INNOVAZIONE SOCIALE

Dalle fragilità emergenti un welfare digitale più forte

Sanità territoriale, didattica a distanza, prossimità: le nuove piattaforme create da fondazioni e coop aggregano la domanda e riconnettono il tessuto sociale

di Alessia Maccaferri

default onloading pic
(ANSA)

Sanità territoriale, didattica a distanza, prossimità: le nuove piattaforme create da fondazioni e coop aggregano la domanda e riconnettono il tessuto sociale


4' di lettura

Il virus ci ha reso più fragili, pensavamo al tempo del lockdown. Nella Fase2 emerge come la pandemia non abbia fatto altro che rendere visibile ciò che era stato rimosso: lo smantellamento della sanità pubblica, soprattutto territoriale, la crescente diseguaglianza educativa, le inadeguate forme di tutela agli anziani. E allo stesso tempo il distanziamento ha dato spazio a nuove modalità per rispondere ai crescenti bisogni delle comunità.

Nelle prime settimane del lockdown, Cgm ha fatto un primo salto di dimensioni e di offerta. Forte di un radicamento territoriale con 57 consorzi, 700 coop e 40mila lavoratori per un valore della produzione di 1,6 miliardi, il gruppo ha adattato la piattaforma preesistente Cgm Welfare, rivolta alle aziende, declinandola su una più vasta offerta integrata di welfare calata sui bisogni delle realtà territoriali. «Avevamo già sperimentato un’offerta digitale rivolta al pubblico con il Comune di Tradate che fornisce ai cittadini un borsellino virtuale da spendere sulla piattaforma, acquistando servizi delle imprese e delle coop sociali- spiega Giuseppe Bruno, presidente di Cgm - Con l’emergenza abbiamo dato una risposta immediata alle comunità con un’offerta di welfare sia in ambito educativo e di sostegno allo studio sia di servizi alle famiglie.

Loading...

Da Biella a Forlì, le piattaforme territoriali

Le cooperative hanno risposto con flessibilità mettendo a disposizione circa mille servizi, tagliati in base alle esigenze dei territori, dove le nostre coop erano già conosciute». Per prima ha aperto Biella Welfare, seguita da Matera, Sondrio, Rho, Napoli, Salerno e Forlì . «I Comuni hanno letto in noi una duplice opportunità - spiega Bruno - Da un lato, rendere disponibile i servizi in modo aggregato, aggregando contemporaneamente anche la domanda. Dall’altro accompagnare le famiglie nell’utilizzo delle piattaforme».

A breve verranno lanciate le piattaforme di Milano, Torino, Bari, Trapani e Cremona. «Di fatto stiamo costruendo una nuova fase del welfare - spiega Bruno - L’Italia ha piani socio-sanitari con una geografia articolata. Avere una piattaforma integrata in cui i servizi vengono resi disponibili in convenzione con l’ente pubblico può significare due cose: da un lato avere una sana competizione che fa crescere innovazione, dall’altro è uno stimolo alla sburocratizzazione culturale della pubblica amministrazione con il terzo settore». Le imprese sociali possono poi rivolgersi alla crescente domanda pagante di servizi e al mondo delle imprese.

Enfasi al valore condiviso

«Ad oggi abbiamo sperimentato piattaforme gestite da diversi provider - racconta Fabio Streliotto che con Innova è stato precursore nel welfare digitale fin dal 2016 - ma tutte hanno dei limiti importanti per questo stiamo sviluppando una nostra piattaforma, un modello aperto dove fornitori, cittadini ed aziende sono chiamati ad essere co-produttori e non soggetti passivi, valorizzando così relazioni, creatività e l’ingegno di tutti». Inoltre si dà enfasi al valore condiviso: per esempio, ad Oristano - dove il progetto nasce grazie all’impegno dell’Ordine dei consulenti del Lavoro e Innova è partner tecnico - i provider di welfare aziendale si impegnano a destinare il 20% del fatturato a progetti sociali locali. In Veneto - dove sono i Comuni ad essere l’hub - i “buoni welfare”, invece che negli ipermercati e nell’online, vengono spesi nei piccoli negozi di prossimità duramente colpiti dall’emergenza Covid.

Non solo servizi ma spazi di interazione per le comunità

«Non si tratta solo di migliorare l’accesso ai servizi attraverso le piattaforme. Il valore di queste soluzioni sta nel riuscire a territorializzare il welfare - commenta Paolo Venturi, direttore di Aiccon - Questo significa costruire uno spazio in cui poter fare interagire i diversi soggetti come cittadini, imprese sociali, aziende, pubbliche amministrazioni, innovatori non solo con i servizi ma con la pluralità di risorse e di conversazioni: crowdfunding, attività donative, volontariato». Questa può essere l’occasione per rafforzare le identità dei territori, nuovi potenziali baricentri dopo la crisi della pandemia.

Le fondazioni di comunità sul territorio

In Lombardia è emerso come le fondazioni di comunità, nate 20 anni fa su spinta di Fondazione Cariplo, siano un punto di riferimento sui territori sia per la raccolta fondi sia per le azioni. Durante la quarantena hanno fatto da catalizzatore e supportato iniziative di sostegno alla scuola e ai servizi socio-educativi: la Fondazione di comunità di Monza e Brianza ha sostenuto la coop Lambro che ha continuato a seguire online le persone con disabilità, la Fondazione di comunità Verbano Cusio Ossola ha supportato Edusmart, piattaforma di sostegno a distanza rivolto a insegnanti e genitori alle prese con la didattica a distanza. Nella provincia di Novara i familiari con pazienti dei centri diurni sono stati raggiunti per email e whatasapp e sostenuti con un palinsesto settimanale di attività grazie al progetto «Non perdiamoci di vista» ideato dalle équipe psico-educative dei centri diurni delle Anfass.

Povertà educativa e sostegno al terzo settore

La stessa Fondazione Cariplo sta ripensando la propria programmazione per quest’anno e circa 60 milioni saranno ridestinati alla luce dei nuovi bisogni emersi con Covid19. «È chiaro che questa emergenza ha mostrato come il digitale sia cruciale - commenta Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo - Allo stesso tempo non si può ignorare il dark side, ovvero il digital divide. Per questo stiamo pensando a due interventi emergenziali. Da un alto, un supporto all’innovazione e alla crescita del terzo settore che si è fatto carico delle fragilità sociali; dall’altro la povertà digitale dei bambini, che si traduce in povertà scolastica ed educativa quindi in una diseguaglianza futura nelle opportunità di vita. In generale, è necessario investire su elementi di coesione e tenuta, in modo che i sistemi di welfare riducano le iniquità, anziché amplificarle».

Progetto pilota a Milano

Sulla questione del digital divide a Cariplo Factory si sta costruendo un progetto pilota - assieme a IntesaSanPaolo, Fastweb e Techsoup - rivolto a 500 famiglie milanesi per la fornitura di connettività, la distribuzione di device, la formazione. Guardando invece agli enti del terzo settore, con Politecnico di Milano e la Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, è stato rilanciato Get it!Twice. L’obiettivo è cercare nel mondo della ricerca e delle startup soluzioni per rispondere ai fabbisogni di innovazione dell’imprenditoria sociale e del terzo settore. Infine nella seconda parte dell’anno sarà lanciata una call per forme di brokeraggio innovativo su supporto digitale per sostenere domanda e offerta di servizi di welfare, come l’assistenza domiciliare o la fornitura di generi di prima necessità a persone non autosufficienti, costruendo reti di prossimità.

PER SAPERNE DI PIU:

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti