Innovazione

Dalla stampa agli imballaggi, la parabola della carta a Mantova

Nuovo mercato per il grande polo realizzato negli anni 60 dalla Burgo: attraverso il riciclo
si produce il cartone ondulato usato nell'ecommerce. La società conferisce gli scarti all'A2A di Brescia

di Jacopo Giliberto

Lavorazione. La Lombardia conta 13 stabilimenti di produzione della carta, circa il 7,4% di quella nazionale. In foto, Cartiera dell'Adda a Calolziocorte (Lecco)

3' di lettura

La Lombardia di carta. Con 13 stabilimenti, la Lombardia è importante nella produzione di carta e cartone e rappresenta il 7,3% della fabbricazione italiana. Ma, superata da altri distretti come quello della Lucchesia, la Lombardia non è più quel polo nazionale della carta che ha avuto nella storia fino ad anni recenti. E ha cambiato tipologia di produzione: si è ridotto il ruolo della carta per l’editoria, un tempo centrale, mentre è cresciuto il peso dei prodotti per imballaggio e per applicazioni industriali, come il cartone ondulato o il tubo di cartone.

Questo percorso è documentato per esempio dalla Cartiera del Chiese, fondata negli anni ’60 dalle famiglie Fenotti e Comini, e dalla Cartiera dell’Adda in cui la famiglia Cima è impegnata nella produzione della carta da quando, nel 1757, Giuseppe Cima prese in gestione una cartiera a Rancio di Lecco; oggi sono Giuseppe, Lodovica e Chiara Cima a raccoglierne la testimonianza industriale.

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Due luoghi della storia della carta, Brescia e Mantova. Due luoghi in cui, come esige la produzione cartaria, c’è ampia disponibilità d’acqua.

Ecco Brescia. L’editoria nacque quando nel ’400 a Venezia Aldo Manuzio e gli altri stampatori cominciarono a chiedere carta di qualità su cui imprimere i caratteri appena inventati da Johannes Gutenberg. Per un paio di secoli Venezia fu il polo mondiale dell’editoria e la carta veniva dalle cartiere di Toscolano, sulla riva bresciana del lago di Garda, che allora faceva parte dello Stato Veneto. Oggi a Toscolano c’è un preziosissimo museo di storia della carta e si tutelano le antiche cartiere lungo il torrente che dava loro l’acqua; la prima è del 1381 .

Diversa la storia di Mantova. Una storia più recente, anche se a pochi chilometri dalla città, a Goito, il 1° luglio 1615 nasceva la Cartiera Mantovana ancora attiva da allora.

Il grande polo mantovano della carta è quello realizzato dalla Burgo Scott a Mantova fra il 1960 e il 1964 su una vecchia cartiera nata nel 1904 fra gli acquitrini e le rampate della cittadella fortificata. Progettata dall’architetto geniale Pier Luigi Nervi, per cinquant’anni — fino al 2013 — la cartiera Burgo di Mantova ha rifornito di bobine di carta da stampa quasi tutti i giornali italiani, compresa la carta salmonata di questo giornale. La sagoma a ponte sospeso progettata da Nervi serviva per ospitare il lunghissimo macchinario base della produzione.

Poi la fabbrica ha chiuso ed è stata abbandonata per molti anni, e poi venduta al gruppo cartario trevisano Pro-Gest, che vi ha investito 250 milioni.

Qui si è aperto un capitolo nuovo, e lo stabilimento si è riempita di simbolismi diversi. Simbolo delle lotte operaie negli anni ’60 e ’70; simbolo della deindustrializzazione con la chiusura, e poi simbolo dei movimenti della nuova borghesia urbana post-terziaria che si è opposta per anni contro la riapertura della cartiera e del suo inceneneritore di servizio, e infine simbolo della ripartenza non più con la carta da giornale bensì con il riciclo, partendo dalla carta straccia per arrivare al cartone ondulato cui i recapiti dell’e-commerce stanno dando nuovo mercato.

Due note a margine.

La cartiera di Mantova non ha potuto riaccendere l’inceneritore, necessario a smaltire tutti gli scarti che emergono dai bidoni della raccolta differenziata, perché la cittadinanza si è opposta per anni a tutela dei polmoni, della salute dei bambini e della poltrona di molti politici mantovani, e quindi viene usato l’inceneritore A2A di Brescia, dove non sono mantovani né i polmoni né la salute dei bambini né il consenso elettorale,

Seconda nota: sulla vicenda si consiglia la lettura del documentatissimo, noioso ma illuminante libro «Mantova N.I.M.B.Y.» di Giancarlo Leoni, editoriale Sometti.

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