consultazioni popolari

Dalla Tav all’Atac, quando i Cinque stelle si sfilano dal referendum

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

1' di lettura

Nei giorni in cui il M5s rilancia la proposta di legge costituzionale che introduce il referendumn propositivo, è il leader della Lega Matteo Salvini che ipotizza un ricorso al referendum sulla Tav. «Sono a favore della Tav e affinché vada avanti. Se l’analisi dei tecnici sulla Tav fosse negativa - ha detto Salvini - nessuno di noi vorrebbe né potrebbe fermare una richiesta di referendum».

Ma il leader del M5s Luigi Di Maio, non solo non ha raccolto l’invito di Salvini, mostrandosi freddo sull’ipotesi referendum, ma ha ribadito a stretto giro che il Movimento «è contro quell’opera» e quelle risorse potrebbero essere utilizzate per migliorare la mobilità cittadina. Mentre il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli ha detto che «di referendum si parla solo in caso di necessità».

L’impressione è che il M5s sia pronto a cavalcare lo strumento del referendum sulle questioni che gli stanno più a cuore ma sia tiepido se non ostile al suo utilizzo quando si tratta di temi non graditi. Ultimo caso è stato il referendum a Roma sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale, gestito da Atac. Non solo la giunta Raggi non ha fatto molto per pubblicizzarlo, ma ha anche comunicato che per validare il referendum sarebbe servito il quorum del 33% degli aventi diritto, perché l’indizione del referendum era antecedente all’approvazione del nuovo Statuto che prevede il quorum.

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