IMPIANTISTICA

Dalla terra di Verdi ai ghiacci artici, Sicim conquista l’oil&gas russo

di Ilaria Vesentini

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2' di lettura

La notizia della mega-commessa da 240 milioni di dollari conquistata in Kazakistan da Sicim accende i riflettori su questa multinazionale familiare partita da Busseto 56 anni fa con 10 operai impegnati nella posa dei primi metanodotti Snam in Italia e arrivata oggi a 6.500 dipendenti al lavoro in cantieri oil&gas di 23 Paesi e che all’estero realizza oggi il 99% del fatturato (oltre mezzo miliardo di euro). Un emblema del made in Italy di provincia che per know-how e tecnologie non conosce competitor, frutto dell’ingegno di un ragioniere, Gian Pietro Riccardi, ancora saldamente al timone del gruppo, e tenace nell’anticipare il mercato e nell’affrontando sfide come quella dell’impianto di Karachaganak ad Aksai: qui nelle steppe con il Buran che soffia si scende a 40 gradi sotto zero.

Kazakistan, il forziere asiatico si apre a investimenti stranieri

E qui Sicim, leader mondiale nell’EPC (engineering, procurement and construction) di grandi impianti per il trattamento, trasporto e distribuzione di idrocarburi, si è aggiudicato un contratto da 240 milioni di dollari per ampliare l’impianto di Karachaganak, uno dei maggiori in Kazakhstan per la produzione di condensati e gas naturale, fin dall’epoca sovietica. Recentemente il KPO (il consorzio tra Eni al 29,25%, British Gas al 29,25%, Chevron al 18%, Lukoil al 13,5% e l'azienda di stato KazMunayGas al 10%) ha annunciato un investimento di circa 20 miliardi di dollari sul sito al confine con la Russia per incrementare la produzione sia di condensato, che viene poi esportato con l’oleodotto CPC fino al Mar Nero a Novorossisk, sia del gas che viene inserito nella rotte dei gasdotti russi a Orenburg. I lavori commissionati a Sicim hanno una durata prevista di 26 mesi, ma il team parmense assicura che già a fine 2020 ci sarà la messa in esercizio.

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Si tratta del progetto più grande e più complesso mai realizzato da Sicim in Kazakistan, Paese in cui l’azienda di Busseto è entrata a inizio Millennio e su cui mira oggi a posizionarsi come fornitore di riferimento del KPO, perché le potenzialità energetiche dell’ex repubblica sovietica sono enormi e attireranno ancora per decenni investimenti internazionali. Sicim ha oltre 4mila dipendenti in Kazakistan e ha investito oltre 100 milioni di dollari tra facilities e attrezzature sia a nord, nel campo offshore sul Caspio denominato Kashagan (sviluppato dal Consorzio NCOC che comprende Eni, Exxon Mobil, Shell, Total, ConocoPhillips, Inpex e KazMunayGaz) sia nel campo onshore di Tengiz (che fa capo a TCO-Tengizchevroil costituita da Chevron con Exxon Mobil, KazMunayGas e LukArco). Commesse e testimonianze dirette di competenze tecnologiche in condizioni climatiche estreme, quelle a Kashagan e Tengiz, che hanno spianato la strada a Sicim nell’impianto di Aksai, dove ha già realizzato un campo abitativo per alloggiare gli operai, a circa 6 km dalla città di Aksai.

In 56 anni di attività Sicim ha installato oltre 13mila km di gasdotti e ha posato più di 25mila tonnellate tra impianti e strutture in acciaio. Dopo aver chiuso il 2017 con 545 milioni di euro di giro d’affari ha progetti in corso per il prossimo triennio che la porteranno a raggiungere i 650 milioni.

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