L’impatto sulle strutture ricettive

Dalle città d’arte alla montagna si stimano 2,5 milioni di disdette per Natale

Le indicazioni di Confesercenti e di Confturismo-Confcommercio

di Andrea Carli

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5' di lettura

Gli operatori e le associazioni sono già in allarme. L’aumento dei contagi in Italia ha già prodotto degli effetti sul turismo, tra calo dei pernottamenti e disdette nelle strutture ricettive, alberghi ma non solo. Una tendenza che, stando ad alcuni associazioni consultate, si manifesta nonostante il numero dei contagi in Italia sia lontano da quello registrato in altri paesi europei: dall’Austria alla Germania, all’Europa dell’Est. Si teme per le vacanze in montagna, dall'attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi, già duramente colpiti dalle limitazioni di Natale e Capodanno dello scorso anno. II fatto poi che il sistema del green pass nelle prossime ore registrerà alcune modifiche aumenta la situazione di incertezza su chi sta programmando di trascorrere qualche giorno di vacanza sotto le festività natalizie o per l’ultimo dell’anno.

Comparto travolto dalla pandemia Covid

Il turismo è stato tra i settori che più hanno risentito delle conseguenze economiche della pandemia, con un forte calo del fatturato e della redditività. Secondo una nota di Bankitalia (“Il settore turistico e la pandemia di Covid-19”), fatturato delle società di capitali operanti nei comparti dell'alloggio, della ristorazione e dell'intrattenimento si sarebbe contratto del 40% nel 2020, circa quattro volte la riduzione registrata per la media delle imprese (11%). Dopo un periodo caratterizzato dall’introduzione del Green pass, e da una ripresa degli arrivi, con una boccata di ossigeno ora il quadro potrebbe nuovamente cambiare.

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Confesercenti: con risalita contagi un milione di pernottamenti in meno

Secondo Confesercenti potrebbero essere circa un milione i pernottamenti in meno nelle strutture ricettive italiane a causa dell'aumento dei contagi da Covid in Europa e in Italia. «L’impennata dei contagi effettivamente fa molto male» conferma il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina. «Non siamo ancora usciti dall’emergenza Covid. Il turismo di prossimità prenota quasi a ridosso della vacanza. Ora l’impennata dei contagi colpisce tutte le tipologie di turismo, non solo le città d’arte che avevano visto poche presenze quest’estate e un pieno in occasione del Ponte dell’Immacolata, ma anche il turismo di montagna, che conta su uno zoccolo duro di affezionati. Non è il turismo di assembramento delle città d’arte: anche qui monitoriamo disdette». Il problema, secondo Messina, è più “di scenario”: «Non è che ci siano state tante prenotazioni: noi le aspettavamo, ma non ci sono state, dunque più che le disdette, il problema è alla base: a colpirci sono le mancate prenotazioni».

Confturismo-Confcommercio: disdette a quota 2,5 milioni

Da un’indagine sulla propensione a viaggiare degli italiani effettuata da Confturismo-Confcommercio, in collaborazione con SWG, condotta tra il 15 e il 19 novembre, è emerso che se appena un mese fa il numero di partenze degli italiani per le festività di fine anno erano stimate in 35 milioni (dieci per il “ponte” dell'Immacolata, 12 per Natale e 13 per Capodanno), le disdette sono già a quota 2,5 milioni. A influire sulla scelta di molti di cambiare programma e di non partire più sarebbero state, secondo il report, le informazioni sull'andamento della diffusione del Coronavirus: avrebbero generato una sorta di “effetto freezer” sulla stagione invernale, proprio quella che avrebbe dovuto archiviare definitivamente la crisi e che invece, a questo punto e con questi numeri, si preannuncia ancora molto incerta. Sono 8,5 milioni gli intervistati che hanno spiegato di avere cambiato la meta della vacanza scegliendone una più vicina o che ne hanno ridotto i giorni. Resiste in ogni caso uno “zoccolo duro” del 35,5% - più di dodici milioni - costituito da quanti non cambiano idea per nessuno dei periodi di vacanza programmati e dichiarano che partiranno comunque. Si tratta però, nella metà dei casi, di vacanze presso familiari o amici, il cui impatto di spesa in servizi turistici veri e propri è ridotto rispetto alla media.

Confindustria alberghi: rallentamento della domanda

«Rispetto a Natale e Capodanno sul fronte delle prenotazioni ad oggi sembrerebbe ci siano stati annullamenti molto lievi accompagnati però da un rallentamento della domanda rispetto al passato - spiega Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Associazione italiana Confindustria alberghi -. L'Italia è un Paese sicuro ma l'assenza di chiarimenti in merito a come ci si potrà comportare durante le prossime festività tiene in stand-by l'idea della vacanza attestando le perplessità degli italiani. Sul fronte internazionale - continua Colaiacovo - siamo fortemente preoccupati per gli effetti derivanti dai blocchi europei che indiscutibilmente colpiranno la lenta ripartenza del settore alberghiero. Ne è un esempio l'economia della montagna dove in questo momento l'assenza dei turisti austriaci dimostra quanto il mercato italiano soffra il riflesso delle misure restrittive imposte da altri paesi.Grazie all'elasticità di nuove cancellation policy, molte aziende adottano soluzioni in grado di fornire maggiori garanzie ai propri clienti, consentendo di disdire anche poco prima del soggiorno senza sottostare a penali e mantenendo così la prenotazione in attesa si manifestino eventuali restrizioni. Dopo oltre 20 mesi di stop delle attività il settore alberghiero - sottolinea la presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi - non sarà in grado di resistere ad un altro periodo di fermo, e questa lunga incertezza ci penalizza. Sappiamo che ogni decisione sarà presa con ponderatezza, ma ricordiamo che la crisi ha impattato negativamente sulle aziende stremandole in termini di ormai quasi totale assenza di liquidità. Se anche non ci fossero ostacoli, nulla potrà modificare il quadro drammatico del settore per il quale è necessario prevedere il prolungamento delle misure a sostegno».

Federalberghi Versilia, prime disdette per Natale

Le soluzioni che saranno prese dal governo a stretto giro sul certificato verde creano una situazione complessiva di incertezza in chi ha programmato di trascorrere qualche giorno di vacanza ma, di fronte a un quadro che potrebbe cambiare, preferisce rimandare. «L’aumento significativo dei contagi e l’attesa per le decisioni governative sul cosiddetto super green pass e la sua applicazione, stanno avendo un effetto negativo sulle prenotazioni dei turisti - conferma Maria Bracciotti, presidente di Federalberghi Versilia, in provincia di Lucca -. Non solo stanno rallentando notevolmente, ma cominciano anche ad arrivare le prime disdette. Il problema lo abbiamo noi per la costa, ma penso alle zone di montagna, come per il Trentino Alto Adige: lì, con i lockdown mirati, è ancora peggio. Mi risulta - aggiunge Bracciotti - che anche a Lucca si assista allo stesso trend negativo».

Albergatori trentini, prenotazioni in brusca frenata

Gianni Battaiola, presidente dell’Associazione albergatori del Trentino, racconta: «Stiamo assistendo a un forte rallentamento delle prenotazioni. E pensare che prima del peggioramento dei contagi stavamo andando benissimo. Il mercato italiano ha fatto registrare una brusca frenata e quello estero, che per noi vale il 50 per cento della stagione, è praticamente fermo». «Il green pass rafforzato? Ci vorrebbe la sfera di cristallo, ad oggi, per capire come e quando verrà attuato - aggiunge Battaiola -. Per ora c’è troppa confusione e questo non aiuta. Non dà fiducia al mercato di quello che sarà. Mettiamoci nei panni del turista: al solo sentire la parola quarantena non rischia, non prenota, non si muove. Dunque, c’è fortissima preoccupazione. Sono convinto che il governo Draghi terrà tutta l’economia aperta. Soltanto tra qualche settimana capiremo quanto la situazione impatterà sul sistema turistico invernale».

Turismo organizzato, serve risposta situazione grave

La ripresa dei contagi ha effetti negativi su tutto il comparto del turismo organizzato. «La strategia dei pochi corridoi turistici Covid-free aperti non è certamente sufficiente a risollevare un settore che, solo nel 2021, ha perso 11 miliardi su 13 - mettono in evidenza in una nota le associazioni Fto - Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio, Aidit Federturismo Confindustria, Astoi Confindustria Viaggi, Assoviaggi Confesercenti, Fiavet Confcommercio e Maavi Conflavoro -. Il settore del turismo organizzato continua a versare in condizioni estremamente difficili e riteniamo che il governo debba rapidamente modificare approccio, garantendo più aperture sulle mete extra Ue in sicurezza, grazie a protocolli efficaci e privi di inutili rigidità. Altrimenti si favorisce soltanto l’illegalità e si fa il gioco di chi aggira le regole». Un altro fattore di incertezza in un quadro già di per sé poco definito.

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