Zone economiche speciali

Dalle banche 2,6 miliardi a sostegno degli investimenti

Da Banca Intesa a UniCredit alla Popolare di S.Angelo: tutte le misure e le risorse messe in campo dagli istituti bancari per sostenere le imprese che si insediano nelle Zes

di Nino Amadore, Vera Viola


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A sostenere le Zone economiche speciali sono soprattutto le grandi banche, come Intesa Sanpaolo e UniCredit

4' di lettura

In campo per sostenere le Zes e soprattutto le imprese che vorranno insediarsi nelle Zone economiche speciali. È la strategia delle banche che si sono mosse per tempo provando a cogliere tutte le opportunità. Lo hanno fatto, fin qui, soprattutto grandi banche come Intesa Sanpaolo e UniCredit.  L’obiettivo fissato e condiviso ovviamente anche dagli istituti di credito è quello sintetizzato dalla Svimez nell’ultimo rapporto: «È necessario ridare il giusto valore al brand “Made in Italy” eliminando tutte le ombre riguardanti la scarsa qualità della produzione delocalizzata e garantendo un costante miglioramento del servizio al cliente e la competenza della manodopera. Sono fondamentali politiche di reshoring in tutti i processi aziendali, dalla produzione alla logistica, dagli acquisti alla distribuzione: le aziende che hanno delocalizzato in Cina, Romania, Bulgaria, ecc., dovrebbero tornare a investire nei territori d’origine».

Attrarre dunque chi è andato via ma anche nuove aziende. Ed è un po’ la logica che sta alla base dei road show organizzati da Banca Intesa Sanpaolo che ha portato quello che potremmo ancora definire il “progetto Zes” prima a Dubai e poi in Cina ( si veda articolo accanto). Va ricordato che il gruppo bancario sostiene il programma Zes sin dalla nascita nel 2017 con un plafond di 1,5 miliardi per lo sviluppo delle Zone economiche speciali e, appunto, per supportarne l’attrattività su investimenti nazionali ed esteri. Alle risorse già stanziate nel 2017 recentemente si sono aggiunti i 100 milioni disponibili nell’ambito dell’accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con il Fei ( il Fondo europeo per gli investimenti che fa capo alla Bei): un accordo che prevede 330 milioni per nuovi finanziamenti a tassi agevolati destinati alle micro, piccole e medie imprese nelle regioni del Mezzogiorno di cui 100 milioni destinati agli investimenti per le Zes. Un progetto, quest’ultimo, denominato Sme Initiative, promosso dal Fei, sponsorizzato dal ministero per lo Sviluppo economico, finanziato con risorse europee, nazionali e del Gruppo Bei.

Del resto le potenzialità sono enormi. Secondo stime del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm), illustrate ai possibili investitori nel corso dell’incontro che si è tenuto a Dubai, le Zes a distanza di dieci anni dalla loro costituzione, potranno generare un incremento dell’export del 40%, che nel caso del Mezzogiorno varrebbe 18 miliardi di euro. Gli investimenti pubblici, spiega Srm, hanno un effetto moltiplicatore di 3:1, ogni euro di credito d’imposta ne genera due di capitali privati, a beneficio dell’intero sistema portuale e di interscambi che si diramano dal Mediterraneo.

Sul fronte delle Zes è scesa recentemente in campo anche UniCredit che ha messo a disposizione in Sicilia, la regione più indietro nell’iter tra quelle del Mezzogiorno, un miliardo per gli investimenti nelle aree selezionate per gli incentivi. L’istituto, guidato il Sicilia, da Salvatore Malandrino (si veda Il Sole 24 Ore Sud del 25 ottobre) si prepara anche a sostenere nel 2020 un road show per presentare le opportunità che farà tappa in alcuni grandi paesi europei a partire dalla Germania. A giugno di quest’anno UniCredit aveva organizzato e ospitato a Vienna, presso UniCredit Bank Austria, una presentazione sulle opportunità offerte dalle Zes agli imprenditori austriaci potenzialmente interessati a investire nel Sud e a beneficiare degli incentivi previsti. «Le Zone Economiche Speciali (Zes) sono una importante opportunità per favorire l’afflusso di investimenti nelle regioni del mezzogiorno – spiega Andrea Casini, Co-Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit – . Noi mettiamo a disposizione del territorio anche la nostra rete internazionale, con banche leader in 14 mercati strategici e una importante presenza operativa in altri 18 Paesi in tutto il mondo. Nuove iniziative sono allo studio al fine di potenziare le opportunità di crescita e di attrattività delle regioni meridionali».

Una disponibilità quella dei grandi istituti bancari, cui guardano con attenzione gli imprenditori: «L’impegno delle banche a sostegno degli investimenti nelle aree Zes – dice il vicepresidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese – è un segnale positivo e di fiducia dei privati in questo strumento. Non bisogna però vanificare gli sforzi e quindi auspichiamo che in Sicilia si proceda in fretta al fine di rendere operative le aree già individuate. Gli imprenditori siciliani sono pronti a fare la loro parte».

In Sicilia in campo anche Irfis-Finsicilia, la finanziaria controllata dalla Regione siciliana, che ha intanto messo in campo un fondo di 84 milioni che punta, tra le altre cose, ad attrarre investimenti e potrebbe giocare una sua partita nella strategia di sostegno alle Zes. «Le misure approvate dal comitato che gestisce il fondo – spiega il presidente dell’Irfis Giacomo Gargano – non hanno eguali. Non abbiamo utilizzato la parola Zes, che certo ha una sua efficacia sul piano della comunicazione, ma queste misure sono certamente utili e importanti per chi vuole investire nelle Zes». Sempre in Sicilia la Banca popolare S. Angelo, «quale banca fortemente legata al territorio e vocata al sostegno di ogni iniziativa di sviluppo – spiega l’ad Ines Curella – , è già pronta, a supportare, quando le Zes saranno operative, la realizzazione di progetti di investimento e a fornire assistenza sul fronte interno ed estero».

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