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Feudi di San Gregorio, ecco come la sostenibilità fa crescere gli utili

Dalle bottiglie più leggere al risparmio idrico, gli investimenti hanno fatto aumentare l’ebitda dalla cantina che fattura 30 milioni, per il 50% all’estero: obiettivo la carbon neutrality

di Giorgio dell'Orefice

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3' di lettura

«Non è vero che la sostenibilità per un’azienda è solo un costo. Sostenibilità e margini di guadagno possono andare di pari passo e noi ne siamo la prova». È l’importante messaggio che è venuto da una delle principali cantine del Mezzogiorno, l’irpina Feudi di San Gregorio (ma con unità produttive anche nel Vulture in Basilicata, in Friuli e a Bolgheri in Toscana per complessivi 400 ettari di vigneto, 800 diverse particelle e circa 30 milioni di euro di fatturato realizzati per il 50% all'estero).

E l’esercizio 2022 (i cui dati di bilancio definitivi saranno approvati dal Cda solo nel prossimo marzo) ha evidenziato come gli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni sulla sostenibilità abbiano prodotto un cambio di passo nella gestione aziendale oltre che una serie di economie che ora stanno dando risultati sul piano della redditività dell’azienda. Un risultato tutt’altro che scontato. Il prezzo medio a bottiglia è passato da 5,30 euro a del 2017 ai 6,10 del 2022, l’Ebitda in valore è passato dai 3,5 milioni del 2017 ai 6 milioni del 2022 e in termini di margine è passato dal 13% del 2017 al 20% del 2022 con un tasso di crescita annuo (Cagr) del 12 per cento.

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«La sostenibilità – spiega il presidente e ad di Feudi di San Gregorio, Antonio Capaldo – introduce innanzitutto una serie di scadenze e questo porta l’azienda a un confronto serrato su vari temi. A cominciare dalla missione aziendale che in passato non avevamo mai formalizzato in una carta dei valori o in una visione. In questo senso la sostenibilità di obbliga a ragionare. Temi che in realtà sono sempre presenti in particolare in un’azienda famigliare nella quale è naturale pensare a chi verrà dopo di noi. Ma il punto chiave è che si tratta di un percorso complessivo che per forza di cose spinge chi gestisce l'azienda a uno sforzo di efficientamento».

Feudi di San Gregorio ha cominciato ad effettuare investimenti green già anni fa con interventi per il riuso delle acque piovane e la produzione di energia da impianti fotovoltaici. Un percorso approdato nel tempo prima alla certificazione Equalitas, poi a quella B-Corp fino al passaggio a società Benefit.
«Oggi non prendiamo un litro d’acqua al di fuori dell’azienda, copriamo il 100% del fabbisogno energetico con l'energia da fotovoltaico che al 50% autoproduciamo. E poi abbiamo lavorato sul packaging. Avevamo cominciato un percorso per arrivare a utilizzare bottiglie più leggere, fino a un -25% di peso in meno. Uno sforzo che si è rivelato una grande chance quando con i rincari delle materie prime sono esplosi i listini del vetro. Grazie ai tagli operati sul peso delle bottiglie quei rincari hanno impattato molto meno sulla nostra gestione aziendale».

Ma non c’è solo il capitolo energetico, delle risorse e dei materiali. C’è anche il capitolo della condizionalità sociale e del lavoro. «Nel corso degli ultimi anni – ha aggiunto il presidente – in controtendenza rispetto alle pratiche agricole diffuse, Feudi ha ridotto l’incidenza dei lavoratori stagionali e a tempo determinato, trasformandone la quasi totalità in dipendenti a tempo indeterminato, attraverso l’adozione di strumenti innovativi come il Contratto Banca Ore. E l’azienda ne ha beneficiato anche a livello economico, grazie ad una nuova consapevolezza strategica e operativa».

Ma soprattutto la sostenibilità obbliga a trasformare le relazioni commerciali. «Su questi temi e obiettivi – dice ancora Capaldo – tutti sono molto più coinvolti e contribuiscono al raggiungimento di target individuati e di impresa. E in questo processo noto un coinvolgimento molto maggiore di quando anni fa da consulente scuola McKinsey parlavo loro esclusivamente di obiettivi economici, finanziari e gestionali. Abbiamo speso di più (a cominciare dalla remunerazione delle uve aumentata del 10% l'anno tutelando nel tempo i viticoltori dai rischi climatici), abbiamo investito parecchio e sono migliorati i nostri risultati. Alla nostra rete vendita ho subito detto che non avremo prodotto di più. Non pianteremo vigne dove non c’erano un secolo fa. E che quindi la crescita dell’azienda e la sua sostenibilità economica doveva passare necessariamente da una migliore valorizzazione del prodotto. Ed è quello che è avvenuto. Dal 2017 è cresciuto il prezzo medio dei nostri prodotti e di conseguenza l'Ebitda dell'azienda».

E lo sforzo in chiave green non si ferma qui. Tra gli obiettivi di sostenibilità annunciati da Feudi di San Gregorio per il 2023 c'è lo sforzo per raggiungere la totale carbon neutrality entro il 2030 «e contiamo di riuscirci – conclude Capaldo – già entro il 2025».


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