Riforma del fisco

Dalle detrazioni alle aliquote, le ipotesi di restyling dell’Irpef

Le commissioni Finanze riunite di Camera e Senato iniziano l’esame delle proposte dei partiti. L’obiettivo è definire entro giugno una piattaforma parlamentare che nelle intenzioni dovrebbe essere unitaria

di Andrea Carli

Tasse semplici ed eque, la riforma fiscale di Draghi

4' di lettura

Al via la partita per la riforma fiscale. E la strada per raggiungere un’intesa all’interno della maggioranza si preannuncia già in salita. Allo stato attuale le distanze sono infatti più numerose dei potenziali punti di incontro. In serata le commissioni Finanze riunite di Camera e Senato inizieranno l’esame delle proposte dei partiti sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario.

Obiettivo documento unitario entro il 30 giugno

L’obiettivo è redigere un documento unitario, una proposta parlamentare che nelle intenzioni dovrebbe essere unitaria e che dovrà essere prodotta entro il 30 giugno. Il documento servirà da base per la proposta di legge delega sulla riforma del fisco che deve essere approvata dal Consiglio dei ministri entro il 31 luglio. La partita non è facile. Irpef a parte, le posizioni sono al momento molto distanti su diversi punti. Il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco hanno chiarito che la proposta terrà conto del documento uscito dalle commissioni riunite.

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Tutti chiedono di ridurre la pressione fiscale sul ceto medio

Da una prima analisi dei documenti depositati in commissione dai gruppi parlamentari, viene fuori che su un punto le posizioni collimano, ed è quello della necessità di ridurre la pressione fiscale sul ceto medio. Dalla Lega a LeU, l’attenzione è sul terzo scaglione dei redditi soggetti all’Irpef, quello fra i 28.000 e i 55.000 euro, sul quale l’aliquota, cioè il peso delle tasse sul contribuente, fa un balzo di 11 punti percentuali, dal 27% al 38%. La proposta è di rivedere l’aliquota.

Le proposte (e le distanze) nella maggioranza

Me se sull’alleggerimento del peso fiscale sui redditi del terzo scaglione Irpef si potrebbe delineare una convergenza politica, la “ricetta” per operare questa variazione cambia a seconda del partito. Con una divisione abbastanza netta tra destra e sinistra. Lega, Forza Italia, ma anche M5S propendono per una riduzione delle cinque aliquote passando dalle cinque attuali a tre aliquote, mentre Pd e LeU preferiscono il modello tedesco. Il modello prevede una “no tax area” (una soglia di reddito, 9.000 euro, esente dal pagamento di imposte). Dai 9001,00 euro fino a 54.949 euro l’aliquota applicata è variabile (da un minimo del 14% fino al 42%). Completano il sistema due aliquote fisse: 42% per redditi compresi tra i 54.950 euro e i 260.532; 45% per tutti i redditi che superano i 260.532 euro.

Lega e Fi: tre aliquote sono un compromesso, soluzione ottimale tassa piatta

Lega e Forza Italia mettono in evidenza che le tre aliquote sono un “compromesso” rispetto al loro vero obiettivo che resta sempre quello di una tassa piatta su tutti i redditi. Quanto al modello tedesco, che LeU vorrebbe estendere anche alle partite Iva, questo garantisce invece meglio la progressività, perché, con un algoritmo, il peso fiscale aumenta in armonia matematica con l’aumentare del reddito.

Le distanze sulla tassa di successione

La Lega si batterà per mantenere il regime forfettario per le partite Iva ed estenderlo (con un’aliquota del 20%) fino ai redditi di 100mila. Il Pd resta fermo nella sua proposta di tassa di successione con un’aliquota del 20% sopra i 5 milioni di euro. Mentre Forza Italia di tassa di successione non vorrebbe nemmeno sentir parlare; se potesse sarebbe per abolirla completamente come sulle donazioni, non potendo tenterà di far innalzare il valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge.

LeU propone patrimoniale progressiva

LeU propone una patrimoniale progressiva fino all’1% sopra una certa soglia di reddito, verrebbero però contemporaneamente eliminate l’Imu e le altre imposte che gravano sui patrimoni, il tutto in un’ottica di semplificazione.

Da Fi e Italia Viva la richiesta di abolire l’Irap

Sia Italia Viva, sia Forza Italia sono per l’abolizione dell’Irap. Mentre Pd è per reintrodurre l’Iri (Imposta sul reddito d’impresa) con un aliquota al 24%, d’accordo su questo anche M5S, ma dovrà essere una nuova Iri esentando le imprese dalla tenuta della contabilità ordinaria.

La “no tax area”

Sia Forza Italia sia Lega prevedono poi una “No tax area” che la Lega fisserebbe a 10.000 euro e Forza Italia a 12.000.

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La pace fiscale

Forza Italia propone per il 2021 un anno bianco fiscale con il blocco delle cartelle esattoriali sino alla fine dell’anno 2021 e la “Pace fiscale” con l’azzeramento del magazzino fiscale. La sanatoria dei debiti fiscali pregressi potrebbe «generare le risorse utili a finanziare, nel primo triennio, la fase di avvio di una riforma capace di ridurre in modo tangibile la pressione fiscale». Da Forza italia arriva inoltre un no a patrimoniali sui capitali privati. Sì alla revisione del Catasto, che però «va perseguita in una logica di ammodernamento senza comportare una tassazione occulta». Infine, no assoluto a «qualsiasi forma di reintroduzione dell’Imu sulla prima casa».

M5s, detrazioni subito sul conto corrente, legate a cashback

La riforma fiscale potrebbe lambire anche la galassia delle agevolazioni che si sviluppano attraverso una riduzione del prelievo tributario e non attraverso la spesa pubblica. Emiliano Fenu e Vita Martinciglio, capigruppo M5S nelle Commissioni Finanze del Senato e della Camera, hanno proposto di «disboscare la giungla delle troppe spese fiscali, le cosiddette “tax expenditures”, attraverso un sistema che prevede forme di accredito diretto al contribuente di tutta una serie di detrazioni fiscali, senza aspettare i tempi delle dichiarazioni. Gli accrediti - hanno spiegato - potrebbero avvenire direttamente su conto corrente, magari legando il meccanismo al cashback».

Castelli, riforma occasione per revisione assetto tributi locali

La viceministra all’Economia Laura Castelli in audizione davanti alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale ha ricordato che la riforma fiscale prevista nell’ambito del Pnrr fornirà «un’opportunità anche per una revisione dell’assetto dei tributi locali, anche sulla parte che riguarda la capacità fiscale perequabile». «A decorrere dal 2020 - ha aggiunto - aumenterà del 5% annuo il target perequativo, ossia l’ammontare complessivo della capacità fiscale perequabile dei Comuni e delle Regioni a statuto ordinario, fino a raggiungere il valore del 100% nel 2029». Castelli si è anche soffermata sul tema dell’Imu: sul caso della quota dell’Ici, «possiamo pensare di provare a metterla nel Fsc anche in maniera perequata. Questo avrebbe effetti positivi ma bisogna capire se si può fare dal punto di vista giuridico».

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