Sullo Stretto

Dalle baracche al mare, a Messina cantiere aperto per bonificare le aree

2' di lettura

Ci vorrà tempo ma la strada per trasformare Messina, e restituirne un’organizzazione e un’immagine moderne, è già segnata. Su due fronti in particolare: uno è quello che riguarda la battaglia, che possiamo definire di civiltà, per eliminare le baracche che risalgono al terremoto del 1908 e dunque riqualificare le aree interessate. L’altra è la bonifica dell’area della cosiddetta Zona falcata, fronte mare.

Al primo progetto lavora l’Agenzia voluta dal sindaco di Messina Cateno De Luca nel 2018 e guidata da Marcello Scurria il cui mandato scade a settembre: su questo fronte è ricominciata da poco la battaglia per ottenere la dichiarazione dello stato di emergenza anche alla luce della situazione sanitaria peggiorata con il Covid in queste strutture spesso fatiscenti. Da un punto di vista operativo, spiega Scurria, in questi 3 anni, «tenendo conto anche delle difficoltà derivanti dalla pandemia ». Il cantiere, chiamiamolo così, è aperto e il Comune di Messina tra fondi nazionali e regionali ha a disposizione 34 milioni: «Siamo riusciti intanto dare una casa agli abitanti di cinque baraccopoli e stiamo lavorando per liberare quella che è considerata il simbolo delle baraccopoli messinesi, quella di Fondo Fucile» spiega Scurria. di fatto hanno avuto una casa intanto 180 famiglie ma il problema resta, in una questa vicenda complessa che si trascina da anni: «La scelta di rivolgerci al mercato per le abitazioni ci ha aiutati e abbiamo fatto in tre anni o poco meno quello che non era stato possibile fare in 30 ani» dice ancora Scurria. Intanto sono state liberate aree per 30mila metri quadrati. Il Comune nel frattempo ha partecipato un paio di bandi nazionali da cui potrebbero arrivare risorse per 115 milioni. Il programma è di demolire man mano le baracche e di costruire in quelle stesse aree nuovi alloggi con i servizi annessi.

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L’altro fronte è quello della Zona falcata . Su questo fronte la situazione se vogliamo è un po’ più complessa ma finalmente dopo anni qualcosa sembra muoversi: l’Autorità portuale guidata da Mario  Mega ha avviato la procedura per la bonmifica di un’area parecchio estesa: «Abbiamo avviato le caratterizzazioni e firmato un protocollo con la Sogesid per arrivare a un progetto di bonifica. Prima di tutto bisognerà completare questa fase preliminare e poi avremo anche un’idea chiara di quante risorse servono». per il momento c’è un calcolo fatto qualche anno fa dall’Università di Messina che quantificava in 70 milioni le somme necessarie. Ma è ovviamente da aggiornare. Quello sulla Zona falcata è un intervento necessario e interessante: il piano regolatore portuale destina i due terzi della zona ad area archeologica vincolata e la Regione siciliana si è intanto mossa per fare gli interventi sui beni culturali di pregio che vi si trovano.

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