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Dalle eccellenze italiane nasce una filiera completa per il settore aerospaziale

L'Italia è uno dei pochi Paesi ad avere una catena di livello dai lanciatori ai servizi

di Leopoldo Benacchio

Luna connessa. Il Lunar Pathfinder fornirà i servizi di comunicazione sulla Luna

4' di lettura

L’economia legata allo spazio, la Space economy, è argomento di discussione da molti mesi, vuoi per l’esplosione del settore - siamo passati da mille a più di 5mila satelliti in pochissimi anni -, vuoi perché è previsto un incremento notevole del business legato a questo campo. Famosa ormai la prima valutazione di Morgan Stanley di due anni fa che portava a 1 trilione (mille miliardi) di dollari il totale complessivo entro il 2040, più del doppio di quello attuale.

Start up e Pmi (in Italia ne contiamo più di 250) sono avvantaggiate in questa fase sia dalla velocità con cui possono reagire a richieste del mercato, sia dal crollo dei costi dell’elettronica, che ha permesso la nascita dei micro e mini satelliti che oltretutto oggi possono essere lanciati contemporaneamente anche a gruppi di 50 per lancio.

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Se start up e Pmi sono sugli scudi, è comunque vero che i pilastri della filiera italiana - Leonardo, Thales Alenia Space, Telespazio e Avio - sono fondamentali per realizzare tutta la catena di valore della Space economy, dall’upstream - lanciatori, satelliti e strutture a terra - al downstream, fatto di servizi di telecomunicazioni, navigazione e posizionamento, monitoraggio ambientale e meteo.

L’Italia ha insomma la filiera completa ed è fra i pochissimi Paesi a poterlo dire, un risultato che si riflette nei conti economici e che ha un valore aggiunto nella collaborazione, sempre più stretta, fra università, centri di ricerca e industria, soprattutto nei distretti aerospaziali, come quelli del Lazio, Piemonte e Lombardia, i più importanti attualmente.

Difficile scegliere, ma se vogliamo fare un breve excursus fra alcune realizzazioni delle big del settore possiamo cominciare con Leonardo che, nello stabilimento di Campi Bisenzio realizza sistemi ottici per i satelliti e a Nerviano è invece focalizzata nella robotica. Lì realizza fra l’altro bracci robotici come quello sofisticatissimo per la missione Mars Sample Return, che riporterà sulla Terra campioni di suolo marziano entro il prossimo decennio, ma ha anche realizzato i pannelli solari e il sistema di alimentazione elettrica per la navicella Orion di Nasa che deve fare il suo primo volo verso la Luna, si spera in questi giorni, dopo due ritardi tecnici.

E a proposito di Luna c’è da ricordare la costellazione di satelliti per il posizionamento sulla Luna e le trasmissioni sempre sul nostro satellite. «È Moonlight, un progetto dell’Agenzia spaziale europea su cui Telespazio, con i partner, ha lavorato molto e che realizza un sistema fondamentale per la costruzione di un sistema abitato sulla Luna, indispensabile per guidare i robot lunari», spiega Luigi Pasquali, amministratore delegato di Telespazio e coordinatore delle attività Spaziali di Leonardo. Ricorda anche un altro passaggio importante: il 14 dicembre prossimo partirà il primo satellite Meteosat di terza generazione che monta un detector di fulmini realizzato da Leonardo, sviluppato a Campi Bisenzio, capace di rilevare la scarica di un fulmine dalla sua orbita geostazionaria.

Chi sta cercando di realizzare una rete di partner diffusa nel Paese è forse più di altri Thales Alenia Space, l'altra partecipata da Leonardo, oltre a Telespazio. Dopo aver stilato una lista di circa 200 aziende da considerare per un’eventuale partnership, Thales Alenia Space ne ha prese in considerazione un centinaio. «Le abbiamo pensate divise in tre fasce diverse - sostiene l’ad Massimo Comparini -, considerando quelle strategiche, fondamentali per noi come per esempio quelle meccaniche del distretto Piemonte, poi quelle tattiche, che hanno competenze importanti ma non necessariamente uniche e infine quelle magari piccole ma innovative e interessanti come sviluppo. Lo scopo è quello di aiutare la crescita tramite un rapporto che non sia solo di affidamento di lavori e contratti, ma bensì di vera partnership. Lo scorso anno abbiamo fatto a Roma una prima riunione collettiva, che rifaremo ancora».

Il rapporto è realmente innovativo per questo settore e lo testimoniano i 150 milioni che Thales Alenia Space ha dato in contratti, ma anche i rapporti instaurati con questo spirito. Se si considera che, indicativamente, sono due i miliardi spesi annualmente in Italia si capisce come si tratti di una fetta importante. Per finire, fra i tanti esempi possibili, citiamo la collaborazione nel campo dei moduli pressurizzati, che vede ora la realizzazione più impegnativa: quella per il modulo lunare del programma Artemis, in cui «c’è tanta filiera italiana», conclude Comparini.

Importante poi la multidisciplinarietà della filiera dell’industria aerospaziale nazionale, in cui, come abbiamo appena visto, si dà peso alla convivenza tra grandi imprese e un numero notevole di aziende di dimensioni più piccole, che appartengono anche a settori diversi. «Lavorano congiuntamente per mettere a fattor comune le proprie conoscenze e competenze con l’obiettivo comune di sviluppare la competitività e mantenere standard elevati utili per partecipare a programmi spaziali complessi - spiega Anna Roscio, responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo –. Per promuovere tale competitività dobbiamo sostenere la ricerca e la progettualità delle imprese di questa filiera».

Per questo Intesa ha dedicato al settore aerospaziale una call, Up2Stars, un nuovo programma specifico per l’accelerazione delle startup innovative, che punta a individuare, valorizzare e supportare le migliori del settore, per farle dialogare con il sistema imprenditoriale. E il cerchio si chiude.

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