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Dalla Val d'Ega a San Vigilio, il turismo sostenibile diventa un marchio

Tante le iniziative programmate ci sono gli accessi limitati per evitare il sovraffollamento e il divieti al traffico per i passi dolomitici oltre ad misure carbon free nelle strutture ricettive

di Gianni Rusconi

Manuel Kottersteger

5' di lettura

Il Sud Tirolo si è da tempo impegnato in una sfida che la vuole diventare un esempio di riferimento su scala nazionale e non solo, con un obiettivo (sulla carta) semplice: rendere l'offerta turistica del territorio sempre più sostenibile, sia per la popolazione locale, sia ovviamente per gli ospiti italiani e stranieri che scelgono l'Alto Adige per le vacanze e per i week end. Ecco i passi che sono stati fatti e il piano per raggiungere obiettivi ambiziosi entro il 2040 in chiave Esg.

Evitare l’over tourism

Parla, e a ragione, di grande responsabilità e di obiettivi ambiziosi Erwin Hinteregger, Direttore Generale di IDM, l'agenzia di promozione e sviluppo dell'economia dell'Alto Adige. Una responsabilità importante perché il lavoro è solo all’inizio sebbene significativo. Tra le altre iniziative importanti c’è per esempio quella di prevedere posti letto a numero chiuso per regolare il turismo di massa. Il ritorno alla normalità per quanto riguarda i viaggi ha riproposto agli operatori del turismo il “problema” emerso con evidenza nel 2019, quello dell'over tourism. Il provvedimento deciso lo scorso settembre dalla Provincia Autonoma di Bolzano,che ha introdotto un limite ai posti letto e quindi ai pernottamenti nelle strutture turistiche di ogni comune (su base annua il tetto massimo è stato fissato in 34 milioni, il picco raggiunto nell'anno pre-pandemia), va indubbiamente nella direzione di privilegiare la qualità a scapito della quantità. Non si potranno più aprire alberghi o B&B fino a quando non si libereranno nuovi posti e quando una struttura cessa di funzionare i letti potranno essere riassegnati dai comuni secondo criteri definiti per garantire sempre il rispetto della soglia massima. Ma questo è solo il primo passo. Una decisione che ha suscitato critiche ma resasi necessaria per contrastare gli effetti generati dal grande traffico sulle strade e non di meno i disagi recati ai residenti nel trovare case in affitto o da comprare (visto il boom degli alloggi offerti su piattaforme come Airbnb, che dal 2016 al 2020 sono quadruplicati passando da 1.100 a poco meno di 4mila).

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Manuela Tessaro

I criteri di assegnazione e le destinazioni certificate

Il record delle presenze toccato nel 2019 costituisce quindi un punto di svolta per il territorio e la sua vocazione ad essere sempre più sostenibile, dopo che negli anni passati sono state comunque introdotte diverse restrizioni per limitare il turismo “mordi e fuggi” che punta sulle località più note delle Dolomiti. Il “Marchio di sostenibilità Alto Adige” per il turismo annunciato qualche settimana fa da IDM è un progetto ad ampio respiro che vuole portare questo territorio al rango di habitat turistico sostenibile più ambito in tutta Europa. Tecnicamente si tratta di una certificazione sviluppata per le diverse destinazioni del territorio e le sue strutture ricettive che si basa sui criteri del Global Sustainable Tourism Council (GSTC), un'organizzazione internazionale che ha definito standard per il turismo e i viaggi sostenibili a livello mondiale. I principi attraverso i quali viene misurato il processo di sostenibilità sono stati attentamente esaminati e adattati alle condizioni dell'Alto Adige e prevedono un approccio integrato che include alcuni obiettivi principali che riguardano la sostenibilità e la massimizzazione dei suoi benefici in ambito socioeconomico, culturale e ambientale. Se tutti i criteri prescritti (si va dalla salvaguardia delle aree naturali sensibili alle emissioni di gas serra, dalla gestione del numero di visitatori alla mobilità ecologica, dalla gestione dell'acqua a quella dei rifiuti) vengono soddisfatti, la destinazione può fregiarsi del “Marchio di sostenibilità Alto Adige” ed è proprio IDM a svolgere le funzioni di coordinamento, audit e conferimento del marchio. Le prime tre località a vantare tale titolo sono Val d'Ega, Bressanone e San Vigilio di Marebbe e tutte e tre hanno soddisfatto interamente i requisiti che compongono i tre diversi livelli della certificazione e rappresentano le tappe necessarie da affrontare nel percorso verso la sostenibilità (il livello 3, quello più alto, corrisponde allo standard GSTC riconosciuto a livello mondiale). Le singole strutture di una destinazione, da parte loro, possono scegliere autonomamente quale certificazione perseguire attuando le relative misure e i vari soggetti in possesso della certificazione beneficiano di una maggiore visibilità (via IDM) attraverso la comunicazione del proprio impegno verso azioni sostenibili.

sito IDM

Azioni sul territorio

L'ambizione dell'Alto Adige di essere un habitat sostenibile da prendere a modello potrebbe scontrarsi, a una lettura superficiale, con una realtà che vede le strutture ricettive tornate a fare il sold-out e una presenza di auto e motociclette (in alcune località almeno) decisamente impattante. In realtà non è così. «Il Marchio di Sostenibilità - come spiega Hinteregger al Sole24ore.com - è un tassello fondamentale del percorso che abbiamo intrapreso prevedendo la partecipazione attiva della popolazione locale e dei visitatori e rispetto a questa visione il territorio ha già attivato alcune azioni concrete per andare tutti nella stessa direzione, e cioè il consolidamento del settore turistico attraverso uno sviluppo ecologico e sostenibile». Azioni che riguardano per esempio la promozione della destagionalizzazione per distribuire al meglio i flussi turistici in primavera ed autunno, il varo di iniziative per incentivare gli ospiti a scegliere periodi al di fuori dei mesi più gettonati come il “Pass funivie Free” in Valle Aurina o ancora le limitazioni che regolano l'accesso con mezzi privati a motore ad alcune aree come Prato Piazza, il Lago di Braies, la Val Fiscalina e le Tre Cime di Lavaredo. «Nel 2024 – aggiunge in proposito il Direttore Generale di IDM - entreranno in vigore alcuni divieti al traffico per i passi dolomitici in previsione delle Olimpiadi invernali del 2026 a Cortina a favore di piste ciclabili, valichi Ztl, e navette».

Armin Huber

Mobilità green e climaticamente neutrale entro il 2040

Se l'intero territorio si è posto l'obiettivo di raddoppiare la presenza di biciclette entro i prossimi sette anni e il numero di colonnine per la ricarica delle auto elettriche è in costante aumento, un grande contributo, inoltre, dovrebbe arrivare dalla capillare rete di trasporti pubblici (autobus urbani, extraurbani e citybus, treni locali e regionali, funicolari e funivie sono integrati in un unico sistema tariffario con la Mobilcard) mentre sono riposte grandi aspettative nell'iniziativa “Green Mobility” voluta dalla Provincia Autonoma di Bolzano, avente l'obiettivo di rendere l'Alto Adige una regione modello per la mobilità alpina sostenibile attraverso progetti che guardano ai mezzi elettrici e ad idrogeno. «Secondo il piano climatico provinciale – conclude Hinteregger – l'Alto Adige vuole essere climaticamente neutrale entro il 2040». Un obiettivo ambizioso, come si diceva, ma tutti - in Sud Tirolo - sono consapevoli che la strada verso la sostenibilità sia lunga e difficile da percorrere e per questo va affrontata da subito e con le risorse adeguate.

Patrick Schwienbacher


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