VENTILATORI POLMONARI

Dalla start up di Bari nuova speranza per gli ospedali

di Luca Orlando

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2' di lettura

Giorno e notte al lavoro. Con l’intera batteria di stampanti 3D disponibili in sede impegnate per una commessa inattesa: valvole per ventilatori polmonari. Centoventi dirette all'Ospedale di Brescia, altre 50 previste per quello di Lecce, con i volumi che a tendere potranno solo salire.
Al lavoro, a Bari, è lo staff di Roboze. Non un big della meccanica o una grande multinazionale che può dedicare parte della propria attività ad un utilizzo specifico, piuttosto una Pmi, ormai ex start-up. Che anche se partita appena nel 2013 è ormai catapultata alla grande sul mercato, con 3,5 milioni di euro di ricavi.

Realizzati grazie a stampanti 3D per materiali compositi, vincenti sul mercato grazie all'innovazione di base creata dal fondatore, un movimento degli assi nella stampante che non prevede cinghie elastiche ma che si sviluppa su basi meccaniche con precisione micrometrica. Il che consente di replicare pezzo dopo pezzo anche produzioni in serie destinate ai settori più stringenti in termini di specifiche. Come l'aerospazio, la Formula Uno, la meccanica di precisione.
Macchine che possono costare anche centinaia di migliaia di euro (le ultime sono appena state acquistate dall'Università del Delaware per produzioni commissionate dall'esercito Usa) e che ora invece vengono messe al servizio di una produzione nazionale di emergenza.
«Lavoriamo giorno e notte - spiega il fondatore di Roboze Alessio Lorusso - per completare tutte le stampanti 3D che abbiamo qui in fase di assemblaggio, in modo da metterne complessivamente 35 in produzione. Arriveremo a questo volume entro la fine della settimana».
L'idea è quella di agevolare il compito dell’azienda bresciana Isinnova, che ha avuto l'idea di utilizzare in modo creativo un tipo specifico di maschera da snorkeling, riadattata per poter fungere da ventilatore polmonare non invasivo. Attività che necessita anche di valvole particolari, che le stampanti 3D di Roboze stanno iniziando a fornire.
Stampanti in genere utilizzate per la produzione di componenti particolari nei settori dell'aerospazio, della meccanica di alta precisione o del settore auto. E proprio da uno di questi clienti, Dallara, è venuto il link che ha messo in contatto Roboze con Isinnova.
In pochi giorni la produzione è arrivata a 170 pezzi e a tendere i volumi cresceranno. «Stiamo andando avanti per vedere come si può contribuire a risolvere i problemi - spiega - progettando ad esempio un prototipo di una copertura per proteggere il volto dagli schizzi, che potremmo mettere in produzione a breve, così da consegnarla agli ospedali. Una ventina di persone sono coinvolte qui in sede in questa attività, tutti gli altri sono 40 in smart working da casa».
Forte di una sessantina di addetti, che arriveranno nelle attese a quota 90 entro la fine dell'anno e irrobustita di recente dall'iniezione di nuove risorse, Roboze è in crescita esponenziale anche in termini di ricavi, 3,5 milioni lo scorso anno, che nelle attese avrebbero dovuto diventare otto nel 2020.

«Ora però le priorità sono altre - spiega Alessio - e stiamo qui fino a mezzanotte, per cercare di dare una mano».

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