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Dalle fabbriche alle scuole: in Sardegna una protesta al giorno

Pastori, studenti, operai, medici: sono solo alcune delle categorie che in questo periodo stanno protestando in Sardegna

di Davide Madeddu

Cagliari, crollo università: primi 4 indagati dalla procura

3' di lettura

Dalle fabbriche alla sanità, passando per i pastori e gli studenti: quasi una protesta al giorno. Che dai diversi centri dell'isola arriva sino al palazzo della Regione e guarda oltremare.
Perché, seppure in settori differenti e distinti, le vertenze restano aperte con problemi da risolvere. Solo negli ultimi giorni si sono registrate le proteste di quattro settori differenti.

Una cura per la sanità

Ultima manifestazione, ma solo in ordine di tempo, quella per la sanità. Convocata da sindacati, associazioni di malati, comitati e sostenuta dalle associazioni e dal volontariato, oltre che partecipata dai cittadini, la mobilitazione denominata “Curiamo la Sardegna”. Manifestazione accompagnata da un documento che in otto punti pone all'attenzione della Regione gli interventi da apportare. «Le gravissime carenze del sistema sanitario regionale sono al centro della nostra mobilitazione che ha come obiettivo la rivendicazione di una sanità di qualità e rispondente ai bisogni di salute e cura dei cittadini», scrivono i sindacati in una nota, e chiedono al presidente della Regione «un tavolo sulla Sanità per concordare priorità, iniziative e interventi finalizzati a garantire le cure per tutti i sardi, a partire dai più fragili, anziani e non autosufficienti». I sindacati confederali inoltre denunciano la mancanza «in tantissime aree, del livello minimo di cure, assistenza e prevenzione, la carenza di medici generici, guardie mediche e pediatri».

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L’industria alla ricerca dell'energia

Il nodo energia è quello che ha caratterizzato la vertenza industriale metallurgica. Si tratta del caso Glencore che, proprio a causa degli elevati costi dell'energia, passata da 40-50 euro a megawatt/ora è arrivata a una cifra che supera i 600 euro, ha avviato una progressiva riduzione della produzione di piombo e zinco, utilizzando la cassa integrazione a rotazione per 400 lavoratori e annunciando poi la fermata degli impianti di San Gavino con ricorso alla Cig per altri 200 operai.

Stop alla fermata

Solo dopo una serie di iniziative e incontri istituzionali, sia al ministero sia alla Regione l'azienda con l'amministratore delegato Davide Garofalo ha siglato un verbale d'intesa in cui l'azienda si impegna a sospendere le iniziative sino al 31 gennaio 2023. Ossia il tempo necessario perché si insedi il nuovo Governo e trovi una soluzione alla questione energetica. Prossimo vertice il 12 dicembre per verificare l’andamento dei prezzi energetici e l’effettiva disponibilità di provvedimenti e strumenti in grado di rendere possibili le produzioni.

Pastori in piazza

A quasi quattro anni dalla “guerra del latte” riparte anche la mobilitazione dei pastori. Proprio mercoledì hanno manifestato davanti al palazzo della Regione. A far scoppiare l'ennesima protesta la ripartizione dei fondi arrivati dall’Europa con la Pac da cui si prevede un taglio delle risorse. Una situazione che, come sottolineato da Gianuario Falchi, storico leader del movimento pastori indipendenti, si può tradurre in cifre: «Se non ci dovessero essere i rimedi giusto le campagne rischiano di perdere oltre centomila posto di lavoro». Perché a creare serie difficoltà e problemi al settore che vale circa mezzo miliardo di euro, c'è anche il caro energia con il gasolio «passato da 0,60 a 1,51» e quello del mangime «da 30 a 50 euro al quintale». E le bollette da 800 a «2.500 euro». Dalla Regione, intanto, si annuncia l'istituzione di una Commissione dedicata «per risolvere i problemi dei pastori».

La marcia degli studenti

E nel mezzo delle proteste arriva poi anche la questione relativa al crollo all'università di Cagliari. L'aula magna utilizzata dagli studenti di lingue e collassata poco prima delle 22 di martedì scorso quando la struttura era vuota. Uno spazio, in passato utilizzato dagli studenti di geologia e ora da quelli di lingue, frequentato quotidianamente da centinaia di persone. Un fatto che ha spinto gli studenti universitari a protestare, con tanto di sit in davanti al rettorato e poi corteo sino a Magistero con conseguente occupazione di un'altra aula magna, sollecitando «chiarezza» sullo stato di salute delle strutture in cui dovranno seguire le lezioni. Intanto va avanti l'indagine della Procura della repubblica che indaga per crollo e disastro colposo. I tecnici dovranno ora effettuare i rilievi per risalire alle cause del cedimento. In un lungo documento manifesto gli studenti «rivendicano una commissione autonoma che possa indagare sul disastro che ha coinvolto l'edificio di via Trentino». E inoltre «spazi più sicuri e adeguati per lo studio e per la didattica, anche per chi all'università lavora tutti i giorni; maggiore trasparenza sul sito istituzionale sulla gestione degli immobili dell'ateneo e la formazione di una commissione di garanzia paritetica sull'edilizia».


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