Vino

Dalle nuove regole sulla resa dell’uva il rilancio dell’Oltrepò

di Giorgio dell’Orefice

L'area. L'Oltrepò conta 13mila ettari di vigneti e oltre 1.300 cantine

3' di lettura

Sembra proprio la volta buona. Sembra infatti aver imboccato un nuovo corso l’Oltrepò pavese, la più estesa area vitivinicola della Lombardia (13mila ettari di vigneto, oltre 1.300 cantine per una produzione di circa 75 milioni di bottiglie), che vale circa il 65% dell’intera produzione vinicola lombarda e che per anni è stata ingessata da un’elevata conflittualità. Conflittualità con anche diverse situazioni di crisi attraversate da più di una cantina e che certo non hanno aiutato una gestione unitaria e condivisa della denominazione. Ma adesso la musica sembra davvero cambiata.

L’Oltrepò Pavese conta 7 diverse Doc e ha le sue principali varietà nel Pinot nero, nel Pinot grigio, nel Riesling, nella Barbera e nella Croatina dalle quali si producono Pinot nero, la Bonarda, il Buttafuoco e il Sangue di Giuda che sono invece le principali etichette.

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Un’area che per l’importante produzione di Pinot nero (con 3mila ettari la più estesa in Italia con questo vitigno e tra le tre principali al mondo) è stata per anni utilizzata come serbatoio di uve per i grandi poli spumantistici del Nord Italia. Ma che già da qualche anno ha avviato un’intensa attività di valorizzazione dei propri vini e del legame con il territorio.

Ma ogni iniziativa di valorizzazione non può che avere una base di partenza: la qualità. E proprio in questa direzione va il provvedimento varato a fine settembre dalla Giunta della Regione Lombardia con cui si prevede di regolamentare la raccolta delle uve Pinot nero e Pinot grigio per la produzione della Igt Provincia di Pavia. Per entrambe le varietà la resa massima di uva per ettaro è stata fissata a 17 tonnellate. «Un provvedimento atteso da mesi – ha commentato l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi -. Serve un salto di qualità per rilanciare uno dei territori vitivinicoli più belli d’Italia, con un potenziale enorme sotto il profilo enoturistico». Misura accolta molto positivamente anche dal sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. «Un provvedimento - ha detto - in linea con quanto concordato con le associazioni di categoria e con il mondo vitivinicolo dell’Oltrepò durante gli incontri che avevo promosso prima dell’estate. Il taglio delle rese rappresenta il primo passo per il rilancio dell’Oltrepò».

Definite le giuste premesse il passo successivo è quello di lavorare duro sulla valorizzazione. E su questo fronte la prima leva è stata individuata nell’enoturismo. «La fase di uscita dalla pandemia – ha spiegato la presidente del Consorzio dell’Oltrepo pavese, Gilda Fugazza – ci ha in qualche modo aiutato nel promuovere il legame tra prodotti e territorio. Siamo riusciti a far comprendere le potenzialità enoturistiche di un’area vitivinicola che si trova a un’ora di auto dal centro di Milano. Le tante iniziative ma anche la tappa del Giro d’Italia hanno contribuito ad accendere un riflettore sull’Oltrepò. Adesso dobbiamo passare alla fase due facendo conoscere meglio i nostri vini».

E tra le iniziative di valorizzazione messe in campo nell’Oltrepo pavese c’è anche quella che riguarda il club del Buttafuoco storico. «La nostra è una piccola denominazione nella denominazione – spiega il direttore del Consorzio del Buttafuoco storico, Armando Colombi -. Ci siamo dati un disciplinare di produzione con regole più restrittive che prevedono solo la tipologia di vino fermo invecchiato minimo per tre anni. La produzione riguarda i 7 comuni dell’area storica e attualmente conta 16 aziende per una produzione di 100mila bottiglie. Ma il nostro obiettivo è arrivare nel giro di pochi anni a 1,5 milioni».

In termini di bottiglie l’intero Oltrepò ne produce oltre 75 milioni. Di questi la fetta principale è coperta dalla Bonarda (20 milioni), 3 milioni sono di Sangue di Giuda. Di sicuro rilievo sono Pinot grigio e Pinot nero, quest’ultimo però difficile da tradurre in un numero di bottiglie proprio perché in parte è vinificato in rosso in parte in spumante. Bollicine che poi diventano metodo classico anche rosé (col nome Cruasé) e in parte vino frizzante in commercio con la Igp della Provincia di Pavia. Senza dimenticare il Riesling.

«Abbiamo un ampio bouquet di vini – aggiunge la presidente del Consorzio Fugazza – caratteristica finora vissuta con difficoltà. Adesso invece vogliamo farla diventare un punto di forza. Per farlo dobbiamo promuovere gli abbinamenti con il cibo nelle nuove modalità di consumo che si stanno affermando. Certo è un lavoro importante e impegnativo ma proprio questo è l'aspetto sul quale finalmente nell'Oltrepo pavese c'è una visione comune».

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