Industria

Dalle Ande alla Basilicata, il business della lana ecosostenibile di alpaca

di Luigia Ierace

2' di lettura

Dal Perù alla Basilicata. E i tre piccoli alpaca, arrivati dieci anni fa dalle Ande ad Acerenza, uno dei borghi più belli d'Italia in provincia di Potenza, oggi sono diventati venti. Fanno tutti parte di “BasilicatAlpaca”, l'unico allevamento nel Sud dell’animale che è considerato il cugino meno noto del lama, è una realtà consolidata che copre l'intera filiera: dall'allevamento su circa sei ettari di terreno, al punto vendita di manufatti di lana alpaca nel centro storico di Acerenza, al turismo slow, a corsi di formazione, laboratori didattici e pet therapy.

«Ero considerato un pazzo – sottolinea da Canio Caruso, 32 anni, di Acerenza –, lasciato l'esercito decisi di tornare in Basilicata e valorizzare i terreni di famiglia partendo da un animale raro e dalla lana pregiata». Circa 20mila euro di investimento, l'acquisto da un allevamento peruviano dei primi tre esemplari e le difficoltà per rendere meno traumatico il loro adattamento da 6.000 metri di altitudine a 900 metri.

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Da allora Caruso, allevatore per caso, è diventato un esperto. Di anno in anno, la famiglia di alpaca continua a crescere, con la nascita di altri cria (i cuccioli di alpaca) e aumenta la lana da filare. La tosatura si effettua una volta l’anno e da ogni animale si ricavano circa quattro chilogrammi di lana grezza trasformata in un lanificio di Vicenza in un filato di altissima qualità.

A differenza del cashmere non contiene lanolina, è anallergica e il suo colore è naturale. Per ogni chilogrammo di lana tosata si producono 500-600 grammi oltre agli scarti utilizzati per feltri, imbottiture per cuscini. I gomitoli, prodotti e rispediti ad Acerenza, sono impiegati nella realizzazione di maglie, sciarpe, guanti, cappelli, poncho, ma anche peluche, oggettistica di vario tipo, souvenir, avvalendosi di magliaie del posto e strumenti tradizionali: telai , ferri e uncinetto.

Una moda ecosostenibile in tutte le fasi che segue i canali di vendita on line suscitando l'interesse di clienti dall'Europa e dall'America. «La pandemia ha fermato le visite, ma siamo pronti a ripartire – sottolinea Caruso -, tante le richieste di trascorrere una giornata con gli alpaca, accompagnati dalle nostre guide e scattare foto, soprattutto con “Cotoletta”, la vera attrazione, che si alza e cammina sulle zampe posteriori. Nato da due alpaca bianchi, ma di colore biondino, è rimasto piccolo e si riconosce per la sua simpatia».

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