il documento esclusivo

Dalle famiglie al fisco, ecco i 10 punti del contratto di governo proposto dal M5s a Lega o Pd

di Manuela Perrone


Esclusivo, ecco i 10 punti del contratto di governo del M5S

5' di lettura


Ci sono il salario minimo garantito, le politiche attive di sostegno al reddito e la riforma dei centri per l'impiego, ma non il reddito di cittadinanza. Ci sono la semplificazione fiscale e la riforma del processo tributario, ma non la flat tax. Ci sono assunzioni nelle forze dell'ordine, ma nessun giro di vite sull'immigrazione. Nella relazione consegnata dal professor Giacinto della Cananea a Luigi Di Maio, frutto del lavoro del comitato di esperti incaricato dal M5S dell'«analisi scientifica dei programmi», è messo nero su bianco lo schema di contratto di governo in dieci punti che il Movimento potrebbe siglare con la Lega o con il Pd per formare l'agognato “esecutivo del cambiamento”, sterilizzando le reciproche divergenze. Obiettivo: «Tutelare un insieme di interessi collettivi, al servizio del nostro Paese».

PER APPROFONDIRE: Il documento integrale del professor della Cananea

Il decalogo delle convergenze possibili

Il documento integrale del contratto M5s

Visualizza

La lettura del documento non può prescindere da un avvertimento: «Le divergenze, che si sono ampiamente manifestate ben prima dell'ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l'azione dello Stato, all'interno e all'estero, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso». Su Europa, pensioni e giustizia penale le posizioni dei tre partiti sono molto lontane. È dunque soltanto pagando il prezzo dell'addio ai rispettivi cavalli di battaglia che si può immaginare una piattaforma comune. Ed è l'operazione tentata dal documento, che alle divergenze dedica due pagine scarse su 28 e che offre invece una sinossi molto pragmatica delle convergenze possibili. Sintetizzando in dieci titoli le priorità del Paese: giovani e famiglie, lotta a povertà e disoccupazione, contrasto agli squilibri territoriali, sicurezza e giustizia, difesa del Servizio sanitario nazionale, imprese e innovazione, fisco, infrastrutture, amministrazione efficiente e trasparente.

La mossa M5S nel giorno del mandato a Fico
La deadline fissata per consegnare la relazione era il 30 aprile, ma il M5S ha preferito accelerare e scoprire la carta del confronto sui temi proprio all'inizio di questa settimana, che si dovrebbe aprire con il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico. Si vuole giocare d'anticipo, anche per rivendicare il ruolo propositivo che i pentastellati hanno cercato di ritagliarsi sin dal 5 marzo e soprattutto per convincere i due forni – quello ben avviato ma fermo della Lega e quello tutto da aprire del Pd – a dialogare sui programmi, concentrandosi sulle sintonie. Della Cananea, docente di diritto amministrativo a Tor Vergata, ha chiamato a comporre il comitato altri cinque “esperti indipendenti”: Elena Granaglia e Fabio Giulio Grandis (Roma Tre), Leonardo Morlino (Luiss), Gustavo Piga (Tor Vergata) e Andrea Riggio (Università di Cassino). Angela Ferrari Zumbini, dell'ateneo Federico II di Napoli, ha fornito al comitato un supplemento d'indagine sull'accordo di coalizione recentemente siglato in Germania.

Fedeltà all'Europa, ma sostenga gli investimenti
La proposta di contratto di governo M5S parte da una garanzia: il rispetto degli impegni assunti in sede europea e internazionale. Ma l'esecutivo – si chiarisce - «sarà fermo nel pretendere il rispetto dell'eguaglianza tra gli Stati che fanno parte dell'Unione e nell'esigere, per tutti e in ogni caso, l'assolvimento degli obblighi di solidarietà. Si farà promotore di iniziative innovative, per esempio per quanto concerne il regolamento di Dublino. Terrà fede agli impegni assunti in sede atlantica, nel quadro di una piena condivisione dei fini e dei mezzi». Sulla riforma dell'Unione, la bozza di intesa ritiene indifferibile la razionalizzazione delle sedi dell'Europarlamento, la revisione del bilancio dell'Unione e soprattutto un contributo attivo dell'Ue sugli investimenti: «Non vi sono ragioni per cui le istituzioni dell'Unione non assecondino l'ammodernamento delle infrastrutture, materiali e immateriali, di cui l'Italia ha bisogno per partecipare appieno all'integrazione più stretta in Europa».

Famiglie, lavoro, povertà, squilibri
In materia di aiuti alle famiglie, lo schema di accordo insiste sull'espansione della rete dei servizi per la prima infanzia e del sostegno monetario al costo dei figli, sulle politiche di conciliazione, sulla promozione dei valori della convivenza civile a scuola. La ricetta per ridare fiato all'occupazione e contrastare la povertà passa per salario minimo garantito, politiche attive di sostegno al reddito (ma non si specifica quali) e riforma dei centri per l'impiego. Altrettanto prioritario è combattere gli squilibri territoriali, agendo su più fronti: sicurezza e legalità da un lato, infrastrutture dall'altro. Qui lo schema di contratto cita «il recupero dell'originaria vocazione delle istituzioni pubbliche – come la Cassa depositi e prestiti – chiamate a sostenere le opere di interesse collettivo» e una più efficace gestione dei fondi europei attraverso meccanismi di incentivi e disincentivi.

Imprese: un Ddl annuale per le Pmi
Un disegno di legge annuale per le Pmi, da presentare ogni anno alle Camere entro il 30 giugno: è la proposta principe per le imprese, che dovrebbe servire a ridurre gli oneri amministrativi, fiscali e parafiscali che gravano sulle attività economiche e che tutte e tre le forze politiche prese in esame segnalano come target da centrare. Le azioni concrete da promuovere? Digitalizzazione, abolizione delle imposte sui negozi sfitti e sui fabbricati destinati alla produzione di beni e servizi di commercianti, artigiani e piccole e medie imprese, varo di un piano per la formazione e l'istruzione universitaria necessario a far nascere nuove figure professionali adeguate alla quarta rivoluzione industriale. Sul fronte bancario, si propone un diverso trattamento fiscale tra banche d'affari e banche commerciali per favorire queste ultime. Sull'agricoltura, infine, si guarda al modello “multifunzionale”, con la tutela del paesaggio, una strenua difesa del made in Italy, interventi sulle filiere per tutelare il reddito degli agricoltori.

Infrastrutture e ambiente, largo a Ict e green
«Un Paese da ricostruire» è l'espressione che accompagna il capitolo infrastrutture. Investimenti pubblici mirati «non sono più differibili»: bisogna usare tempestivamente i 5,7 miliardi già disponibili per le comunicazioni elettroniche e mobilitare altre risorse, «una volta scorporate dalla spesa pubblica rilevante ai fini dei criteri stabiliti dall'Unione europea». Interventi condivisi dalle parti riguardano l'edilizia carceraria, scolastica e universitaria, le infrastrutture relative al gas, la transizione energetica, il potenziamento di accessibilità degli scali e delle banchine nei porti. Lo schema di contratto prevede inoltre la creazione di un'unica cabina responsabile per la strategia relativa al digitale che sostenga lo sviluppo della banda ultralarga, ampliando la gamma delle applicazioni verticali del 5G con aree di eccellenza nazionale, dal cibo al vino. Sull'ambiente la scommessa è su mobilità sostenibile, green economy, transizione energetica e decarbonizzazione, punti presenti nei programmi di tutti e tre i partiti, come l'impegno su rifiuti e contro consumo di suolo e dissesto idrogeologico.

Fisco e Pa da riformare
Alla voce “fisco” l'accordo proposto dal comitato di esperti viaggia lungo due direttrici: da un lato ripensare l'impostazione complessiva dell'amministrazione fiscale, digitalizzando i processi di liquidazione e di pagamento delle imposte; dall'altro lato riformare il processo tributario, rigettando norme e prassi che implicano un'inversione della prova a carico del contribuente e garantendo al giudice terzietà, professionalità e autonomia. L'esigenza di ricalibrare la pressione fiscale è accennata, ma non si fa alcun riferimento agli strumenti. La ragione è semplice da intuire: sono un rebus che divide i partiti. La flat tax indicata di nuovo ieri da Matteo Salvini come «il principio giusto per far ripartire economia, produzione e consumi» resta distante dalla riforma Irpef elaborata dai Cinque Stelle. Uniformi, invece, le vedute sulla Pa: rivedere la formazione del personale, investire sul capitale umano, semplificare, digitalizzare.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...