L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Dalle code di tir all’export, agli approvvigionamenti: le conseguenze della sospensione di Schenghen

Dopo Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania e Germania, anche la Spagna ha sigillato i suoi confini. La Commissione europea difende il principio della libera circolazione delle merci e delle persone e chiude le frontiere esterne

di Andrea Carli

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4' di lettura

Diventata ormai il nuovo epicentro dell’epidemia di coronavirus, l’Ue chiude le sue frontiere esterne. È prevista una riunione straordinaria del Consiglio europeo, in videoconferenza. Dai capi di Stato e di Governo dei 27 dovrebbe arrivare il via libera a una serie di soluzioni proposte dalla Commissione per arginare la pandemia sul territorio dell’Unione.

L’Europa chiude le frontiere esterne
Tra queste, secondo le anticipazioni fornite dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, «una restrizione temporanea per tutti i viaggi non essenziali verso l’Ue, per trenta giorni, ma da prolungare se necessario». Tale blocco, soggetto a esenzioni per i cittadini europei che tornano a casa, ma anche per personale sanitario e ricercatori, ha come obiettivo quello di «non appesantire ulteriormente i sistemi sanitari», ha spiegato von der Leyen.

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Ma otto paesi hanno sospeso Schenghen
Al di là della chiusura delle frontiere esterne, a destare preoccupazione per le ripercussioni che potrebbe avere è la decisione di molte capitali europee di “andare oltre”, ovvero di rinunciare alla libera circolazione interna sancita da Schengen. Così dopo Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania e Germania, anche la Spagna ha sigillato i suoi confini: è il secondo Paese più colpito dal coronavirus in Europa (il primo è l’Italia), con oltre 9.000 contagi e 300 morti. Controlli alle frontiere verranno effettuati anche da Svizzera e Norvegia che, pur non essendo membri Ue, appartengono alla zona Schengen. La proposta della Commissione - chiudere le frontiere esterne ma mantenere aperte quelle interne - ha proprio l’obiettivo di difendere un pilastro dell’Unione europea, ovvero quella libera circolazione delle merci e delle persone che gli otto paesi hanno sospeso. Una soluzione quella degli otto contemplata dal Trattato di Schengen: sono possibili deroghe in caso di emergenza o di minaccia e può essere sospeso fino a due mesi.

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Von der Leyen: corsie preferenziali per medicinali e cibo
Anche perché uno stop diffuso a Schenghen ha già delle conseguenze, a cominciare dalle lunghe code di camion che si sono viste nei giorni scorsi in corrispondenza dei valichi di frontiera. Ogni rallentamento nella consegna delle merci non fa altro che aggravare ulteriormente l’impatto economico del Coronavirus. Le conseguenze possono interessare anche gli approvvigionamenti. «È vitale mantenere la continuità del trasporto delle merci nell’Unione europea - ha sottolineato von der Leyen -. Per questo - ha aggiunto - proponiamo delle corsie rapide, preferenziali, per il trasporto di medicinali ed equipaggiamenti medici, cibo e servizi essenziali».

Vacondio (Federalimentare): nessun problema di approvvigionamento all’orizzonte
Per ora la situazione è sotto controllo. «Non si intravedono problemi di approvvigionamento all’orizzonte», spiega il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio. «Per quanto riguarda la circolazione del cibo all’interno dell’Ue - aggiunge - ieri la comunità europea ha diramato le linee guida per quel che concerne il traffico delle merci in territorio europeo, sottolineando come la catena alimentare non si possa assolutamente interrompere. Qualsiasi violazione in tal senso sarà sanzionata». Di spesa molto più abbondante del normale in tutti i negozi e in particolare in quelli di quartiere e nei piccoli paesi ma di nessun problema di approvvigionamento parla anche la presidente di Fida Confcommercio, Donatella Prampolini. «Non ci sono problemi di approvvigionamento delle merci - continua -, se c’è qualche ritardo è fisiologico perché magari può capitare che ci sia personale ridotto nei magazzini per turni o malattie, e quindi di conseguenza questo provoca ritardo negli arrivi delle merci sugli scaffali. Direi che tutto comunque funziona bene».

Della Pepa (Anita): situazione abbastanza complicata per i trasporti
Per quanto riguarda i trasporti, «la situazione è molto fluida - racconta Giuseppina Della Pepa, segretario generale di Anita (Associazione nazionale imprese trasporti automobilistici)-. Allo stato attuale non ci risultano particolari problemi se non al confine tra Austria e Germania, probabilmente per effetto del fatto che avendo la Germania ripristinato i controlli alle frontiere si sono verificati rallentamenti fisologici legati a queste verifiche. Comunque le merci transitano, ovviamente c’è un rallentamento complessivo, generale in tutti i paesi. Vediamo come si evolve la situazione in queste ore. I problemi più rilevanti - continua Della Pepa - li stiamo registrando con i paesi dell’Est. Proprio in questo momento mi è arrivata una comunicazione dall’ambasciatore italiano in Ungheria che delinea una situazione abbastanza delicata in quel paese. Gliela leggo: “L’autista di nazionalità non ungherese proveniente da territori considerati contagiati (tra cui l’Italia) può entrare e arivare nel posto dove scarica o carica, però poi deve essere messo in quarantena per 14 giorni in un locale creato appositamente nello stabilimento dove ha consegnato la merce o da dove ritira la stessa, oppure nella cabina del camion”. Non ho parole... “Se l’autista di qualsiasi nazionalità (continua la lettera dell’ambasciatore, ndr) si sente bene, può richiedere il parere e la visita epidemiologica dell’autorità locale e qualora viene trovato in buone condizioni di salute può riprendere il viaggio. Per il transito non ci sono problemi. In generale, la situazione è abbastanza complicata».

Nei porti esteri stop alle navi italiane
La stretta sulla libera circolazione delle merci si delinea non solo all’interno dei confini Ue. Nei giorni scorsi Assarmatori e Confitarma, le due associazioni che rappresentano gli armatori, e Federagenti (la federazione degli agenti marittimi) hanno inviato una lettera al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nella quale hanno messo in evidenza che molti porti esteri stanno chiudendo le porte alle navi italiane a causa del coronavirus.«Le notizie che stiamo ricevendo da diversi Paesi - sia Paesi terzi che, purtroppo, stati dell’Ue - nei quali operiamo relative all’interdizione dei porti alle navi che abbiano scalato negli ultimi 15 giorni l’Italia sono - si legge nel documento - estremamente preoccupanti».

Coldiretti: con controlli frontiere a rischio 44,6 miliardi di export
C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione, ed è quello delle conseguenze che i controlli promossi da alcuni paesi Ue hanno sull’economia italiana. Coldiretti parla di 44,6 miliardi di esportazioni Made in Italy bloccate alle frontiere a causa dei limiti posti da un numero crescente di Paesi europei. Alla Commissione europea il compito in questi giorni drammatici di evitare che l’emergenza coronavirus riesca laddove le battaglie dei sovranisti per chiudere le frontiere contro i migranti non sono riuscite. Ovvero far saltare Schenghen.

Per approfondire:
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