ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe indicazioni di Ecdc ed Ema

Dalle donne in gravidanza ai sanitari, ecco chi potrà fare il vaccino anti Omicron per primo

Un passo considerato essenziale dagli organismi europei per proteggere le persone più vulnerabili e impedire che i sistemi sanitari vengano sopraffatti

Via libera dell'Aifa ai vaccini anti-Covid contro Omicron

3' di lettura

Priorità alle persone «che sono più a rischio di progredire verso una malattia grave a causa di alcuni fattori di rischio». È l’indicazione concertata che arriva dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Ema, l’ente regolatorio sui farmaci, sui destinatari preferenziali dei vaccini booster adattati alla variante Omicron di Pfizer-BioNTech e Moderna. Sono incluse le persone con più di 60 anni, immunocompromesse e altri vulnerabili (dai 12 anni) con condizioni di rischio e donne in gravidanza. Poi residenti e personale nelle case di cura, e ancora gli operatori sanitari.

Risposta immunitaria più ampia

La dichiarazione arriva dopo che l’Ue nei giorni scorsi ha ampliato il proprio arsenale con due booster bivalenti adattati per coprire il virus originale e la sottovariante Omicron Ba.1. Si tratta di Comirnaty bivalente, di Pfizer-BioNTech. e Spikevax bivalente di Moderna. Esporre il sistema immunitario alle versioni più attuali del virus «in modo che apprenda e riconosca le varianti successive» a quella originale, «è la chiave per costruire una risposta immunitaria più ampia».

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Soggetti a maggior rischio

Nella sostanza secondo i due organismi la vaccinazione e l’impiego di booster in maniera tempestiva prima di una potenziale ondata autunnale e invernale di casi Covid è essenziale per proteggere le persone e impedire che i sistemi sanitari vengano sopraffatti. I vaccini adattati sono approvati per l’uso solo come dosi di richiamo in persone che hanno completato almeno un ciclo vaccinale primario, indipendentemente dai vaccini utilizzati per le prime dosi. Come detto Ecdc ed Ema nel raccomandare che nella somministrazione dei booster aggiornati venga data priorità alle categorie più a rischio per Covid (over 60 e fragili dai 12 anni in su, ospiti e operatori di Rsa, donne incinte e sanitari) tengono a puntualizzare anche che «i vaccini originali anti-Covid continuano a fornire protezione contro malattie gravi, ospedalizzazione e morte e dovrebbero essere utilizzati per le vaccinazioni primarie ed essere presi in considerazione per dosi di richiamo quando non sono ancora disponibili vaccini più recenti».

Diverse opzioni ora disponibili

«L’autorizzazione dei primi due vaccini adattati è un passo importante nella nostra lotta in corso contro la pandemia», ha affermato il direttore esecutivo dell’Ema, Emer Cooke. «Abbiamo un virus che si evolve rapidamente e in modo imprevedibile. È importante che l’Ue disponga di un’ampia gamma di vaccini aggiornati rispetto alla loro composizione, in modo che gli Stati membri abbiano più opzioni per soddisfare le loro esigenze quando progettano le loro strategie di vaccinazione». Per Cooke le autorità sanitarie nell’Ue stanno facendo del loro meglio affinché le persone vengano vaccinate. Anche la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon evidenzia come ora «gli Stati membri avranno una gamma più ampia di scelte per lanciare campagne di immunizzazione autunno-inverno volte a proteggere da Covid i gruppi più vulnerabili e a rafforzare la loro immunità contro le varianti emergenti più recenti».

La decisione agli Stati membri

Poiché questi nuovi vaccini sono attualmente approvati per l’uso solo come dosi di richiamo, quelli originali rimangono essenziali per aumentare la copertura vaccinale primaria tra i non vaccinati e colmare il gap immunitario. Saranno le autorità nazionali degli Stati Ue a prendere le decisioni finali sull’introduzione di vaccini e richiami, tenendo conto di fattori quali la diffusione dell’infezione, l’impatto di Covid sulle diverse popolazioni e l’emergere di nuove varianti. Questi elementi determineranno quali vaccini le persone dovranno ricevere e quando, in base al loro livello di rischio e alla situazione epidemiologica. I due enti Ue continueranno comunque a valutare da vicino l’efficacia e i dati epidemiologici e aggiorneranno di conseguenza le loro raccomandazioni.

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