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Dalle Marlboro all’erba, così Big Tobacco diversifica nella cannabis

di Andrea Franceschi

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(ANSA)


3' di lettura

Il colosso mondiale del tabacco Altria (che produce le sigarette a marchio Marlboro) è in trattativa per acquistare l’azienda canadese Cronos Group che produce cannabis ad uso terapeutico. Si tratta della prima grossa acquisizione (Cronos capitalizza circa 2400 miliardi di dollari canadesi) da parte di un colosso dell’industria del tabacco nel mercato della cannabis.

Il business della marijuana legale è cresciuto a dismisura negli ultimi anni. Prima con la legalizzazione ad uso terapeutico e ricreativo in diversi stati Usa (dove a livello federale resta illegale). E poi, in maniera più dirompente, quest’anno con la decisione del Canada di legalizzare consumo e vendita a scopo ricreativo. Una decisione che è andata di pari passo con un’accelerazione dello sviluppo di un settore che in Borsa si è tradotto in una corsa forsennata dei titoli delle società quotate del settore, spuntate come funghi in questi anni.

LA BOLLA DELLA CANNABIS

Performance a 3 anni dell'indice delle 50 maggiori società del settore<br/>(Fonte: Indice elaborato da Il Sole 24 Ore su dati S&amp;P Market Intelligence)

LA BOLLA DELLA CANNABIS

Stando a un indice delle 50 aziende del settore creato da Il Sole 24 Ore su dati S&P Market Intelligence negli ultimi tre anni il rialzo è stato del 377 per cento. Anche se da settembre il cambio di rotta sui mercati ha fatto perdere al settore circa il 30% del suo valore nel giro di pochi mesi la capitalizzazione complessiva delle 50 aziende del settore si aggira oggi sui 45 miliardi di dollari. Numeri sbalorditivi se si pensa che il fatturato complessivo è di appena 2,4 miliardi. Se in media le società quotate a Wall Street capitalizzano due volte il giro d’affari qui stiamo su un multiplo di ben 18 volte.

I sintomi della bolla speculativa, in altre parole, ci sono tutti eppure le prospettive di crescita sono notevoli e l’appetito di colossi dell’industria mainstream è in crescita. La notizia dell’interesse di Altria per Cronos è stata preceduta dall’acquisizione da 4 miliardi di dollari di Canopy Group, un’altra grossa azienda canadese del settore, da parte di Constellation Brands, colosso degli alcolici noto ai più per la birra Corona. Anche un’altra azienda del settore alcolici, Johnny Walker, ha manifestato interesse a investire nella cannabis mentre Coca-Cola sta studiando il lancio di una bevanda a base di Cbd (il principio attivo non psicoattivo della cannabis) in collaborazione con l’azienda canadese Aurora.

Per quanto riguarda Altria la necessità di diversificare è dettata dalle crescenti difficoltà che sta attraversando il comparto del tabacco. Il settore in Borsa ha perso il 26,8% negli ultimi 12 mesi. Un calo innescato da vari fattori. Il più importante è sicuramente il piano per la riduzione del consumo di tabacco annunciato dalla Food and Drug Administration americana lo scorso 28 di luglio incentrato su una proposta di legge per l'introduzione di un tetto al livello di nicotina massimo nelle sigarette al fine di minimizzare se non azzerare la dipendenza indotta dal fumo.

L'incognita regolatoria in uno dei mercati chiave per l'industria del tabacco come quello americano è andata a sommarsi ad altre che riguardano il futuro dell'industria alla luce del drastico calo dei fumatori registratosi in questi anni in tutto il mondo.In Italia la percentuale di fumatori sul totale della popolazione è passata in 10 anni dal 23,4 al 19,3%; in Germania dal 23,7 al 21,8%; in Francia dal 29,1 al 27,8%; nel Regno Unito dal 20,2 al 17%; negli Stati Uniti dal 19,7 al 14,6%; in Giappone dal 26,3 al 19,3 per cento. Con la rilevante eccezione del Paese più popoloso al mondo: la Cina, dove l'incidenza dei fumatori è rimasta stabile al 27% il calo del tabagismo ha interessato anche i Paesi emergenti.

Un fenomeno epocale, quello del calo dei fumatori, che si è fatto sentire sui volumi di vendita di «Big Tobacco». Nel bilancio 2012 Philip Morris International dichiarava oltre 927 miliardi di unità vendute all'anno. A fine 2017 i volumi sono scesi a quota 798 miliardi. In cinque anni il calo è stato di quasi il 14% ed è un fenomeno che ha riguardato senza esclusioni tutte le grandi multinazionali del tabacco.

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