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Dalle infrastrutture ai servizi pubblici, imprese di Palermo in cerca di normalità

Grandi e piccoli gruppi del capoluogo siciliano a confronto nei locali di una concessionaria del Gruppo Riolo trasformata per due giorni in un hub culturale. Russello, presidente di Sicindustria Palermo: «Servono politiche di contesto»

di Nino Amadore

Impresa al centro. Due giorni di confronto tra le aziende di Palermo sul futuro possibile

3' di lettura

La rappresentazione plastica di un sistema che cambia e che vede al centro le imprese. Una quarantina di aziende in quello che è stato definito un hub culturale destinato proprio alle aziende agli imprenditori. Un esperimento e una cosa mai vista a Palermo almeno per iniziativa di una azienda privata: per due giorni i locali di una concessionaria, quella del Gruppo Riolo (una rete di concessionarie e servizi annessi con fatturato complessivo di oltre 136 milioni e che da lavoro a quasi 262 persone), trasformati in una grande agorà. Non una fiera ma un luogo di incontro con un obiettivo implicitamente politico: l'impresa al centro. E in una città come il capoluogo siciliano è già un messaggio preciso perché intanto punta a smentire il luogo comune di un territorio arreso di fronte al sopravanzare della burocrazia regionale, alle sacche di economia arretrata e parassitaria, allo strapotere della mafia.

Quaranta imprese (da Morettiino a Barbera a Tasca d’Almerita, per rimanere solo nell’ambito dell’agroalimentare) che rappresentano un campione di un tessuto più ampio e che chiede attenzione. Promotrice ne é stata Iolanda Riolo, amministratrice del gruppo di famiglia, una esperienza amministrativa alle spalle in una delle ultime giunte guidate da Leoluca Orlando, che possiamo dire ha voluto declinare così una azione che fa capo all’ampio capitolo della responsabilità sociale di impresa: «L’impresa è fatta di persone in carne e ossa e per questo merita grande rispetto – spiega l’imprenditrice – perché è costituita da esseri umani. Sono le persone che ne determinano il successo, dispiegando al meglio le proprie forze, la propria individualità. I giovani sono la nostra linfa vitale. In questi giorni ci siamo prefissati di immaginare l’impresa come una res pubblica alla quale ciascuno degli attori, per ciascun ruolo, deve stare al servizio, e in cui c’è necessità dell’apporto di tutti: dei vecchi saggi come dei giovani attenti alle nuove tendenze e positivamente ambiziosi».

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Ed è interessante quello che si coglie in controluce in questa rappresentazione plastica di un sistema di imprese che fa i conti con parecchi nodi da sciogliere. Per evitare che alcune delle imprese presenti e più note siano solo la punta di un iceberg di un tessuto che ancora in molti casi fa fatica perché, come ha spiegato Giuseppe Russello, amministratore della Omer e presidente di Sicindustria Palermo, «servono politiche di contesto, per rendere attrattiva la nostra città sia per le imprese che per il management. Ed è un lavoro che va fa fatto». Ed ecco un punto fermo in una dinamica di cambiamento che per forza di cose sta coinvolgendo la città che certo fa i conti con i ritardi, le ristrettezze, la mancanza di scelte degli ultimi anni. Ma la manifestazione plastica delle imprese, in questa come in altre occasioni, mostra un volto nuovo di Palermo e rende palpabili bisogni concreti che si possono tradurre con «l’esigenza di avere pari opportunità con i competitor di altre aree geografiche solitamente ritenute più evolute». Ci sono aziende che hanno già fatto il loro debutto in Borsa con la quotazione come la Omer di cui si è detto e altre aziende che sono già in condizione di farlo e che hanno solo rallentato il processo in un percorso di crescita come il gruppo Aeroviaggi: ne ha parlato il presidente Marcello Mangia.

Eccellenze, certo, ma non le uniche in una città che eternamente condannata a convivere con il dolore per la propria storia di lutti e l’ombra di una Cosa nostra pronta a riemergere per condizionare lo sviluppo e saccheggiare tutto ciò che è saccheggiabile.

Restano in generale nel tessuto imprenditoriale i nodi di fondo che in qualche modo gli imprenditori provano ad affrontare: l'importanza di fare rete e il welfare aziendale ma anche digitalizzazione e innovazione, il ruolo delle figure manageriali per la crescita delle imprese siciliane, fino all'importanza di una pianificazione per il passaggio generazionale, il marketing digitale e della comunicazione, la sostenibilità. Con uno sguardo al futuro: «Ai giovani dobbiamo tanto – dice ancora Iolanda Riolo – perché probabilmente nel tempo abbiamo sottratto loro qualcosa, ad esempio dei riferimenti di “normalità”, nascondendo loro tanta bellezza nascosta in realtà sane e operative, quali le 40 aziende presenti ad Impresa al Centro. Ci siamo prefissati di immaginare l'impresa come una res pubblica alla quale ciascuno degli attori deve stare al servizio, e in cui c'è necessità dell'apporto di tutti: dei vecchi saggi come dei giovani attenti alle nuove tendenze e positivamente ambiziosi».

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