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Dalle imprese la richiesta di aprire lo scalo anche ai voli di linea

di Domenico Palmiotti

Oggi. Lo scalo viene utilizzato per trasporto dei componenti aeronautici

3' di lettura

Seppur interessante come prospettiva, anche perché per ora unico in Italia in una rete di circa 30 nel mondo, il progetto dello spazioporto a Grottaglie incontra le perplessità di chi vorrebbe che questo non precludesse l’apertura dello scalo ai voli di linea. Sebbene sia infrastrutturato, Grottaglie da molti anni non ha traffico passeggeri che ruota invece su Brindisi Casale e Bari Palese, distanti rispettivamente da Taranto 70 e 100 chilometri. Atterrano a Grottaglie i charter, i voli privati, i Dreamlifter, cioé il 747-400 Large Cargo Freighter (LCF) di Boeing che trasporta negli Usa le due sezioni di fusoliera del 787 costruite da Leonardo, ma non quelli di linea malgrado la Puglia negli ultimi anni abbia dato un massiccio impulso all'offerta delle compagnie low cost.

Grottaglie è stato scalo passeggeri nel 1999, quando, a causa del conflitto in Kosovo, gli aeroporti di Bari e Brindisi, per motivi di sicurezza, furono chiusi e i voli civili riprogrammati. Da allora non vi è stato più nulla di continuativo e stabile ma solo tentativi di alcune compagnie non andati a buon fine. Ma c'è un ampio fronte che mette insieme associazioni, istituzioni e politica che a non rinuncia a fare di Grottaglie uno scalo passeggeri ritenendo quest'attività compatibile con le altre: spazioporto, piattaforma cargo, test dei droni. «Da decenni il territorio chiede l’apertura ai voli civili dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie – afferma Leonardo Giangrande, presidente di Confcommercio Taranto –. Si potrebbe raccogliere un dossier di un migliaio di pagine se considerassimo i tantissimi interventi negli anni. L’aeroporto è riconosciuto scalo di continuità territoriale e sono disponibili risorse economiche». «È come se il territorio provinciale non appartenesse ai tarantini – osserva Giangrande – perchè tutto viene deciso altrove. Compresa la destinazione, ancora una volta industriale, di un aeroporto che potrebbe rendere più facile la vita della comunità e dare un grosso contributo allo sviluppo del turismo». E spinge anche la politica regionale, da sinistra a destra. “Taranto-Grottaglie sarà il primo spazioporto? Benissimo, ma nell'attesa che questo mercato si sviluppi e si consolidi, deve poter fare altro, altrimenti lo spazioporto sarà l'ennesima gabbia» dice Vincenzo Di Gregorio, consigliere regionale Puglia del Pd. Per Renato Perrini, consigliere regionale Puglia di FdI, «la distanza chilometrica fra gli aeroporti di Taranto-Grottaglie e Brindisi non può essere utilizzata per impedire i voli civili da Grottaglie. In Veneto, per esempio, Treviso dista da Venezia 30 chilometri e non solo è operativo per i voli di linea, ma utilizza le incentivazioni per le low cost. Senza contare che l'aeroporto di Grottaglie servirebbe anche la Basilicata e il Nord Calabria».

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AdP, col presidente Antonio Maria Vasile, alla luce dei diversi progetti in campo, sottolinea la «necessità di concentrare gli sforzi istituzionali, tecnici ed economici per sviluppare la capacità attrattiva di Grottaglie nel settore industriale aerospaziale». E rileva, inoltre, che sinora la società regionale «ha realizzato una serie di investimenti infrastrutturali che hanno permesso il potenziamento della capacità attrattiva dell’aeroporto di Grottaglie. Riteniamo sia importante far conoscere l'aeroporto di Grottaglie e le sue potenzialità anche all'estero» afferma Vasile, poichè questo può consentire l'arrivo di «stranieri interessati a svolgere attività sullo scalo». Nulla è precluso, dunque, ma, dice Vasile difendendo la scelta dello spazioporto, “riteniamo che un aeroporto come Grottaglie, inserito in una rete di spaziporti a livello internazionale, possa guardare al futuro. Immaginare quello che tra 20 anni sarà realtà, pensiamo sia meglio che avere qualcosa domani mattina di poco utile e di non strategico».

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