petrolio

Dalla Tesla la prossima crisi dell’oro nero?

di Sissi Bellomo


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(© paolo bona)

2' di lettura

Auto elettriche e pannelli solari potrebbero azzerare la crescita della domanda di petrolio e carbone nel giro di soli 4 anni. Lo scenario, che emerge da uno studio appena realizzato dal Grantham Institute dell’Imperial College di Londra con Carbon Tracker Iniative, contrasta con la maggior parte delle previsioni in circolazione.

Anche se persino l’Opec e le major petrolifere oggi prendono atto di un possibile tramonto dei combustibili fossili nel futuro, l’affermazione di fonti alternative viene in genere vista come un processo più graduale. Gli autori del nuovo studio rivendicano però di essere stati i primi ad abbandonare un approccio “business as usual” per elaborare delle proiezioni che tengono conto della forte e rapidissima diminuzione già subita dai costi delle nuove tecnologie.

Le batterie a ioni, come quelle della Tesla, nel 2008 costavano 1.000 dollari per kilowattora, nel 2015 si era già scesi a 268 $/kWh. Più di recente General Motors ha affermato di averli ridotti a 145 $/kWh, fa notare lo studio, che – incorporando stime di costo più fresche – disegna scenari estremi.

Nel caso del greggio gli autori prevedono che nel 2025 si svilupperà un eccesso di offerta di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, simile a quello che tra il 2014 e il 2016 ha fatto crollare di oltre due terzi il prezzo del barile. Nel 2040 potrebbero esserci 16 mnb “spiazzati”, nel 2050 addirittura 25 mbg. E tutto questo solo per effetto delle auto a batteria, senza considerare nessun’altra variabile.

Eppure, solo nel campo dei trasporti, la domanda petrolifera è minacciata anche da altri fattori, dal cambiamento delle abitudini (ad esempio un maggiore ricorso al car sharing) al diffondersi di altri veicoli con consumi bassi o addirittura nulli di benzina e diesel, come gli ibridi o le auto a idrogeno. Lo studio ritiene che i veicoli tradizionali, a combustione interna, potrebbero essere meno della metà del totale nel 2030, riducendosi ad appena il 12% nel 2050.

Discorso analogo per il carbone. I ricercatori dell’Imperial College London e di Carbon Tracker Iniative ricordano che i costi del fotovoltaico sono crollati dell’85% negli ultimi sette anni. Persino impiegando stime datate, osservano, il carbone perderebbe una quota di mercato del 10% tra il 2012 e il 2020.

L’ipotesi a cui arrivano è che, considerando anche gli impegni presi a Parigi contro il cambiamento climatico, il solare possa arrivare a una quota del 23% della generazione elettrica entro il 2040 e del 29% entro il 2050, spiazzando completamente il carbone e lasciando al gas una quota intorno all’1%.

«I veicoli elettrici e l’energia solare – avverte Luke Sussamms, senior researcher di Carbon Tracker – sono dei game changer che l’industria dei combustibili fossili sta notevolmente sottostimando. Ulteriori innovazioni nel giro di 5 anni potrebbero rendere il nostro scenario fin troppo conservativo».

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