Fintech

Dalle criptovalute agli Nft, la disintermediazione pensa in grande

Il bitcoin corre, ma dietro al boom del comparto cresce un mondo di sperimentazioni che potranno rivoluzionare la finanza (e non solo)

di Pierangelo Soldavini

Reuters

4' di lettura

Prendete il biglietto aereo: una volta era fatto di carta, oggi è un semplice file digitale che abbiamo in mail e che portiamo con noi con lo smartphone che, quando potremo tornare a volare con maggior libertà, ci permetterà di fare check in e boarding con una semplice scannerizzazione.

Il concetto dell'Nft, del token non fungibile, è simile: la rappresentazione digitale di un bene, di un oggetto fisico o di un file digitale, che ha un codice di riconoscimento unico associato a una persona, il titolare della proprietà.

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Applicandolo al nostro biglietto aereo significa che quel codice univoco in più diventa trattabile: quindi io posso comprare un posto su un volo e poi scambiarlo con altre persone senza dover passare da nessuna agenzia, fisica o virtuale.

Quella degli Nft è la nuova mania del criptomondo. Alll'inizio c'erano i gattini, i Kryptokitties, file digitali rappresentativi di una serie di gatti collezionabili che hanno furoreggiato per anni e che hanno fatto la fortuna di qualcuno (ma non di tutti). Ultimamente di Nft si è parlato per la vendita per quasi 70 milioni di dollari di un'opera d'arte digitale di Beeple, assegnato all'asta da Christie's che per la prima volta si è trovata dover accettare un pagamento in Ethereum. Perché gli Nft si basano su smart contract che utilizzano come piattaforma consolidata quella della seconda criptovaluta per valore.

Dai gatti al New York Times

Ma sono tanti i settori che stanno guadarndo ai token non fungibili come opportunità. Per fino l'editoria. Il New York Times si è divertito: per mostrare come funzionano gli Nft, ha fatto scrivere al suo esperto un pezzo esplicito – “Comprate questo pezzo su blockchain” – e ne ha messo in vendita la rappresentazione digitale fotografica: l'asta ha permesso al quotidiano di portare a casa ben 560mila dollari.

Sulla scia del Nyt anche Time ha messo su Nft tre copertine: due storiche – “Is God Dead?” e “Is Truth Dead?” – aggiungendone una nuova: “Is Fiat Dead?”, in riferimento alla morte delle valute tradizionali, incassando in totale poco meno di 450mila dollari.

Anche mercato dell'arte, musica e collectibles sono stati contagiati dalla mania dei token.

Ma è solo una moda? Di token si era già parlato nella sventurata stagione delle Ico, le offerte iniziali di valuta, mirati a finanziare con l'emissione di criptovalute progetti più o meno imprenditoriali, che con il senno di poi si sono rivelati in buona parte vere e proprie truffe.

Ma questa volta il fenomeno sembra avere le potenzialità di andare oltre la moda e la mania. Di tokenizzazione si inizia a parlare – e a mettere in pratica – anche nel campo della finanza. Binance, il più grande exchange del mondo, ha lanciato in grande stile il token delle azioni di Tesla, ma anche altre piattaforme hanno iniziato a trattare rappresentazioni digitali di azioni, partendo da quelle più popolari.

Le azioni tokenizzate

Cosa cambia? Il token può essere frazionato e quindi può essere scambiato anche un centesimo di azione Tesla (vale ben oltre 700 dollari l'una), aprendo così la strada a investimenti molto ridotti, su piattaforme che operano in continua, 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

Ma, soprattutto, il valore dei token è che questo strumenti vivono e sono scambiati su blockchain, al pari di criptovalute. Con le relative conseguenze: certezza, trasparenza, sicurezza, immutabilità e assenza di intermediari. Si va così delineando il concetto di finanza decentralizzata (DeFi). Se ne parla, ma ora nascono iniziative concrete: piattaforme di investimento e di finanziamento peer-to-peer basate su criptovalute, su cui a metà aprile erano circolati più di 50 miliardi di dollari. O vere e proprie istituti che si presentano come criptobanche, ripresentando però un concetto di centralizzazione che i puristi stigmatizzano.

Se poi anche le azioni vengono tokenizzate si possono ipotizzare cripto-Borse dove denaro e lettera si incrociano senza bisogno di attori centralizzati o market maker. Intanto già si parla di bond digitali, emessi direttamente su blockchain. In attesa che le valute tradizionali vengano digitalizzate mediante criptovalutre di Stato: di euro o yuan digitale si parla con sempre maggior insistenza e presto potranno diventare realtà. “Is Fiat Dead?”: il titolo del Time non è poi così campato in aria.

Prospettive di finanza decentralizzata

Tutto questo è quello che si muove dietro un mondo che è tornato alla ribalta grazie alle performance del bitcoin, che per molti rimane l'unica e vera criptovaluta. Che ha avuto innegabilmente il merito di lasciare intravedere un mondo in cui potersi scambiare valore via internet, esattamente come oggi facciamo con le mail o i file video o musicali.

Sappiamo che in tutti i settori il digitale ha disintermediato e abbassato le barriere all'accesso. E questo può realizzarsi anche nella finanza, sempre tenendo conto della delicatezza e sensibilità di un settore che, trattando di soldi e investimenti, per necessità deve sottostare a regolamentazioni chiare e precise.

La rivoluzione innescata dal bitcoin sembra quindi avanzare, lentamente, ma lasciando vedere in trasparenza un mondo completamente diverso. Le Banche centrali e le authority finanziarie hanno compreso che la sfida al sistema finanziario tradizionale era seria e stanno adottando le contromisure adeguate, sia sotto il profilo regolamentare che degli strumenti innovativi.

Guardando oltre un bitcoin che nel primo trimestre dell'anno è esploso toccando nuovi record - e che magari crollerà a picco in poche settimane, con la stessa velocità con cui è risalito – si svelano nuovi paradigmi per il sistema finanziario globale. Quel che è certo è che anche il mondo delle valute e della finanza in generale non sarà più lo stesso.

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