ITALIANI» DEL PREMIER

Conte e il difficile ultimatum a Salvini e Di Maio: ecco tutte le divisioni nel Governo

di Andrea Carli


Governo, Conte: non mi sento commissariato da Salvini

4' di lettura

Da Conte arriva una netta richiesta di chiarimento ai due azionisti di maggioranza dell’esecutivo da lui presieduto: Lega e Cinque Stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Una richiesta di chiarimento che ha la sostanza politica di un aut aut. «Dicano se hanno intenzione di proseguire o meno. Chiedo una risposta inequivoca, chiara e rapida », ha detto il premier. «Non mi presterò a vivacchiare o a galleggiare per prolungare la mia permanenza a Palazzo Chigi: se non ci fosse la chiara assunzione di responsabilità da me richiesta alle forze di maggioranza e comportamenti chiari e conseguenti, semplicemente rimetterò il mandato al Presidente della Repubblica, cui rinnovo la mia stima e gratitudine».

Il discorso che il presidente del Consiglio ha fatto “agli italiani” oggi pomeriggio pochi minuti dopo le 18, dopo un lungo silenzio e soprattutto dopo la partita delle elezioni europee, che si è risolta con un ribaltamento degli equilibri politici interni alla maggioranza a tutto vantaggio della Lega di Matteo Salvini, è stata dunque l’occasione per inviare un messaggio chiaro ai due vicepremier. Il primo: bisogna mettere da parte le divisioni, mettersi seduti allo stesso tavolo per capire se e come andare avanti.

«Più lungimiranza, meno proclami a mezzo stampa e “like”», ha continuato il premier. «Chiedo a entrambe le forze politiche di dirmi, di dirci se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto del cambiamento». Insomma, serve «una chiara assunzione di responsabilità». Sullo sfondo delle parole del premier il clima di coesione che, secondo il premier, è venuto meno in un clima di campagna elettorale continua. Il risultato è un’immagine di un governo in fase di stallo. Per avere la fiducia dei mercati, è il messaggio lanciato dal capo del governo, è necessario uscire dalla logica dei proclami, dell’«odierna agorà digitale». Ancora: «Il clima elettorale non giova all’azione del governo». Serve un atteggiamento più costruttivo. Occorre «rispettare la grammatica istituzionale». L’equilibrio dei conti, ha continuato Conte, non solo per Ue ma anche per la fiducia degli investitori.

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Responsabilità e dignità sono dunque due parole chiave. Salvini, deciso a usare la forza del suo 34%, punta sui ballottaggi per valutare se far saltare il banco. Di Maio, dopo la sconfitta elettorale, cerca di ricompattare il Movimento. È in questa strettoia che il governo giallo-verde inizia questa settimana, che si preannuncia tra le più difficili e insidiose.

Le parole di Conte contro «le polemiche sterili» troveranno un banco di prova già nelle prossime ore. All’orizzonte si delineano infatti alcuni dossier complessi e politicamente scivolosi. Tanto scivolosi che se i due azionisti Salvini e Di Maio non dovessero trovare la quadra, la continuità stessa dell’esecutivo potrebbe essere a rischio.

Mercoledì il vero test sulla sospensione del Codice degli appalti
Mercoledì sarà una giornata vissuta tutta sull’ottovolante. Oltre alla replica di Bruxelles alla lettera inviata dal ministro Tria alla fine della settimana che si è chiusa, già di per sé destinata a creare ulteriore sconquasso nella maggioranza, sarà il giorno di due provvedimenti politicamente scivolosi: il decreto Sblocca cantieri e il decreto crescita. Il primo approderà in Aula in un Senato dove la maggioranza M5S-Lega è risicata. L’emendamento leghista sulla sospensione biennale del codice degli appalti, che ha portato subbuglio nel Movimento, se non venisse ritirato potrebbe dare una spallata al precario equilibrio della maggioranza, e far saltare banco.

Decreto crescita in attesa degli emendamenti del Governo
Un altro provvedimento politicamente scivoloso è il decreto Crescita. Il muro eretto dalla Lega ha fatto uscire dal testo approvato dal consiglio dei ministri il cosiddetto “Salva Roma”. Il decreto dovrebbe approdare in Aula alla Camera mercoledì sera con la fiducia. Prima ancora è atteso un pacchetto di emendamenti del governo.

La deadline imposta da Salvini per flat tax e autonomie
Il prossimo Cdm potrebbe tenersi venerdì. Salvini ribadisce di voler portare il decreto sicurezza bis, dopo la limatura del testo iniziale. E fissa la deadline per il sì a due misure “bandiera” per i leghisti. L’autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, chiesta a gran voce dai Governatori del Carroccio Fontana e Zaia. E la flat tax. Entrambe, ha chiarito il ministro dell’Interno, devono arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri prima del 21 giugno. I Cinque Stelle sanno che, nell’attuale rapporto di forza all’interno della maggioranza, non potranno erigere barricate.

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Lo scenario di un rimpasto
Sullo sfondo delle dinamiche interne al governo giallo verde, nell’ipotesi in cui le parti politiche, dopo l’intervento di Conte di questo pomeriggio, decidessero di continuare e di non staccare la spina, lo scenario di un rimpasto. Il M5S sarebbe disposto a sostituire Toninelli al Mit con il senatore Mauro Coltorti e a cedere alla Lega la Sanità sacrificando Giulia Grillo. Ma è scontato anche un ricambio tra i sottosegretari, a partire da Angelo Tofalo alla Difesa. Più difficile sostituire la titolare della Difesa Elisabetta Trenta o Sergio Costa all’Ambiente. L’idea di alcuni dirigenti M5s sarebbe quella di lasciare alla Lega la guida di ministeri importanti ma “rognosi” come la sanità o le infrastrutture, perché sia Salvini a metterci la faccia.

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In caso di crisi elezioni a settembre
Il nodo è soltanto chi aprirà per primo le danze. Il Quirinale vigila. In caso di crisi, il potere di sciogliere le Camere spetta al Capo dello Stato: il percorso sarà lineare, con consultazioni e, in caso di mancato accordo, indizione di nuove elezioni. Quando? A settembre, ovvero con ragionevole anticipo rispetto a una manovra che, tra lettere e controlettere, si annuncia estremamente complicata.

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