VERSO IL CONSIGLIo

Dalla web tax all’agricoltura, le 5 richieste dell’Italia per dire sì al bilancio Ue

Il governo Conte due chiede che non si scenda al di sotto della proposta della Commissione per un bilancio pari all’1,11% del reddito nazionale lordo, propone nuove risorse proprie sul modello web tax e margini di flessibilità fuori bilancio

di Andrea Carli


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Consiglio straordinario Ue sul nuovo bilancio Ue (nella foto Ansa il premier Giuseppe Conte)

5' di lettura

Il problema principale nella trattativa per il bilancio Ue 2021-2027 sono i fondi . Si delinea un braccio di ferro tra le cancellerie europee che, a osservare la partita dall’alto, investe il più generale dibattito sulle priorità che l’Ue della nuova Commissione Von der Leyen intende perseguire nel medio periodo. Non depone a favore del raggiungimento di un’intesa il buco di bilancio provocato da Brexit pari, secondo le stime di Bruxelles, tra i 10 e i 12 miliardi l’anno. Per l’Italia un accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Ue va raggiunto in tempi rapidi, ma non a scapito della qualità (posizione condivisa dalla Francia).

Il governo Conte due chiede che non si scenda al di sotto della proposta della Commissione per un bilancio pari all’1,11% del reddito nazionale lordo, propone nuove risorse proprie sul modello web tax, margini di flessibilità e disponibilità fuori bilancio e salvaguardia delle risorse destinate a politica di coesione e agricoltura. Chiede anche che venga mantenuta la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale, la cui eliminazione priverebbe l’Italia del più importante meccanismo di revisione.

Il Consiglio europeo straordinario
Il 20 febbraio arriveranno a Bruxelles i capi di Stato e di governo Ue per partecipare a un Consiglio europeo straordinario che potrebbe proseguire a oltranza alla ricerca di un accordo sul budget. In caso di mancata intesa, il rischio è di andare fuori tempo massimo con l’esercizio provvisorio, legando le mani delle istituzioni nell'uso delle risorse e causando la partenza ritardata di decine di programmi europei.

Le proposte sul tavolo
L'attuale bilancio 2014-2020 vale l’1,16% del reddito nazionale lordo Ue a 27 (circa mille miliardi). Per il nuovo settennato la Commissione Ue propone l’1,11% del Rnl, mentre il Parlamento europeo (che deve dare il proprio consenso al testo) vorrebbe l’1,3% anche grazie a nuove risorse proprie. Gli Stati soprannominati “frugali” (Germania, Austria, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca) vorrebbero scendere all’1% del reddito nazionale lordo. Gli Stati a favore della coesione temono un taglio alle politiche regionali: chiedono un budget più ricco e ambizioso. Il fatto che alla fine le proposte delineino un bilancio comunitario ancora appiattito intorno all'1% del Pil europeo non piace all'Italia.

La soluzione Michel
Il 14 febbraio presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha presentato una sua proposta negoziale. Il pacchetto sarà discusso al vertice del 20 ma le posizioni tra paesi e con le altre istituzioni Ue restano distanti. Contrarie Germania e Olanda. Il pacchetto Michel prevede un bilancio pari all’1,074% del prodotto nazionale lordo dell’Unione europea a 27, ossia 1.094,8 miliardi di euro. La proposta è inferiore a quella della Commissione Ue (1,11%), all’incirca in linea con il bilancio dell’attuale settennato.

L’Italia frena
Il che non è in linea con le richieste del governo italiano. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sottolineato che un'ulteriore riduzione del bilancio «comporterebbe gravi difficoltà per l’Unione nel perseguire direttamente o sostenere gli Stati membri nel raggiungimento di obiettivi di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione, nell’azione a protezione del pianeta, negli investimenti indispensabili a costruire un’Europa migliore per i nostri giovani, nella stessa gestione dei flussi migratori». Per il Governo italiano, dunque, il bilancio complessivo proposto dalla Commissione europea, ovvero l’1,11% del reddito nazionale lordo dell’UE-27 rappresenta il minimo accettabile per consentire il finanziamento sufficiente delle nuove priorità senza compromettere l’efficacia delle politiche tradizionali.

La linea sostenuta nella trattativa
Nel complesso, gli obiettivi dell’Italia nella negoziazione del Quadro finanziario pluriennale consistono nel dotare l’Unione europea degli strumenti necessari per affrontare le grandi sfide che è chiamata ad affrontare: non solo quelle delle cosiddettepolitiche “tradizionali” (Pac e coesione) ma anche in settori nuovi quali la transizione verde, la ricerca, l’innovazione digitale, la difesa,la competitività globale delle aziende. Secondo l’Italia, vanno adottati strumenti in grado di realizzare gli obiettivi del green deal europeo.

La proposta italiana: puntare su risorse proprie
A questo scopo l’esecutivo Conte due ha fatto presente agli interlocutori coinvolti nella trattativa che ci sarebbe modo di reperire le risorse necessarie per un bilancio maggiormente ambizioso senza pesare sui bilanci nazionali ovvero introducendo nuove risorse proprie, diverse da quelle delineate dalla Commissione.

Quali dovrebbero essere
L’Italia ritiene essenziale in particolare il mantenimento della risorsa Iva e si è espresso a favore di nuove risorse proprie che possano contribuire non solo ad allentare la dipendenza del QFP dai contributi degli Stati membri, ma che contribuiscano a promuovere le priorità politiche dell’Unione, quali il miglior funzionamento del mercato interno e la progressiva armonizzazione del quadro fiscale in chiave anti-elusione e anti-dumping. In particolare, si fa riferimento alla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB), alla FTT e alla web tax che non consisterebbero in meri trasferimenti di risorse dai bilanci nazionali ma, al contrario, permetterebbero di reperire risorse da quei soggetti (come le grandi imprese multinazionali) che finora hanno tratto vantaggio dal mercato unico senza partecipare o partecipando poco ai relativi costi.

... e ampi margini di flessibilità
Il Governo italiano ha anche messo in evidenza l’importanza che il bilancio mantenga ampi margini di flessibilità e disponibilità fuori bilancio, in modo da poter reagire alle numerose occasioni di emergenze naturali e sociali. Inoltre, ritiene molto importante mantenere la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale, la cui eliminazione lo priverebbe del più importante meccanismo di revisione.

Priorità a politica di coesione e agricoltura
L’Italia tenta poi di difendere la politica di coesione, di cui è il secondo paese beneficiario e l’agricoltura di cui sono in discussione i criteri di distribuzione delle risorse che potrebbero essere molto penalizzanti per gli agricoltori italiani.

Chi è con l’Italia e chi contro
L’ Italia preme per andare nella direzione di nuove risorse proprie. La maggior parte dei Paesi membri, tuttavia, è contraria a questa soluzione. Il quadro delle posizione ha più di una sfaccettatura: alcuni Paesi (tra cui la Francia) sarebbero a favore dell’introduzione di nuove risorse proprie per avere un Quadro finanziario pluriennale all’altezza delle ambizioni europee. In questo Parigi è dalla parte di Roma. Altri paesi come Ungheria, Irlanda e Cipro sostengono la centralità della risorsa legata al reddito nazionale lordo. Polonia, Croazia e Germania sono disponibili a esaminare altre ipotesi rispetto a quelle proposte dalla Commissione europea, come la tassa sulle
transazioni finanziarie (FTT) e la web tax diretta a colpire i profitti della grandi compagnie del web.

La posizione sui “rebate”
Conte ha poi sottolineato che vanno cancellati i cosiddetti “rebate”, gli sconti, di cui godono Germania, Svezia, Austria, Danimarca e Paesi Bassi, conseguenza dello sconto accordato al Regno Unito nel 1984, quando il bilancio era per due terzi destinato all’agricoltura. Su questo punto l’Italia può contare su alleati.

Il percorso per decidere il Quadro pluriennale
Il Consiglio svolge un ruolo centrale nel processo legislativo sul Quadro finanziario pluriennale. Prima della scadenza del Qfp in corso, la Commissione europea formula una proposta per un nuovo regolamento Qfp. Questa proposta serve come base per i negoziati in sede di Consiglio, che garantirà che tutti gli Stati membri facciano parte dell’accordo, per raggiungere il quale è necessaria l’unanimità. Anche altri attori contribuiscono al processo. Quando definisce la propria posizione il Consiglio riceve orientamenti politici dai leader dell’Ue riuniti in sede di Consiglio europeo. Per concludere il processo decisionale serve l’approvazione del Parlamento europeo. Ciò significa in pratica che il Parlamento può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla.

Per approfondire:
Bilancio Ue, Michel propone una tassa sulla plastica
Bilancio europeo: si accende il confronto e il Parlamento minaccia la bocciatura

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