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Dalla Tav alle trivelle, tutti i dossier che dividono Lega e M5S

di Barbara Fiammeri e Manuela Perrone


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(Reuters)

3' di lettura

Niente accordo, né sulla Tav e neppure sulle trivelle, nonostante l’intesa notturna faticosamente raggiunta solo mercoledì scorso. Per la prima volta Matteo Salvini esclude di affidare il verdetto sull’Alta velocità Torino-Lione all’analisi costi-benefici della task force voluta dal ministro Danilo Toninelli. A quei numeri che bocciano l’opera, il vicepremier leghista contrappone i suoi: da un dossier di una trentina di pagine, messo a punto con tecnici sia del ministero (alle Infrastrutture la Lega “presidia” con i sottosegretari Rixi e Siri) sia francesi, emerge - parole di Salvini - che «la Tav va fatta, perché sono maggiori i costi per sospenderla rispetto a ultimarla».

Tav, il reportage dentro al tunnel in costruzione

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Tace Luigi Di Maio. E anche Toninelli evita di entrare in rotta di collisione con Salvini, salvo stigmatizzare la sua assenza alla commemorazione della tragedia ferroviaria di Pioltello. Una risposta indiretta alla visita annunciata dal leader della Lega la prossima settimana a Chiomonte, dove le forze dell’ordine sono costrette a vigilare sul cantiere Tav. A intervenire invece direttamente è il premier. «Ormai siamo dipinti come il Governo del non fare che attende l’analisi costi-benefici - afferma Giuseppe Conte - ma noi abbiamo solo cambiato metodo: un’opera di così rilevante impatto economico e ambientale ci obbliga a recuperare valutazioni fatte più di vent’anni fa. Vogliamo vedere se sono ancora attuali, visto che il buco non è ancora iniziato. È irresponsabile?».

In realtà i lavori per il tunnel sono cominciati e da parte francese sono quasi ultimati. Di qui la necessità, rimarcata da Toninelli, di condividere prima con i francesi e l’Ue i risultati dell’analisi costi-benefici. Il tempo stringe. Lunedì alla Camera arriva la mozione pro Tav di Forza Italia, ma per il voto passeranno almeno altri dieci giorni. Una parentesi durante la quale Lega e M5S lavoreranno a una possibile mozione di maggioranza che però, dopo il messaggio di Salvini, è tutt’altro che scontata. Anche perché il braccio di ferro tra gli alleati gialloverdi è riesploso pure sulle trivelle. «Tutte le richieste di permessi di trivellazione che arriveranno sulla scrivania del ministro dell’Ambiente non verranno firmate», è la risposta dell’entourage di Sergio Costa all’attacco di Angelo Bonelli dei Verdi, secondo cui l’emendamento al decreto semplificazioni approvato nelle commissioni al Senato autorizza di fatto nuove trivellazioni. Si tratta delle domande pendenti di estrazioni, escluse dalla moratoria di 18 mesi prevista dalla nuova versione del provvedimento.

«Ma se Costa pregiudizialmente intende non firmare alcun decreto, anche in presenza dell’ok della Commissione Via, allora di fatto sta sconfessando il contenuto della norma e il compromesso raggiunto da Salvini e Di Maio», sottolinea il senatore leghista Paolo Arrigoni. Un’interpretazione confermata dallo stesso Bonelli che infatti dice provocatoriamente al ministro: «O Costa si dimette o non applica il decreto voluto da Lega e M5S».

Che sulle trivelle il Movimento non sia disponibile a cedimenti lo confermano le parole di Di Maio e dello stesso Conte. Al leghista Garavaglia che in difesa delle trivellazioni avverte «non si scherza, ci sono in gioco migliaia di posti di lavoro», il vicepremier M5S replica snocciolando dati Cresme: «Un miliardo di euro investito in fonti fossili crea 500 posti. Quello stesso miliardo investito in energie rinnovabili ed efficientamento energetico crea più di 13mila posti di lavoro. Si investe dove si crea più occupazione».

Di più. Per Di Maio è «una battaglia per la sovranità nazionale» perché il petrolio estratto in Italia «viene per oltre il 90% venduto all’estero dalle multinazionali»: «Non ho intenzione di svendere nulla ai petrolieri del resto del mondo». Analogo il concetto espresso dal premier: «È più saggio dedicarci a trivellare a spron battuto i nostri mari o proseguire la transizione verso le energie rinnovabili dove primeggiamo? Non conviene continuare su questo percorso e vedere se i permessi concessi tanti anni fa sono ancora attuali per la nostra politica energetica?».

Nello scontro di maggioranza, con la tensione alle stelle pure per il voto in Senato sul processo a Salvini per il caso Diciotti, si inserisce anche Fi. «Il M5S l’ha spuntata sulle trivelle e prende tempo sulla Tav», ricorda il presidente dell’Europarlamento Tajani. «La Lega abbia il coraggio di dire che se non si fa l’Alta velocità cade il Governo». In ballo c’è pure il risultato delle regionali in Piemonte, a maggio come le europee. La levata di scudi di Salvini per la Tav va letta anche in questa chiave: per non lasciare al governatore dem Chiamparino la bandiera della difesa dell’opera. Cara a imprese e lavoratori. Ieri la nota congiunta di associazioni sindacali e imprenditoriali: «La Tav è imprescindibile perl’economia locale».

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