Vittorio Gaddi - collezionista

Dalla superficie al volume sotto i 50mila

di Maria Adelaide Marchesoni


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Vittorio Gaddi - Collezionista

2' di lettura

Vittorio Gaddi, notaio, collezionista d’arte contemporanea, tra le numerose opere della “Collezione Nunzia e Vittorio Gaddi” è presente la scultura. Cosa significa oggi collezionare scultura?

Il concetto di “scultura” è andato nel tempo ad allargarsi e modificarsi notevolmente rispetto a quello “tradizionale” ed oggi per scultura s’intende qualsiasi opera d’arte che, utilizzando i materiali più svariati, va ad occupare un volume nello spazio, per cui, nella visione contemporanea, è scultura non solo quella tradizionale in marmo e in bronzo, ma anche e direi soprattutto, ogni opera installativa dove, non di rado, l’intervento dell’artista consiste esclusivamente nell’assemblare e comporre oggetti già esistenti, spesso anche oggetti comuni e di scarso valore.

Come si inizia?

Il passaggio dalla “superficie” del quadro al “volume” della scultura non è stato psicologicamente facile, ma è un passaggio che con l’affinamento del gusto, l’aumento della preparazione e l’approccio sempre più consapevole diviene pressoché inevitabile.

Il primo acquisto?

Ho iniziato a collezionare verso la metà degli anni ‘90, cominciando, come avviene in molti casi, a raccogliere dipinti. Solo nel 2000 ho acquisito le prime due sculture, una di Roni Horn e l’altra di Jessica Stockholder (da Raffaella Cortese, ma non ricordo il prezzo, all’epoca in lire).

Quante sculture ha in collezione?

Oggi possiedo una sessantina di sculture di dimensioni e materiali variabili, quindi anche piuttosto grandi (un lavoro di Franz West lungo 410 centimetri e una grande installazione di Nora Schultz). Scelgo sempre opere compatibili con gli spazi di cui dispongo perché non sono un collezionista che tiene le opere nei magazzini: mi piace vederle esposte.

Quali artisti?

In prevalenza stranieri, ma non mancano, anche se in netta minoranza, gli artisti italiani come Chiara Camoni, Elisabetta Benassi, Giuseppe Gabellone e Perino & Vele. Cerco di acquistare opere di chi ha già un curriculum abbastanza importante, ma prima che le valutazioni superino certi livelli. Per lo più si tratta di opere il cui prezzo varia dalle poche migliaia a 50mila euro, il superamento di tali importi è avvenuto solo in casi eccezionali. Tra gli artisti, Olafur Eliasson, Carsten Höller, Tomas Saraceno, Isa Genzken, Miroslaw Balka, Pawel Althamer, Petrit Halilaj, Bojan Sarcevic, Esther Klâs, Gabriel Kuri, Thomas Houseago e, tra gli acquisti più recenti, Piotr Lakomy, Alicja Kwade, Nairy Baghramian, Tatiana Trouvé, Puppies Puppies, Jonathas De Andrade e Simon Denny.

Da chi acquista?

Esclusivamente nelle gallerie. Negli ultimi due anni da Gallerie Neugerriemschneider e König di Berlino, Kurimanzutto (Città del Messico), T293 (Roma), Francesca Minini (Milano), Pinksummer (Genova), Balice Hertling (Parigi), Stereo (Varsavia), Continua (San Gimignano) e SpazioA (Pistoia) dove è in corso una bellissima esposizione di sculture di Giulia Cenci, di cui possiedo un’opera importante e per la quale pronostico una carriera di altissimo livello.

La scultura è ancora una nicchia di mercato?

L’ostacolo maggiore per un’affermazione più ampia sul mercato è la necessità di disporre di ampi spazi per l’esposizione delle opere o di grandi magazzini ove conservarle. Credo che la scultura, quanto meno in Italia, costituisca ancora un settore un po’ di nicchia, ma comunque nessuna collezione di un certo livello, fra quelle che conosco, prescinde alla presenza di un discreto numero di sculture.

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