Vino

Dalle Cinque Terre a Pantelleria, guida ai vini con vista mare

Viaggi di gusto. Dall'Elba a Pantelleria, passando per il Golfo di Napoli e le dune sarde, guida alle bottiglie che nascono lungo le coste e raccontano il contatto fra terra e acqua

di Federico De Cesare Viola


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5' di lettura

È abbastanza probabile che stiate leggendo questa pagina sotto l’ombrellone, pieds dans le sable, pensando a quale vino ordinare per pranzo. Ed è altrettanto possibile che nelle immediate vicinanze – se non addirittura alle vostre spalle - ci sia una vigna (con relativa cantina). Un’eventualità supportata da un dato: un terzo dei vini Dop italiani sono “vista mare”. Il che vuol dire, in questa stagione soprattutto, che turismo balneare e turismo enologico si sostengono a vicenda, in un felice connubio.

Tra un tuffo e l’altro, dunque, perché non approfittare di questi giorni per andare alla scoperta, dalle Cinque Terre a Pantelleria, dei vini marittimi, di costa e di isola? È una produzione importante (per diversità, volumi e qualità), in cui le molteplici espressioni sono spesso accomunate da pratiche colturali simili (a volte “eroiche”) e dalla prevalenza di vitigni autoctoni. In molti casi saranno le sensazioni sapide – o iodate, se preferite – a guidarvi nella degustazione. Ma, come ricorda il professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura presso la facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano, «non è in realtà possibile accertare una corrispondenza tra le sensazioni organolettiche del vino e i caratteri marini del vigneto».

La Toscana delle isole

Le isole in particolare sono un patrimonio di biodiversità enoica. Qui l’agricoltura è spesso faticosa, ma i vini che vi nascono hanno una ricchezza ineguagliabile. L’Elba, la più grande delle isole toscane, vanta un buon numero di produttori, anche se oggi gli ettari vitati, circa 300, sono molto inferiori ai 5mila della prima metà dell’Ottocento. Qui si coltiva soprattutto Ansonica e Trebbiano toscano (o Procanico), tra le uve a bacca bianca, e Sangiovese e Aleatico tra le rosse: proprio l’Elba Aleatico passito è stato il primo vino delle isole minori italiane a ottenere la Docg.

Da scoprire l’ottimo Silosò di Arrighi, azienda alle spalle della baia di Porto Azzurro. Il patron Antonio, con la collaborazione proprio del professor Scienza, ha anche lanciato il progetto “Vinum Insulae”, basato sul leggendario vino greco di Chio: l’uva Ansonica è immersa per qualche giorno in mare, in ceste di vimini, per accelerare l’appassimento e preservare gli aromi tipici prima della macerazione in anfora. Proprio come facevano gli antichi Greci. Sull’isola fate tappa anche da Cecilia, azienda a Campo nell’Elba, per assaggiare Ansonica, Vermentino ed Elba Rosso, e alla Tenuta La Chiusa di Portoferraio, con la sua splendida villa patronale che ospitò Napoleone, dove si producono anche un Elba, rosso e bianco, e un Aleatico passito fresco e non stucchevole.

La minore dell’arcipelago toscano è invece Gorgona, selvaggia e incontaminata, unica isola-penitenziario in Europa: qui i detenuti possono trascorrere l’ultimo periodo di pena lavorando in vigna, con la collaborazione e la supervisione degli agronomi ed enologi di Frescobaldi. Da questi due ettari piantati a Vermentino e Ansonica nasce così il Gorgona, un bianco dal carattere marittimo, con profumi di macchia mediterranea.

Riflessi sulle colline di Bolgheri

Torniamo sul continente, precisamente sulla costa di Bolgheri, per visitare Tenuta Argentiera, proprietà posta su un altopiano affacciato sull’arcipelago toscano, che ben sintetizza l’essenza della denominazione – soprattutto nelle etichette Argentiera e Villa Donoratico - per la sua vicinanza al mare e per la maggior altitudine media. I vigneti più alti, a oltre 200 metri, beneficiano di una continua brezza e i raggi del sole, che si specchiano nel mare, creano un fenomeno di riflessione che dona alle piante un’ulteriore esposizione, fornendo condizioni ottimali per una crescita sana e regolare.

Storie e aromi di Campania

Anche in Campania molti hanno scelto di fare vino non lontano dal mare. La cantina La Sibilla della famiglia Di Meo lavora a Bacoli, tra il Golfo di Napoli e quello di Pozzuoli: una striscia di terra che poggia su una falda acquifera termale calda e salata, terroir ideale per il Piedirosso e la Falanghina. A Ischia, dove la viticoltura assume tratti eroici per via delle caratteristiche orografiche, la cantina pioniera è Casa d’Ambra, a Forio d’Ischia. Il loro vino più celebre è (giustamente) il cru di Biancolella Tenuta Frassitelli, un vino di mare, raffinato e dissetante, dalla sapidità prorompente.

Vigne e dune in Sardegna

Se siete in vacanza nel nord della Sardegna, tra Castelsardo e Costa Paradiso, raggiungete Badesi, sul cui mare affacciano le vigne della cantina Li Duni. Non a caso, le tre linee di vini si chiamano “Le Maree”, “Le Sabbie” e “Le Brezze”. Espressivo e territoriale – nella sua salinità, con garbate note floreali - è il Renabianca, Vermentino di Gallura Docg da uve coltivate sulla fascia retrodunale, a pochi metri dal mare. A sud-ovest, sull’isola di Sant’Antioco, il terroir consente alla storica cantina Calasetta – come il nome del vicino borgo di case bianche - di produrre dei Carignano gagliardi e complessi, tra cui il Piede Franco (dal metodo di impianto) e la riserva Àina.

In Sicilia fra venti e vulcani

La Sicilia ha una storia antica anche nella viticoltura di mare. A Menfi, fra sole accecante e venti d’Africa, Marilena Barbera vinifica un’inzolia – vitigno vigoroso e a suo agio negli ambienti salmastri – dai tratti freschi e vibranti e un Nero d’Avola fragrante e snello. Questa viticoltrice rigorosa e appassionata ha da poco scoperto anche una vigna selvaggia che cresce sulle dune e regala (pochi) grappoli sopra e addirittura sotto la sabbia, ricoperti di salsedine. Di vini marittimi ne sa “qualcosa” anche la famiglia Tasca. Sui terreni vulcanici di Salina, nella sua tenuta di Capofaro, si produce la Malvasia delle Lipari, anche nell’ottima versione secca Didyme, da accompagnare ai piatti del resident chef Ludovico De Vivo.

Sull’isola di Mozia, che fu colonia fenicia, la produzione di vino iniziò nell’Ottocento, ai tempi d’oro del Marsala. Qui Tasca d’Almerita – attraverso la Fondazione Whitaker - ha avviato anni fa un progetto di recupero dello storico vigneto di Grillo: si tratta di undici ettari coltivati ad alberello, e potati tipicamente ad archetto “marsalese” per resistere ai venti provenienti dal mare. L’uva è raccolta all’alba, sistemata in cassette, caricata su barche a fondo piatto e trasferita sulla terraferma per trasportarla poi nella tenuta di Regaleali per la vinificazione.

Infine andiamo in volo fino a Pantelleria, dove ammirare l’alberello Pantesco, il tipico modello di allevamento – diventato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco - che consente di accogliere la vite, proteggerla dal vento e nutrirla con l’umidità della notte che vi si raccoglie e non si disperde. È così che nasce il Passito di Pantelleria, da uve Zibibbo appassite al sole: tra i migliori quello di Marco De Bartoli, quello di Coste Ghirlanda e il Ben Ryé (“figlio del vento”) di Donnafugata, che ha tutti i profumi e il colore dei tramonti della “perla nera” del Mediterraneo.

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