Sviluppi dell’intelligenza artificiale

Dalle fake news ai fake video: così la realtà sarà sempre più precaria

di Biagio Simonetta


L'Ue in campo contro le fake news, 'una minaccia reale'

3' di lettura

Mettiamoci l'anima in pace: la nuova età digitale porta in grembo una capacità enorme di mistificare la realtà. E le fake news, quelle che piattaforme come Facebook hanno fatto esplodere nell'ultimo triennio, sono solo un assaggio.
Gli algoritmi di intelligenza artificiale sono già pronti per il secondo step: i software sono in grado di cucire visi su corpi di persone differenti con precisione chirurgica. E in Rete, nei meandri del deep web, sono già disponibili video pornografici ritoccati coi volti delle attrici di Game of Thrones o Harry Potter. Ritocchi impercettibili all'occhio umano.

Questo tipo di sviluppo è opera di un programmatore conosciuto in rete come “Deepfakes”. E una persona a lui vicina, nei giorni scorsi ha detto al sito Vice che l'intento è quello di democratizzare il processo e di automatizzarlo, così da consentirne una diffusione capillare. A questo va aggiunto che i sistemi di riproduzione facciale sono nei piani delle big company tecnologiche, che stanno accelerando gli sviluppi. Processi che aiuteranno anche il mondo del fake. Chiunque, insomma, fra qualche tempo potrebbe utilizzare applicazioni per creare una clip falsa per vendicarsi di una ex o di un collega di lavoro antipatico. E sui portali del porno online, cercando la parola “deepfake”, già oggi si trovano facilmente clip ritoccate con i volti di personaggi famosi come Katy Perry, Scarlett Johansson, Daisy Ridley e Jennifer Lawrence. Lavori abbastanza grezzi, identificabili come falsi abbastanza facilmente. Ma i nuovi algoritmi assottiglieranno sempre di più le divergenze, e l'inferno postmoderno di Internet sarà messo a dura prova dalla precarizzazione delle identità.

Sarà ancora possibile fidarsi dei nostri sensi?
Il vero punto è che oggi, anche a causa delle tradizionali fake news, le immagini di un video hanno raggiunto una certa sacralità. Quello che è su “nastro” è una sorta di prova inconfutabile della realtà, e lo è perché siamo abituati a fidarci dei nostri sensi, a credere in ciò che vediamo. Per questo, alterare un video e renderlo “reale” anche se falso è un pericolo enorme. E il discorso non è fine solo al mondo del porno, ma abbraccia ogni settore delle nostre vite. Anche quello politico.
Se le fake news, infatti, sono considerate potenzialmente determinanti per l'orientamento di un elettorato, i fake video potrebbero avere effetti ancora più dirompenti. A prescindere dal lato di osservazione. Perché la proliferazione di video falsi ci porterà a sospettare di tutto ciò che vediamo. E questi dubbi saranno sfruttati strategicamente.

È bene chiarire che il crollo della realtà non è una conseguenza involontaria dell'intelligenza artificiale. A leggere la storia della Silicon Valley dagli anni '60 ad oggi, emerge con chiarezza che le menti più lucide hanno da sempre posto come obiettivo una traslazione della realtà, per allontanarsi dalla banalità quotidiana. E in qualche modo i recenti sviluppi relativi alla realtà virtuale, che

trasporta l'essere umano su un'esistenza creata in laboratorio, ne sono una prova. La realtà virtuale ha potenzialmente un'alta capacità di manipolazione. Già oggi, i più grandi progettisti di VR sono a conoscenza del fatto che molti consumatori danno risposte emotive fortissime a questa tecnologia. E gli studi hanno già dimostrato come la VR possa essere utilizzata per influenzare il comportamento degli utenti anche dopo il loro ritorno nel mondo fisico, rendendoli più o meno inclini a comportamenti altruistici.

In futuro, insomma, la società dovrà trovare i modi per far fronte alla precarizzazione della realtà. Non tutti gli individui saranno in grado (o avranno il tempo) di elaborare ogni processo per giudicarlo reale o falso. Ed è per questo che il problema potrebbe essere esternalizzato, con nuove autorità delegate per fungere da validatori (un po' quello che fa oggi Facebook internamente per sconfiggere le fake news). Ma una domanda, in questo scenario, pesa come un macigno: chi potrà mai stabilire che la realtà offertaci dai nostri delegati sarà quella reale?

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