il robin hood degli ultimi

Dalle docce al circo, “l’agenda” dell’Elemosiniere del Papa per i senza tetto

di Carlo Marroni


Dalle docce per clochard al contatore riattivato, chi è don Corrado, l'elemosiniere di Papa Francesco

4' di lettura

Gli abitanti dello stabile occupato di Via Santa Croce in Gerusalemme un tetto sopra la testa, in qualche modo, ce l’hanno. Il raid di domenica per riattaccare luce e riscaldamento è quindi, in qualche modo, una novità nella frenetica attività del cardinale Konrad Krajewski, in genere dedita alle persone senza fissa dimora. Era già noto alle cronache sin dalla sua nomina a Elemosiniere Pontificio dell'agosto 2013, una delle prime del pontificato di Francesco. Che gli disse di andare in giro ad aiutaere la gente, e non aspettare che arrivassero le richieste di elemosina. Detto fatto: il sacerdote polacco, ora ha 55 anni, promosso prima vescovo e poi lo scorso anno cardinale, ha messo in piedi una task force che prima non esisteva: ha “reclutato” dei giovani della Guardia Svizzera Pontificia, che a turno la sera tardi lo accompagnano per Roma (ma si è spinto anche nelle zone terremotate del Lazio e dell'Umbria) a portare coperte e cibo ai “barboni” della Stazione Termini. e di altre zone di accoglienza.

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«L'idea di creare una struttura per permettere di lavarsi»
Ma non è solo un lavoro a pioggia: ha messo in piedi delle vere e proprio riforme strutturali, come direbbe gli economisti, nel campo impervio dell'assistenza ai senza-tetto, che a Roma vede impegnata in prima linea la Comunità di Sant'Egidio. Da sempre molte persone stazionano sotto il colonnato di San Pietro, e la polizia italiana che vigila sull'area ha tollerato nel tempo i mucchi di coperte qua e la tra le colonne del Bernini. Con Bergoglio le cose sono decisamente migliorate: non più solo cibo caldo e indumenti un po' decenti. “Don Corrado” ha messo in piedi interventi stabili; prima la barberia, poi le docce. Queste ultime sono state il vero salto di qualità per persone che da anni non assaporavano la gioia di lavarsi. L'idea di don Corrado – già realizzata in dieci parrocchie romane, a cominciare da Via Gregorio VII, Piazzale Clodio e l'Aventino – era nata a seguito di un incontro con un senzatetto, Franco, 50 anni, di cui dieci vissuti in mezzo alla strada. «Ero appena uscito dalla chiesa del Santo Spirito, dove vado a confessare – aveva racconta il presule a Vatican Insider – e in via della Conciliazione ho incontrato Franco, un senzatetto. Mi ha detto che proprio quel giorno compiva cinquant'anni e che da dieci vive per strada». Krajewski invita quindi l'uomo a cena al ristorante. Ma la risposta che sente è colma di tristezza: «Ma io puzzo…», dice l'uomo. «L'ho portato lo stesso con me. Siano andati a mangiare cinese. Mentre eravamo a tavola, mi ha spiegato che a Roma qualcosa da mangiare si trova sempre. Quello che manca sono i posti dove lavarsi».

Una sera alla Cappella Sistina con Papa Francesco
Poi nel 2015, un ulteriore iniziativa, una prima della storia del Vaticano. 150 persone senza fissa dimora sono stati portati da Krajewski a visitare al Cappella Sistima. Racconta la crinaca di Avvenire di quell'evento: «Erano già stati avvolti dal distillato di bellezza ammirata a quel momento. Ma quando nella Cappella Sistina è entrato il Papa, l'emozione è stata ancora più viva e profonda. Francesco e i suoi amici senza fissa dimora. Stretti nell'abbraccio di quella che un giorno san Giovanni Paolo II definì la “policromia michelangiolesca”». Un evento senza precedenti in uno dei luoghi più sacri della cristianità. Fotografie e filmati ufficiali dell'evento non ce ne sono. Per espressa volontà del Papa. Che quando aveva dato il suo beneplacito all'iniziativa dell'Elemosiniere pontificio aveva voluto sottolineare che a parlare fossero solo la bellezza dei luoghi e la verità di ognuna di queste vite. Senza nessun'altra speculazione possibile.

Una serata al circo Medrano
Infine, un anno e mezzo fa, il circo. Un invito del Papa, sempre, attraverso l'Elemosiniere, a partecipare alla spettacolo del Circo Medrano. Duemilacento biglietti gratuiti, ma rigorosamente riservati a poveri, senza tetto, profughi, carcerati, bisognosi e i volontari che li seguono. Messi a disposizione dalla famiglia circense Casartelli e dall'imprenditore Fabrizio Grandi. «Gli artisti oggi lavorano gratis. Ma lavorare gratis per questa gente è un regalo per noi», aveva detto Casartelli prima dello spettacolo presentato da Pippo Baudo. Un grande applauso per Francesco e Krajewski, che ringrazia tutti, e chiede a ciascuno di alzarsi, recitare una preghiera secondo la sua fede e, per chi è cattolico, di dire insieme il “Padre nostro”.

Le offerte ma anche i soldi per le “pergamene” dei matrimoni e battesimi
L'Elemosineria è l'ufficio della Santa Sede che il ha compito di esercitare la carità verso i poveri, a nome diretto del Papa: la funzione risale al 1198, e nel corso dei secoli vari Papi se ne sono occupati. L'Elemosiniere in passato era un ufficio in cui venivano destinati dei prelati a fine carriera. Ma ora le cose sono cambiate.
I soldi per la piccola carità del Papa, a cui giungono ogni giorno molte richieste, arrivano sia dall'attività delle “pergamene” - le benedizioni papali scritte su carta pregiata per matrimioni, battesimi e altre ricorrenze, circa 250mila all'anno - sia per donazioni effettuate ad hoc. «Il Papa quasi tutte le mattina mi fa avere un busta con le richieste, spesso sopra c'è scritto: te sai cosa devi fare». disse qualche anno fa. Le offerte sono di piccola entità - da 100 a 1000 euro, in genere - e sono tutte controllate dai parroci, che ne certificano l'autenticità e consegnano materialmente il denaro. Poco dopo la nomina, nel 2013, don Corrado disse: «La carità è un atto che ci deve privare di qualcosa, ci deve costare. Non è carità privarci di qualcosa che non ci serve più, o dare in beneficienza i beni dopo la nostra morte». E raccontò un fatto che gli è capitato. «Un cardinale mi ha detto che ogni giorno quando passa per Via della Conciliazione dà a un povero due o tre euro. Ma io gli ho detto che per lui quelle monete sono nulla. Perchè, gli ho chiesto, non fa salire il povero a casa sua e magari lo porta in uno dei tre bagni dell'appartamento e lo lava?». Non aveva raccontato come il porporato aveva reagito.

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