L’allarme

Dalla vitamina D agli antibiotici, ecco i farmaci più abusati fra gli anziani

Presentato il rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) con il coordinamento di Aifa e Istituto superiore di sanità (Iss)

di Nicola Barone

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3' di lettura

Dagli antibiotici alla vitamina D, è motivo di preoccupazione l’uso non appropriato di medicine nell’età anziana. A segnalare il problema è stato il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Nicola Magrini, presentando il rapporto realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) con il coordinamento di Aifa e Istituto superiore di sanità (Iss). L’elenco è lungo e riguarda in taluni casi anche l’interazione di più prodotti senza la dovuta precauzione.

Tre dosi a over 65 e antipertensivi più prescritti

Nel corso del 2019 la quasi totalità della popolazione con 65 anni o più ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci (98%), con consumi giornalieri pari a tre dosi per ciascun cittadino e una spesa pro capite annua di circa 660 euro. Gli uomini hanno un consumo superiore di medicinali rispetto alle donne e al Nord Italia se ne utilizzano meno che al Sud. Secondo il rapporto, i farmaci del sistema cardiovascolare, e in particolare gli antipertensivi, sono la categoria a maggiore prescrizione negli over 65 anni e, nel 2019, otto persone su dieci in questa fascia di età hanno ricevuto almeno una dose, con un massimo del 96% negli ultra 85enni. Seguono i farmaci per il diabete e per la gastroprotezione (con una prevalenza d’uso del 71%), mentre circa metà della popolazione over 65 ha ricevuto antibiotici.

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Il divario Nord-Sud

Analizzando i dati in termini di consumo e di spesa, emerge una grande differenza Nord-Sud: al Nord, infatti, si spendono in media 593 euro per utilizzatore rispetto ai 759 euro del Sud. Questa differenza di spesa (-21%) è spiegabile sia con un minore consumo che con un diverso costo per giornata di terapia. Tra il 2018 e il 2019 si registra un aumento di spesa per tutte le classi di età, incluse le circa 800mila persone di oltre 90 anni, una popolazione in crescente crescita e di cui poco si conosce rispetto all’utilizzo dei farmaci. In questo gruppo, spiega il rapporto, «è importante sottolineare come vi sia un significativo utilizzo di farmaci, tra cui gli ipolipemizzanti e gli anti-osteoporotici, non supportato da una reale esigenza terapeutica».

Magrini: preoccupante uso di vitamina D e antibiotici

«Che negli anziani la vitamina D sia nettamente il primo farmaco» nella lista dei consumi «è un dato di interesse, anche preoccupante», avverte Magrini. «Altri farmaci che in particolare nel grande anziano sono probabilmente eccessivamente usati sono anche alcuni antiaritmici», e si rilevano anche alcuni problemi di interazione tra farmaci erroneamente usati insieme. «C’è poi un uso eccessivo di antibiotici ben documentato. Il fatto che il 50% degli anziani abbia ricevuto almeno un antibiotico nell’anno è un dato che conferma un sovrautilizzo». Tornando alla vitamina D, sono anche motivo di apprensione gli echi su un possibile uso «per proprietà che non ha, di protezione dalle infezioni, piuttosto che di efficacia rispetto al Covid. E purtroppo si sentono notizie di questo tipo che vanno contrastate e combattute. Se si fa un confronto europeo si vede come quello che qua è un farmaco tra i primi cinque», il colecalciferolo, «in alcuni Paesi non è neanche fra i primi 100. C’è un’attenzione eccessiva e impropria all’uso di un farmaco a dosi elevate per il quale non ci sono le evidenze per raccomandarlo».

Nelle Rsa ampio ricorso a psicotropi

Tra le sostanze di più comune utilizzo tra i residenti della Rsa, oltre ai farmaci cardiovascolari (36,5% dei consumi), figurano gli psicotropi, come benzodiazepine, antidepressivi e antipsicotici. «Nonostante la comune presenza di disturbi neuro-psichiatrici negli anziani istituzionalizzati, va comunque sottolineato che l’uso di questi farmaci è spesso associato a importanti eventi avversi e quindi inappropriato». È quanto viene evidenziato nel Rapporto che parla di «un ampio carico farmacologico», in particolare come detto di quelli per il cuore e di quelli per il sistema nervoso centrale. Nel 2019 la spesa totale per i farmaci erogati dalle strutture residenziali delle 5 Regioni considerate (Pa di Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Umbria) è stata di oltre 25 milioni di euro, in riduzione dell’1,4% rispetto all’anno precedente.

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