le difficoltà del movimento

Dalle dimissioni preventive allo strappo in Campidoglio, tempi duri per Di Maio e Raggi

Il ministro degli Esteri rinuncia al ruolo di capo politico del movimento, mentre la sindaca di Roma è bocciata dalla mozione anti-discarica

di Nicoletta Cottone


Tra cartellini rossi e porte sbattute, ecco chi ha lasciato il M5S

2' di lettura

Tempi duri per Luigi Di Maio e Virginia Raggi. Con il ministro degli Esteri che rinuncia al ruolo di capo politico del movimento e la sindaca di Roma alle prese con la sonora bocciatura della mozione anti-discarica, che ha visto in Campidoglio dodici grillini votare con le opposizioni contro il sito di Monte Carnevale, vicino Malagrotta, scelto dalla sindaca per la nuova discarica capitolina. Débâcle che avvicinano i due, ormai invisi a larghe fette del movimento.

Le dimissioni preventive di Di Maio
Lascia la guida del movimento Luigi Di Maio, vittima delle lotte intestine nel movimento, ma non solo. Dimissioni “preventive”, dicono le voci di corridoio, a quattro giorni dalle elezioni in Emilia Romagna e in Calabria, per le quali le previsioni indicano dati a una cifra, intorno al 5 per cento. Una débâcle elettorale annunciata, sulla quale Di Maio aveva preso una netta posizione: «Io mi schierai per non presentarci, la rete decise altro». Usato come parafulmine in ogni situazione. Di Maio gioca dunque d’anticipo, stanco di essere preso a schiaffi. Alle prese con l’implosione del movimento, con le critiche - non più velate da tempo - sul deficit di democrazia interna e sulla trasparenza amministrativa nel movimento. Fortissima la polemica sulle restituzioni, con le porte sbattute da 31 parlamentari e con parecchi deputati e senatori in area espulsione.

Lo strappo in Campidoglio sulla discarica di Monte Carnevale
Non tira aria migliore in Campidoglio per Virgina Raggi. Lì la maggioranza è andata in pezzi alle 16.23 del 21 gennaio 2020, su una mozione contro la nascita della nuova discarica a Monte Carnevale, vicino Malagrotta. Bocciata a maggioranza assoluta la decisione annunciata dalla sindaca della Capitale appena una ventina di giorni fa, il 31 dicembre. Determinante il voto di 12 pentastellati che siedono nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio. É la prima volta che Virginia Raggi viene sconfitta, anche se si tratta solo di una mozione. E anche se la Raggi glissa e non arretra («Vado avanti», ha dichiarato), gli attacchi e le polemiche sulla sua gestione sono ormai quotidiani.

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