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Dalle montagne biellesi alla partita cruciale dell’emergenza gas: la strada in salita del neoministro dell’Ambiente Pichetto Fratin

Martedì a Bruxelles il Consiglio europeo straordinario sull’emergenza gas nel giorno in cui il governo Meloni dovrà incassare la fiducia della Camera

di Celestina Dominelli

L'applauso del Consiglio europeo per Mario Draghi

4' di lettura

L’esordio, con incidente di percorso annesso - ma non per sua diretta responsabilità -, poi corretto da una nota di Fratelli d’Italia, non è stato dei migliori. Dal momento che la prima dichiarazione del neo ministro Gilberto Pichetto Fratin non è stata sull’emergenza gas, che dovrà invece gestire, ma sulla Pubblica amministrazione. Dove, prima della correzione in corsa, era stato inizialmente destinato. E dove, va detto, l’avvio non sarebbe stato troppo complesso. Alla fine, come da rumors della vigilia, gli è toccato il ben più complicato dicastero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Che già nel cambio del nome - non più ministero della Transizione ecologica - attesta le priorità su cui dovrà concentrarsi l’esponente di Forza Italia, già viceministro dello Sviluppo Economico nell’esecutivo Draghi.

Berlusconiano di lungo corso

I tanti ritratti apparsi nelle ultime ore fissano alcune caratteristiche del suo ricco identikit: classe 1954, berlusconiano di lungo corso, Pichetto Fratin è economista di formazione e poi commercialista e insegnante che però ha fatto carriera soprattutto nella politica. Di cui conosce a menadito i meccanismi e nel quale ha maturato esperienze composite tra il territorio, dove si registrano i suoi inizi - nel 1995 con l’elezione al Consiglio regionale del Piemonte nelle file forziste -, e i palazzi romani. Dove approderà, in prima battuta, per un seggio al Senato che lascia nel 2014 per tentare la grande corsa delle regionali, sconfitto da Sergio Chiamparino (centrosinistra). Che avrà la meglio anche per il mancato accordo nel centrodestra e la decisione di Fratelli d’Italia, fatale a Pichetto Fratin, di appoggiare la candidatura di Guido Crosetto. In Regione il neo ministro rimane fino al 2018 come capogruppo azzurro per poi tornare a Roma, con un seggio di senatore in tasca e la nomina, nell’ultimo governo Draghi, al Mise come secondo di Giancarlo Giorgetti.

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Martedì il Consiglio europeo straordinario a Bruxelles

Un’esperienza che senz’altro gli tornerà utile per affrontare i nuovi e complicati compiti. E un primo, fondamentale, snodo è già dietro l’angolo dal momento che martedì prossimo è convocato il Consiglio europeo straordinario sull’emergenza gas. Quel giorno a Roma il governo Meloni sarà chiamato a ricevere la fiducia della Camera e la partecipazione del neo ministro Pichetto Fratin è ancora in forse data la coincidenza dei due appuntamenti. Di certo, però, l’importanza del vertice impone la presenza di un rappresentante del governo italiano dopo l’avvicendamento tra Pichetto e il suo predecessore Roberto Cingolani. Che ha accettato di svolgere un ruolo di consulenza fino a fine inverno - a titolo gratuito - al fianco della presidente del Consiglio per gestire l’emergenza energetica. E che dovrebbe quindi introdurlo ai suoi omologhi con cui, in questi mesi, il fisico genovese si è confrontato per provare a trovare una quadra attorno al tema del tetto al prezzo del gas.

Dalle montagne biellesi alla partita sul gas

Ad attenderlo, dunque, tra le prime sfide, non un compito dei più facili. Perché a Pichetto Fratin, che è avvezzo a scalare le montagne nella sua Biella, toccherà questa volta superare cime ben più ostiche rappresentate dalle resistenze che alcuni Paesi nordici continuano ad opporre davanti all’ipotesi di un price cap che potrebbe, a loro dire, minacciare gli approvvigionamenti e la sicurezza energetica europea. Quella stessa sicurezza energetica che è ora nero su bianco nella mission del suo ministero e su cui l’esponente di Forza Italia dovrà essere in grado di garantire un equilibrio non facile tra le esigenze nazionali e i bisogni di un’Europa che fatica spesso a far fronte comune.

La vittoria politica di Draghi all’ultimo Consiglio europeo

Le conclusioni del Consiglio Europeo, l’ultimo di Mario Draghi, sono in questo senso esemplari. Non ci sono infatti accordi già blindati, ma il valore politico della trattativa condotta dall’ormai ex premier è indubbio. Perché in quelle conclusioni il Consiglio Europeo invita la Commissione «ad adottare con urgenza decisioni concrete» su tre tasselli (indice di riferimento diverso dal Ttf di Amsterdam, strumento di debito comune per affrontare il caro energia e disaccoppiamento tra prezzo del gas e quello dell’elettricità o decoupling), su cui l’Italia si è molto spesa avendo in Cingolani e nei suoi uomini l’avamposto di questa battaglia.

La partita negoziale in Europa

Ora Pichetto Fratin dovrà puntellare questo risultato sfruttando anche l’incrinatura dell’asse tra Parigi e Berlino nell’energia. Che è sotto gli occhi di tutti e che potrebbe però tornare utile al nascente governo Meloni, deciso a non disperdere l’eredità del precedente esecutivo a livello europeo e a portare avanti, come emerge chiaramente nel programma elettorale depositato dal centrodestra, la battaglia di Draghi su price cap e decoupling. Se alla fine si arriverà a misure concrete, è presto per dirlo ma è chiaro che l’operato del neoministro sarà fondamentale per spianare ulteriormente la strada e riempire di contenuti un’intesa politica impensabile fino a qualche settimana fa e alla quale anche la Germania ha dovuto alla fine piegarsi.

L’emergenza gas e l’assetto costruito dal precedente governo

Accanto a questo, il neoministro dovrà continuare a lavorare per blindare il prossimo inverno e far sì che il sistema approntato dal precedente governo, tra stoccaggi pieni ormai al 94%, nuove forniture dall’estero e taglio (anche volontario) dei consumi, non determini particolari squilibri e, soprattutto, non renda necessari quei razionamenti che altri Paesi stanno invece già studiando e mettendo a punto. Per stringere le maglie attorno al sistema, il governo Meloni è intenzionato anche ad agire su altre leve, a cominciare dal rilancio della produzione nazionale di gas, su cui il precedente esecutivo ha tentato, senza esito, un’accelerazione. Bloccata però dalle resistenze interne alla stessa compagine di maggioranza.

Il nodo della produzione nazionale di gas

Ora la maggioranza è cambiata e il centrodestra insiste da tempo sulla necessità di superare le limitazioni imposte negli ultimi anni alle estrazioni di gas nazionale. Che, nelle intenzioni del precedente esecutivo, avrebbero dovuto assicurare un po’ di ossigeno anche agli energivori, fiaccati dai rincari delle bollette. Cingolani aveva già messo a punto un decreto (gas release) per far ripartire le operazioni e alzare l’asticella del gas prodotto dalla penisola, ma quel provvedimento è rimasto finora nei cassetti. Il nuovo ministro lo troverà quindi sul suo tavolo, nel palazzone al centro dell’Eur, sede del dicastero, nella cartella delle prime incombenze da sciogliere.

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