SBAGLIANDO SI IMPARA

Dalla strada all’oceano: 3 indizi che spiegano il salto generazionale

In un mondo in profonda e continua trasformazione, qualche riflessione utile per manager e navigatori del terzo millennio

di Emmanuele Margiotta *

(EPA)

5' di lettura

Negli ultimi anni è diventato impossibile tracciare dei veri confini generazionali, è tuttavia opportuno confrontarsi su questo viaggio liquido che stiamo facendo in una fase storica eccezionale, ricca di cambiamenti epocali nella gestione della nostra quotidianità. Dai mass media alla convergenza multimediale. Dal Carosello all’apologia dello smartphone, dall’analogico al digitale. Decenni rivoluzionari, nei quali a guardarsi indietro non si vede nemmeno più la riva che abbiamo lasciato salpando. Ricordo quasi come un sogno lucido le prime prove tecniche di connessione, con un modem a 56k, i giochi programmati in basic e la tesi di laurea scritta su Word. Ah! vero, Word c'è ancora. E non è migliorato. Va bene, accettiamo l’ipotesi che ci siano cose immutabili. Per tutto il resto però si può riassumere questo grande viaggio come un passaggio epocale: dalla traiettoria alla rete.

L’essere umano è abituato infatti a pensare la vita come una sequenza di traiettorie lineari, scelte, una concatenazione di rapporti causa effetto. In cui la maggior parte, se non tutte, le variabili, sono note. Pensate alle sequenze storiche: il percorso di studi, la carriera, la crescita professionale, i rapporti di coppia. Linee dritte e sicure che si stagliano verso l’orizzonte come piacevoli autostrade, nelle quali la cosa migliore da fare è guardare fiduciosi verso un futuro roseo.

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Bei tempi. Parlatene con un adolescente. Il suo scenario appare più facilmente come quello di un surfista in mezzo all’oceano. Dove c’era la strada c’è l'acqua. Dove c’era un solido percorso, appare un liquido flusso dinamico di scelte, possibilità, divertimento anche, onde da cavalcare, possibili annegamenti e previsioni del tempo su venti e mari mossi, che non ci azzeccano mai.

Se è vero che tre indizi fanno una prova, quali sono gli indizi di questo viaggio/salto generazionale? Ognuno di noi può trovarli sparsi nel tempo e magari nascosti, come gemme, negli ultimi decenni della propria vita. Ho provato a raccogliere i miei.

1) Peer to peer. San Diego, California. Ero ospite in casa di amici, festeggiavo la laurea con la fiducia e la spocchia di chi da lì a breve avrebbe conquistato il mondo. Ai tempi sentivo di essere proprio su quella traiettoria consolidata: sacrificio, studio, laurea con ottimi voti, lavoro ben pagato. Cosa poteva andare storto? Questo: era l’estate del 2001. Qualche giorno dopo, l’attentato alle Due Torri di New York avrebbe sconvolto il mondo. Ma erano anche gli ultimi giorni di Napster e l’inizio di un fenomeno con il quale ancora oggi facciamo i conti: il peer to peer, ovvero il poter aver accesso a contenuti senza la mediazione di enti, istituzioni, intermediari vari.

Un giovane surfista californiano collegato con il resto del mondo da una rete invisibile aveva accesso a tutta la musica possibile. Lasciando perdere le ovvie implicazioni legali della faccenda, era una rivoluzione. Cosa nasce in quel momento? Indizi: accesso libero all’informazione on demand. Prime allergie alle forme di mediazione. Oggi ne vediamo le conseguenze in molti ambiti. Nella privatizzazione della comunicazione, nella possibilità di scelta e personalizzazione dei servizi streaming, fino alle nefaste conseguenze dell’assenza di mediazione: ovvero “il mio parere vale quanto quello di un medico o uno scienziato”.

2) Simultaneità. Ancora un salto indietro. Ancora estate. Anno 1990. Non mi ero ancora ripreso dall’eliminazione dell’Italia ai mondiali di calcio, che qualche giorno dopo le tv nazionali furono inondate da immagini della prima guerra del Golfo: in diretta. La guerra entrava nelle case dei telespettatori per la prima volta in maniera simultanea. Eravamo aggiornati passo dopo passo su quello che stava accadendo dall’altra parte del mondo. Bombardamenti, confuse immagini in bianco e nero, esplosioni. Era terrificante e allo stesso tempo rivoluzionario. Ed accadeva dentro casa nostra.

Indizi: simultaneità dell’informazione. Percezione di vicinanza di fenomeni e luoghi lontani. Il mondo aveva iniziato a rimpicciolirsi e il famoso battito d’ali della farfalla era seguito dai mezzi di comunicazione e portato nelle nostre case. D’improvviso tutto era a portata di mano e lo sarebbe stato ancora di più negli anni a venire: la scomparsa della moderazione su forum e blog, il fenomeno Twitter, Ryan Air ed il mondo a portata di mano, fino alle nefaste conseguenze della simultaneità: popoli onnivori ma senza memoria breve, bulimia di contenuti che invecchiano e annoiano in fretta.

3) Partecipazione. Sempre estate. Il 14 settembre del 2000, all’alba del nuovo millennio nelle Tv italiane va in onda la prima stagione del Reality Show Grande Fratello. Dieci sconosciuti, rinchiusi per cento giorni in una casa, ripresi h24. Ai tempi era un programma sul quale convergevano diverse aspettative. Certo, non era quel contenitore di trash e gossip che va in onda adesso, oppure lo era, ma non lo sapevamo. Non lo sapevamo al punto che quell’anno era in lizza per essere premiato come Tv Show scientifico. Non ricordo se vinse il premio, non importa, quello che importa è che come Napster aggiungeva pezzi alla rivoluzione.

Indizi: la partecipazione del pubblico è un valore, il pubblico decide. Da lì in poi il desiderio di partecipazione è diventato virale, agendo come detonatore per tutti gli altri fenomeni. Anche nelle aziende, per rendere interessanti eventi e mezzi di comunicazione, dovevano parlare delle persone (ancora oggi è così), le trasmissioni tv hanno iniziato a coinvolgere attivamente il pubblico da casa ed in studio, la videocrazia, youtube, il giornalismo dei cittadini durante lo Tsunami o per l’attentato a Londra del 2005, Wikipedia e le sue migliaia di voci in 200 lingue. Le primarie per le elezioni, fino alle nefaste conseguenze della partecipazione: se non lo dice il popolo è falso, il linguaggio ostile sui social ed i giustizieri della rete (vedi l’omonimo libro di Jon Ronson, del 2015).

Ricapitoliamo: accesso libero all’informazione on demand. Allergie alle forme di mediazione. Simultaneità dell’informazione. Vicinanza di fenomeni e luoghi lontani. Partecipazione del pubblico come valore. Roba da terzo millennio. Tre indizi che fanno una prova. Siamo partiti dal mondo solido, siamo ora immersi in un mondo liquido che impatta su aziende, relazioni, istituzioni. Nell’immaginare ciò che verrà, è più facile lavorare sulla consapevolezza ed esporre avvertenze (come in questo articolo) che condividere ricette disfunzionali.

Se è vero che siamo in mare, è inutile affrontarlo con le regole della terra. Diceva il navigatore Giovani Soldini in un’intervista di qualche tempo fa: “Occorre stare svegli, hai navi intorno, ci sono gli iceberg, controlli l’autopilota, sei sempre sulle spine”. Il mare, bellissimo e spietato, ha le sue leggi. Serve impararle ed avere l’umiltà di non ostacolare chi in questo mare c’è nato. È una questione di fisica, di storia, di umanità e di evoluzione.

* Partner di Newton Spa


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