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Dalle mascherine ai guanti: tutte le giravolte dell'Oms durante la pandemia

In molti oggi si chiedono se l'istituto specializzato dell'Onu per la salute sia veramente attendibile, e quante colpe possono essergli attribuite rispetto al contenimento del coronavirus

di Biagio Simonetta

Chi finanzia l'Oms

In molti oggi si chiedono se l'istituto specializzato dell'Onu per la salute sia veramente attendibile, e quante colpe possono essergli attribuite rispetto al contenimento del coronavirus


4' di lettura

Da quando la storia di questa pandemia è cominciata, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è diventata fulcro di una battaglia comune, trasversale agli Stati e alla politica: quella contro il Sars-CoV2. Allo stesso tempo, però, alcune decisioni dell'ente con sede a Ginevra hanno fatto storcere il naso, soprattutto a causa di giravolte più o meno clamorose su decisioni importanti. Tanto che oggi in molti si chiedono se l'istituto specializzato dell'Onu per la salute sia veramente attendibile, e quante colpe possono essergli attribuite. Il presidente americano, Donald Trump, ha per esempio minacciato di interrompere i finanziamenti, per una condotta troppo filo-cinese nel corso di questa emergenza sanitaria. Prima di capire cosa non ha funzionato benissimo, però, è meglio capire cos'è l'Oms.

Ma chi è l'Oms

È conosciuta nel mondo come Who (World Health Organization) ed è un'agenzia dell'Onu con una storia lunghissima (fu istituita il 22 luglio 1946). Oggi è guidata dall'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. È finanziata dai Paesi aderenti (sono 194 in tutto il mondo), anche se quelli più esposti sono Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna e Francia. Il budget biennale a disposizione dell'ente è stato calcolato in 5,6 miliardi di dollari nel biennio 2018/2019. L'Oms ha come obiettivo costituente «il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del più alto livello possibile di salute». In sostanza, la responsabilità della salute dei cittadini è in mano ai governi, ma l'Oms ha tutta una serie di obiettivi specifici. Tra questi, quello di fare da guida sulle questioni sanitarie globali (come la pandemia in corso, dunque) e di stabilire norme e standard e formulare scelte di politica sanitaria basate sull'evidenza scientifica.

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Contributi in % del budget dell'OMS
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Perché è finita nell'occhio del ciclone

Durante questa pandemia, dicevamo, l'agenzia dell'Onu è finita più volte nell'occhio del ciclone. A partire dal focolaio di Wuhan, quando - secondo le accuse in arrivo dalla Casa Bianca - avrebbe mantenuto una condotta troppo garantista nei confronti della Cina. Nei primi giorni del contagio, l'Oms avrebbe perso troppo tempo prima di lanciare un allarme vero. Solo il 31 gennaio l'ente ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale di sanità pubblica. La pandemia, invece, è stata annunciata ufficialmente l'11 marzo 2020, mentre in Cina il virus cominciava a regredire e l'Europa, in ginocchio, provava i primi lockdown.

Ma sono le troppe giravolte su temi come mascherine, vaccino, guanti e asintomatici a far discutere maggiormente. Pur consapevoli che il coronavirus è una vera novità per tutti (Oms compresa), in molti non perdonano all'agenzia questi rocamboleschi cambi di rotta. Compreso quello relativo alla Svezia, Paese che decise di non applicare alcun lockdown e venne preso a modello da Mike Ryan (direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell'Oms), prima di trovarsi davanti all'indice di mortalità spaventosamente alto.

Le mascherine

Il capitolo mascherine ruota attorno a due date: 6 aprile e 6 giugno. Due mesi esatti di distanza in cui, con due diversi studi, l'ente cambia idea sull'utilizzo di questi dispositivi. Ad aprile, infatti, avevano fatto discutere le scelte dell'agenzia di ritenere le mascherine importanti solo per malati e personale sanitario, e capaci di diffondere un «falso senso di sicurezza» fra le persone sane. Due mesi più tardi, ha cambiato idea: le mascherine «da sole non bastano, ma servono a proteggere se stessi e gli altri». E dunque è meglio indossarle nelle aree pubbliche. Una storia che ha fatto molto discutere, perché proprio sulla efficacia della mascherine si erano espressi in modo netto molti esperti, sposando la scelta della Cina di rendere obbligatorie per tutta la popolazione. L'Oms ha tardato il processo.

I guanti

Storia simile riguarda i guanti, anche se viaggia al contrario. In questo caso l'OMS non aveva mai preso una posizione netta, lasciando un po' alle autorità locali il compito di decidere. L'8 giugno, a 6 mesi dallo scoppio del contagio, ha invece fatto chiarezza: l'utilizzo dei guanti può «aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso. Pertanto, in luoghi pubblici come i supermercati, oltre al distanziamento fisico, si raccomanda l'installazione di distributori di gel igienizzante per le mani all'ingresso e all'uscita. Migliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani, i Paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del nuovo coronavirus».

Gli asintomatici

Quella degli asintomatici è una vicenda ancora aperta. A far discutere sono state le parole di Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell'Oms, che nei giorni scorsi ha invitato a concentrarsi sui pazienti con sintomi, sottolineando che è «raro che un soggetto asintomatico infetti un altro individuo, dai dati pubblicati». Una dichiarazione che ha fatto balzare dalla sedia molti esperti, tanto che la stessa Van Kerkhove è stata costretta a fare marcia indietro, dicendo: «sono stata fraintesa, gli asintomatici li stiamo ancora studiando».

Altre idee poco chiare, nel corso di questi mesi, sono state espresse circa la durata del virus sulle superfici, e anche sulla tempestività di un vaccino. Anche in questo caso, la confusione ha giocato brutti scherzi. In tutto questo, però, è bene spiegare che un cambio di veduta - che agli occhi dell'opinione pubblica può risultare quasi uno scandalo – è un processo assai frequente nei dibattiti di una comunità scientifica. Soprattutto quando ci si trova davanti a situazioni del tutto nuove. Come questa del Covid, per esempio.

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