domande e risposte

Bilancio Eurozona, dalla transizione energetica al catasto: ecco cosa finanzierà il mini-budget

di Michele Pignatelli


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Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno (a sinistra) con il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici

2' di lettura

Che cos’è il bilancio dell’Eurozona a cui l’Eurogruppo ha dato il primo via libera?

Un embrione di budget riservato ai Paesi dell’unione monetaria, di dimensioni per ora ridotte e ancora da definire. Un compromesso tra chi, come la Francia, ne voleva fare anche un antidoto alle crisi e chi, come l’Olanda e i Paesi nordici, era riluttante a qualsiasi nuovo strumento condiviso di spesa; compromesso evidente anche nel nome: non “bilancio” ma “strumento di bilancio per la convergenza e la competitività” (Bicc secondo l’acronimo inglese)

A cosa servirà?

A cofinanziare (una parte resterà a carico del Paese) riforme strutturali e investimenti pubblici che accrescano, appunto, convergenza e competitività nell’Eurozona, in linea con le raccomandazioni fornite ai Paesi da Bruxelles nell’ambito del Semestre europeo. Misure che potranno dunque essere le più svariate, dalle riforme del mercato del lavoro alla transizione energetica, dall’informatizzazione dell’apparato giudiziario alla modernizzazione del catasto. Esclusa dalle finalità del nuovo strumento la “stabilizzazione” di Paesi eventualmente in crisi, che Parigi avrebbe voluto esplicitare.

Come sarà finanziato il nuovo strumento e che dimensioni avrà?

Attingerà dal budget comunitario 2021-2028, in particolare dalla voce di bilancio destinata alle riforme economiche dell’intera Ue a cui, nella proposta della Commissione, sono destinati 22 miliardi. Al bilancio della sola Eurozona dovrebbe andare però una dotazione minore: si parla di 17 miliardi. Una cifra ben lontana dai «diversi punti percentuali di Pil» (alcune centinaia di miliardi) ipotizzati dal presidente francese Emmanuel Macron nel famoso discorso tenuto alla Sorbona nel settembre 2017.

Sarà possibile espanderne le dimensioni? Come?

Il dibattito sull’eventualità di contributi propri dei governi, che permetterebbero di incrementare dimensioni e potenzialità del budget della zona euro, si è concluso per ora senza accordo. Né sono state indicate, di conseguenza, le possibili fonti di reddito (un’ipotesi circolata nei mesi scorsi è il ricorso a una tassa sulle transazioni finanziare, peraltro ancora da istituire).

Quando sarà operativo il budget dell’Eurozona?

Non prima del 2021, essendo vincolato al bilancio 2021-2028. Bisognerà in ogni caso completare prima l’iter legislativo: finalizzare il pacchetto giuridico entro fine anno, quindi procedere con le ratifiche nazionali.

Che forma avranno i finanziamenti e come se ne deciderà l’entità?

Si tratterà di sussidi il cui ammontare sarà determinato dai costi stimati della misura o dell’investimento da attuare. I Paesi beneficiari dovranno poi rendere conto dell’implementazione nell’ambito del Semestre europeo.

Il nuovo strumento varato è, in definitiva, un successo o un fallimento?

Come tutti i compromessi, si presta a opposte valutazioni. Da una parte ha per ora dimensioni troppo piccole per rappresentare una svolta nell’integrazione europea; dall’altra, proprio perché di entità ridotta, è riuscito a superare l’opposizione di alcuni Paesi, segnando un inizio.

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