il digital garage di aviva

Dalle nuove polizze alla protezione dai furti, viaggio nell’innovazione insurtech

di Gianni Rusconi

4' di lettura

LONDRA - È stato anche un night club, una galleria d’arte e una vera e propria autorimessa e officina meccanica. Dal 2014, questa palazzina all’apparenza anonima in Hoxton Square, nel quartiere tecnologico di Shoreditch, periferia Nord-Est di Londra, è stata trasformata nel Digital Garage, la fucina dell'innovazione di Aviva, la location in cui la compagnia assicurativa inglese lavora al proprio futuro da nuovo player dell'insurtech.

Quando è nato vi lavoravano una quarantina di persone ed era pensato per operare da incubatore/acceleratore. Oggi dentro il Garage sono all’opera circa 300 persone, fra data scientist, sviluppatori, business analyst, product designer ed esperti di digitale a vari livelli. Nessuno di loro porta la cravatta, tutti sono chiamati a sperimentare, identificare, esplorare e testare idee e concept per rendere le soluzioni assicurative più vicine alle esigenze dei consumatori finali. E appetibili per il mercato, verificando che abbiano le potenzialità per essere “disruptive” rispetto a un modello di innovazione strettamente focalizzato al cliente, all'esperienza del cliente.

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Non c'è traccia alcuna del marchio Aviva, nessun logo ufficiale. Solo poster vintage e immagini evocative della lunga storia della compagnia britannica, nata 300 anni fa e nota per aver assicurato personalità del calibro di Isaac Newton, Winston Churchill, John F. Kennedy e oggetti icone come la Aston Martin che Sean Connery guidava in uno dei film cult di 007, Goldfinger. La particolarissima configurazione degli spazi, organizzati su diversi piani fra stretti corridoi, ripide scale e mattoni a vista, riflette lo spirito dell'iniziativa. Non ci sono uffici tradizionali, ma solo open space per il lavoro collettivo e i meeting (anche l'area ricreativa con cucina è utilizzata per questo scopo) e ambienti più riservati e ispirazionali. Fra tavolini bassi e divani c'è anche un locale dedicato, chiamato “Agorà”, per le sessioni di brainstorming.

Nel building principale (nella stessa piazza sono attivi due distaccamenti ed altri sono in fase di allestimento e apriranno in futuro a poche decine di metri di distanza) le postazioni sono circa una settantina; all’ingresso c’è un grande salone con una decina di tavoli diventa location aperta per hackaton, bootcamp ed eventi di vario genere.

Elie Shuggi, global head of start up delivery per Aviva, ci ha riassunto la filosofia del Garage (oltre a Londra ne sono attivi altri due, a Singapore e Toronto) in tre fasi: “scan&scout”, “incubate” e “launch”. Ribadendo più volte un concetto ben preciso. Non è solo un laboratorio di innovazione, ma anche un business commerciale, un luogo dove le polizze assicurative si pensano, si modellano e si vendono (un miliardo di sterline il fatturato generato nel 2017).

Una startup dall’Italia

Il compito di Shuggi, fra i tanti, è quello di selezionare i progetti delle startup che entrano in contatto con la compagnia. Fra queste i nomi più noti sono quelli di Owlstone Medical, che ha sviluppato un etilometro per identificare tumori e malattie in una fase precoce, Neos, che utilizza le tecnologie della smart home per proteggere le case da furti ed eventi accidentali, Leakbot e Cocoon.

Quest'ultima, inglese di Leeds, è attualmente ospitata nei locali del Garage. Per tutte, la regola di ingaggio è quella di capire, innanzitutto, come “navigare” all’interno della grande organizzazione Aviva e quindi di co-sviluppare nuove idee al fianco dei diversi team di lavoro. Il punto di arrivo, per queste imprese innovative, è Aviva Ventures, il braccio di investimento della compagnia, che ha stanziato un budget di 100 milioni di sterline entro il 2020 per finanziare le startup.

Nel Garage di Londra abbiamo “accompagnato” una startup italiana, la catanese Morpheos, recente vincitrice del primo Aviva Customer Innovation Award lanciato in Italia in collaborazione con PoliHub, l’acceleratore/incubatore del Politecnico di Milano. Il premio per aver vinto il concorso era quello, per l’appunto, di presentare “live” il progetto ai responsabili del Digital Garage.
E così Momo, il nome dell’home robot pilotato da intelligenza artificiale e integrato in lampada di design che sfruttare la tecnologia IoT per controllare (sia a fini di sicurezza che di domotica) tutta la casa imparando dalle abitudini degli inquilini, ha avuto la sua occasione per entrare e mettersi all’opera nel Garage.

Utente più coinvolto

Cosa cercano Shuggi e gli altri innovation leader di Aviva in una startup? Il coinvolgimento del cliente: soluzioni attraverso le quali i clienti possono parlare e interagire in modo continuativo con la compagnia. L’obiettivo è costruire relazioni molto più ricche con gli utenti, e i dispositivi connessi e intelligenti possono offrire questa opportunità, che va molto oltre il contatto periodico per il rinnovo di una polizza. Il cruscotto digitale MyAviva, fruibile via app mobile, è un esempio concreto di questo approccio. Pochi click dal proprio smartphone e si possono tenere sotto controllo tutte le proprie polizze e i servizi compresi nel premio, per esempio l’assistenza in tempo reale assicurata da tecnici specializzati sulla specifica soluzione.

Al Garage si mettono a punto anche app che, abbinate a un navigatore Gps, consentono ad Aviva di registrare le abitudini dei guidatori, elaborare queste informazioni con avanzati tool di analytics e quindi identificare cluster di clienti a cui offrire tariffe su misura. Altre applicazioni in cantiere, pensate per i dispositivi indossabili, saranno in grado di modulare i prezzi delle polizze vita in base alle abitudini personali del consumatore.

Momo e Morpheos diventeranno una parte attiva del Garage e di qualche servizio/soluzione Aviva? Non lo sappiamo ancora. Di sicuro, ce lo hanno confermato i diretti interessati, hanno toccato con mano cosa significa “fare” insurtech.

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